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Artsakh - Gli azeri avanzano e gli armeni protestano e chiedono sicurezza


Letizia Leonardi (Assadakah Artsakh News) - Manifestazioni di piazza a Stepanakert. Il popolo vuole essere ascoltato e ha chiesto di parlare con il Presidente Arayik Harutyunyan per sapere dove porterà questa politica che dal 2020 non ha cambiato le cose, anzi le ha aggravate. La gente non si sente sicure. In Piazza della Rinascita, I cittadini chiedono anche alle forze di pace russe di adempiere ai loro obblighi e di aderire agli accordi raggiunti con la dichiarazione del 9 novembre.

In prima battuta Harutyunyan voleva prendere tempo e si era reso disponibile solo dopo il 3 settembre ma poi, a seguito delle proteste, ha deciso di incontrare la popolazione domani. In Artsakh gli armeni chiedono di essere messi in condizione di far crescere i propri figli nella loro terra ma con questa politica non si sentono protetti dal pericolo azero che continua a occupare territori costringendo gli abitanti a lasciare le proprie abitazioni. Un piccolo segnale da parte dell’Occidente è arrivato nei giorni scorsi, quando gli ambasciatori di Francia e Stati Uniti a Baku, Paesi co-presidenti del Gruppo di Minsk dell’Osce, si sono rifiutati di andare a visitare Shushi, città armena passata sotto il controllo dell’Azerbaijan a seguito della recente guerra del 2020. Un insulto alla integrità territoriale dell’Azerbaijan, secondo il portavoce del dittatore azero Aliyev. E ci sono Ambasciatori azeri che festeggiano la recente occupazione di Berdzor, sul corridoio di Lachin, area che collega il Nagorno Karabakh alla Repubblica d’Armenia, e auspicano una pulizia etnica in tutto il territorio dell’Artsakh fino all’Armenia. Un atteggiamento inaccettabile. Occorre una presa di posizione netta e chiara da parte dei Paesi occidentali e soprattutto europei visto che l’Azerbaijan è considerato partner affidabile con il quale stringere accordi. Gli armeni si domandano fino a quando la dignità europea, senza parlare di quella dell’Italia, da sempre grande amica degli armeni, sarà disposta a guardare senza intervenire. Non è possibile che per un po’ di gas, pagato a caro prezzo, si possano ignorare le continue violazioni azere. Una situazione che si sta facendo sempre più incandescente se si pensa che l’Azerbaijan è arrivata a minacciare anche l’America.

Il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha nominato Philip Reeker nuovo co-presidente del Gruppo di Minsk dell'Osce e consulente senior per i negoziati del Caucaso meridionale. Immediata è stata la reazione del ministro degli Esteri azero, Bayramov, che ha avvertito gli Usa: se tenteranno di ridare rilevanza al Gruppo di Minsk sarebbero esclusi dalla risoluzione sulle relazioni tra Azerbaijan e Armenia. Altrettanto tempestiva è stata la replica americana a queste arroganti dichiarazioni.

Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha risposto con un commento di Vedant Patel, vice portavoce principale presso il Bureau of Global Public Affairs che, in una conferenza stampa, ha dichiarato che il segretario di Stato americano Antony Blinken ha nominato Philip Reeker per servire come consulente senior per i negoziati del Caucaso per sottolineare l’impegno dell’America a favore della pace nel Caucaso meridionale. L’intenzione è quella di facilitare il dialogo diretto tra Azerbaijan e Armenia a livello bilaterale, multilaterale e in cooperazione con partner che la pensano allo stesso modo per raggiungere un accordo di pace globale tra i due Paesi. La strada tuttavia appare abbastanza in salita. Intanto in Artsakh c'è stata una corsa contro il tempo per mettere in salvo i monumenti armeni. Il Ministero dell'Istruzione, della Scienza, della Cultura e dello Sport di Artsakh ha trasferito, nei giorni scorsi, monumenti armeni che erano nelle zone di Berdzor, Nerkin Sus e Aghavno, territori che dal 26 agosto sono occupate dagli azeri. Si è trattato di 46 opere d'arte. Trasferite anche le biblioteche scolastiche di Aghavno. Più di 10.000 libri sono stati presi dalla biblioteca cittadina di Berdzor e sono attualmente conservati a Stepanakert, dove sono stati collocati anche la maggior parte dei monumenti trasferiti.


Intanto, la statale che da Goris (Armenia) raggiunge Stepanakert (Artsakh), via Berdzor, sarà operativa e controllata dalle forze di pace russe fino al 31 agosto. Ma già dal 24 agosto i russi hanno iniziato a smantellare il checkpoint di Berdzor. Il nuovo percorso del corridoio di Berdzor sarà percorribile dalla prima settimana di settembre, secondo quanto dichiarato dal ministro dell'amministrazione territoriale e delle infrastrutture della Repubblica dell'Artsakh, Hayk Khanumyan. Fino ad allora sarà operativa la strada Stepanakert-Berdzor-Goris. Il percorso alternativo sarà lungo il nuovo corridoio meridionale.

I malumori della popolazione dell’Artsakh derivano anche dal comportamento ambiguo della Russia. Gli azeri infatti, dopo l’occupazione di Berdzor, per paura che gli armeni, costretti a lasciare le loro case le bruciassero, sono arrivati con gli automezzi dei vigili del fuoco scortati dalle forze di pace russe. Ma non solo: i militari di Putin hanno anche accompagnato ad Aghavno un finto giornalista russo, portavoce della propaganda di Aliyev e vietato l'accesso a una troupe di Artsakh Tv. Fino al 1920 il villaggio di Aghavno era popolato quasi esclusivamente da armeni. Con i pogrom di quell’anno (in particolare a Shushi) furono costretti a fuggire. Erano tornati appena sono state liberate quelle zone, dopo la guerra dei primi anni '90. Adesso sono di nuovo stati costretti ad abbandonare le loro terre.

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