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Covid – Io reporter ho nascosto la verità: “Credevo sarebbe andato tutto bene”


Talal Khrais - Nel mondo ci sono oggi 230 milioni di casi da inizio pandemia, e 4,7 milioni di morti a causa Covid. La variante Delta del Coronavirus è ormai quella dominante nel mondo. Malgrado tutto ci sono due fattori importanti: il declino del virus e la capacità dei medici di trovare sempre di più cure per affrontare la pandemia.

Questo era il mio desiderio, nei momenti più tragici che l’Italia ha conosciuto dopo la seconda guerra mondiale. Questo è il momento di confessare di avere nascosto la verità come corrispondente in Italia per la più importante agenzia dei Paesi arabi, la National News Agency di Beirut. Perché ho dovuto nascondere la verità sui fatti drammatici nel 2020 quando sono stato nell’epicentro della Pandemia?

Tra il 2011 e la fine del 2018 sono stato inviato in Siria dove vive la popolazione civile un incubo, guerra distruttiva. In 33 anni ho vissuto diversi conflitti: Libano, Libia, Iraq ed altri Paesi in guerra. Malgrado tutto avevo voglia di continuare questo lavoro però pensavo di riposarmi due o tre anni lavorando in Italia.

Nel 2020 l’Italia è stata la prima vittima dopo la Cina di questa Pandemia. Il virus si è allargato come una macchia d’olio all’insaputa della gente, contribuendo a tutto ciò l’incoscienza dei politici italiani che invitavano la gente di fare la vita quotidiana, non lasciando spazio ai scienziati e medici di esprimere il loro parere. Il secondo fattore che ha causato tante vittime è stata la politica dei governi succeduti che hanno praticato tagli consistenti alla sanità. In questa situazione drammatica mi sono trovato solo per tutta la stampa del mio Paese in un momento che non ero preparato a fare un reporter in prima linea. Non aveva scelta, dall’inizio marso 2020 viaggiavo nel nord nelle aeree più colpite chiavate zone rosse.

Voglio ricordare che il 21 febbraio 2020, viene ufficializzato il primo caso 'autoctono' di infezione al Sars-Cov-2: è Mattia Maestri, 38 anni, ricoverato all'ospedale di Codogno. Proprio lì sono stato dove nel giro di un mese gli ospedali sono al collasso, l'Italia è in lockdown, il Belpaese letteralmente in ginocchio. In meno di 12 mesi quasi 3 milioni di contagi accertati e oltre 95mila vittime. Codogno, Brescia, Bergamo e Milano mi sembrano Paesi in guerra ma il nemico era peggiore di qualsiasi guerra, era il nemico invisibile.

Ho dovuto raccontare alla stampa, le storie dei pazienti, le strade deserte, l’angoscia l’enorme numero dei morti, la mancanza dei mascherini che provocavano la morte dei medici e infermieri, l’Italia che è rimasta sola senza gli amici europei che chiudevano loro frontiere. Per la prima volta nella mia vita ero completamente sconvolto, triste con dolore profondo rifiutavo il fatto compiuto cercavo di minimizzare la situazione, nascondevo i numeri scrivevo sempre: “andrà tutto bene” finora non so perché l’ho fatto? Io il reporter che cercava le terre più lontane per raccontare i fatti ho mentito non avevo la forza di trasmettere i fatti.

Ho viaggiato per mesi in tutte le città colpite cecando sempre di trasmettere i fatti positivi mentre la situazione altro che Wuhan la Lombardia è già infetta.

Tutta la Lombardia si trasforma in una ‘zona rossa insieme alle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Padova, Treviso e Venezia. Le condizioni di lavoro per i medici e gli operatori sanitari sono stati sempre. Purtroppo, nella seconda ondata, che è ripartita da ottobre 2020, aumentava il contagio tra i medici sono state le vittime ancora prima della fine del 2020 e centinaia del corpo sanitario.

L’Italia non poteva farcela senza gli aiuti internazionali e qui ricordo, e pochi lo ricardano i giornalisti italiano il ruolo della Federazione russa, Forze Speciale hanno disinfettato quasi tutte gli ospedali delle cinque province in Lombardia.

Cina e Paesi Arabi, hanno contribuito con due ospedali da campo da 5.200 metri quadri donati dal Qatar, per mille posti letto totali. Cinque milioni di dollari dal Kuwait; 30 medici dalla Norvegia, 11 e 7 infermieri dalla Romania, 10 tonnellate di dispositivi dagli Emirati Arabi. Le forniture cinesi sono state tra le prime a giungere in Italia. La Croce Rossa cinese ha donato, tra i primi, 31 tonnellate di materiali fra cui 40 ventilatori e 200 mila mascherine. Al 1 aprile erano arrivate, 22 milioni di mascherine. Questa grande solidarietà mi incoraggiava di essere più ottimista e di credere veramente che l’Italia c’è la fa.

Torno a Roma dove la Pandemia fa la sua strada, la Capitale è fantasma. Un’altra volta non sapevo più cosa raccontare quando avevo scritto che l’Italia sta vincendo. Ho girato tante volte i quartieri di Roma deserta triste. Letteralmente sono entrato in crisi, per 20 giorni rifiutavo di andare in onda rifiutavo scrivere intorno a casa mia una situazione drammatiche, silenzio paura, ciò anche io di fronte alle brutte notizie quasi un terrorismo di informazioni sono rimasto zitto. Stavo davanti al PC senza poter scrivere. Nel silenzio più assoluto sentiva una bellissima bambina giocare e cantare, ho scritto finché questa bambina gioca e canta la speranza di salvarsi è possibile “we can”. Ho cominciato scrivere da casa più ascoltato questa bambina più riuscivo trovare gli elementi positivi che per me erano più importanti di quelle negative. Avevo sempre la sensazione che l’Italia vincerà.

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