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Egitto, Italia, Inghilterra: grandi scoperte archeologiche

Talal Khrais – Circa 250 tombe rupestri risalenti a 4200 anni fa sono state rinvenute nell’Egitto centrale da una missione del Consiglio Supremo delle antichità egiziane nel governatorato di Sohag. Lo annuncia la pagina Facebook del ministero delle Antichità egiziano. Mustafa Waziri, segretario generale del Consiglio delle Antichità, precisa che sono state scoperte tombe a “pozzo” e “altre con una rampa che termina con una camera funeraria, e sono databili fra la fine dell’Antico Regno e la fine del periodo tolemaico. Una tomba risalente alla fine dell’Antico Regno presenta una porta immaginaria con i resti di iscrizioni geroglifiche”.


Ricostruzione grafica di una tomba a pozzo in Egitto

Sono state trovate anche scene raffiguranti “il proprietario della tomba” mentre celebra sacrifici e “persone che fanno offerte ai defunti”. Gli scavi hanno portato alla scoperta anche “di molti vasi di ceramica, alcuni dei quali furono stati utilizzati nella vita quotidiana e altri all’interno di mobili funerari quali capolavori simbolici in miniatura, noti come ‘vot’, piccoli vasi sferici con residui di rivestimento giallastro all’esterno”. Sono stati rinvenuti anche vasi di alabastro di piccole dimensioni, resti di uno specchio rotondo di metallo, di ossa umane e animali e molti frammenti di ceramiche oltre a pezzi di calcare con iscrizioni che potrebbero rappresentare dipinti funerari dei proprietari di tombe, risalenti alla fine della VI Dinastia.

I resti di un’enorme e misteriosa villa romana – con una torre circolare al centro che dominava su molte stanze ed anche un bagno pubblico – sono stati rinvenuti vicino a Scarborough, nello Yorkshire, nel nord-est dell’Inghilterra. Questa scoperta, secondo gli archeologi, aiuterà a documentare meglio l’età della dominazione romana della Gran Bretagna (43-410) e al tempo stesso sembra destinata a cambiare molte conoscenze di quel periodo storico. La superficie di tutti gli edifici scoperti finora equivale a due campi da tennis. Secondo i primi studi, la villa sarebbe appartenuta a un ricco e potente notabile romano che poi avrebbe successivamente convertito la sontuosa dimora in un luogo di culto. In ogni caso, non ci sono dubbi sul carattere ibrido dell’edificio, che potrebbe anche essere stato una sorta di “club per gentiluomini” di epoca romana, ha evidenziato l’archeologo Keith Emerick, direttore dello scavo.


I resti della villa romana a Scarborough

Historic England, l’ente responsabile dei monumenti e dei siti archeologici britannici, ha annunciato che presenterà domanda per classificare il sito come “monumento di importanza nazionale”. Un sito del genere è “unico del suo genere nel Regno Unito e probabilmente in Europa”, secondo Keith Emerick. Mentre questa scoperta permetterà senza dubbio di saperne di più sull’occupazione dello Yorkshire e della Gran Bretagna da parte dei romani, rimane una domanda: perché la villa fu costruita proprio lì? Perché un simile complesso è stato costruito vicino al mare e non, ad esempio, a Eberacum, l’attuale York, che finora si crede fosse l’antica capitale della provincia romana della Bretagna? “Ulteriori scavi saranno effettuati nel sito e altre analisi sui campioni ambientali nel tentativo di stabilire esattamente cosa fosse questa villa enigmatica e perché sia stata costruita così lontana dagli altri centri romani”, afferma Karl Battersby, uno dei consiglieri della contea del North Yorkshire.

I lavori di scavo per la realizzazione di un edificio di civile abitazione hanno portato in luce a Messina un settore della più ampia necropoli ellenistico-romana degli Orti della Maddalena del II sec a.C.. La necropoli, che fa parte di una più vasta e stratificata area documentata da ricerche sistematiche condotte nell’ultimo ventennio dalla Soprintendenza di Messina in tutta l’area, contribuisce ad arricchire il quadro delle conoscenze sull’estensione e sulle tipologie funerarie della necropoli meridionale dell’antica città di Messina.


Gli archeologi al lavoro nella necropoli di Messina

Lo scavo, avviato nel mese di gennaio 2020, ha permesso di riportare in luce sette sepolture che si trovavano a 90 centimetri di profondità . Si tratta di sepolture a ‘fossa terragna’, cioè fosse lunghe e strette scavate nel terreno all’interno delle quali sono stati ritrovati gli scheletri, ancora intatti, di individui deposti in posizione supina con il capo rivolto a nord-est e le braccia distese lungo i fianchi, di incinerazioni e di una sepoltura dentro una cassa di mattoni. Le tombe hanno restituito anche oggetti di corredo funerario costituiti principalmente da unguentari fittili fusiformi oltre a una coppa megarese e una lucernetta con becco a incudine che consentono di individuare il periodo di utilizzo della necropoli nel II sec a.C.. “Questo ritrovamento” dice Mirella Vinci, soprintendente di Messina, “è di straordinaria importanza per le condizioni in cui le tombe si trovano e perché ci consente di ampliare la conoscenza sulle tipologie funerarie della necropoli meridionale dell’antica città di Messina.



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