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In Armenia si muore e si soffre nella totale indifferenza italiana



Assadakah - Letizia Leonardi

In Armenia in queste ore si spara, nella piccola Repubblica Caucasica si muore...di nuovo. E come sempre l'Italia tace, fa finta di nulla, va avanti per la sua strada lastricata di vigliaccheria. E questa volta non c'è nemmeno la scusa di una terra contesa perché l'Azerbaijan non sta attaccando l'Artsakh ma il confine orientale dell'Armenia, un Paese sovrano. Gli azeri questa volta vogliono prendersi la regione di Syuniq, un territorio strategico. Ma non hanno certo intenzione di fermarsi. Gli azeri attaccano, gli azeri avanzano e in Italia nessuno spende una parola per prendere una posizione, per condannare le aggressioni. Eppure il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella ha, poco più di un mese fa, incontrato il proprio omologo armeno Armen Sarkissian. Grandi sorrisi, belle parole, foto e strette di mano ma ai bei gesti di facciata devono seguire i fatti, deve seguire l'aiuto concreto e la solidarietà verso un popolo da sempre amico, altrimenti è solo ipocrisia. Ci aspettiamo un segno anche dai parlamentari, anche dal governo italiano. È bello riempirsi la bocca di buoni propositi in tempo di pace ma poi si devono mettere in pratica in tempo di guerra, nei periodi difficili...E questo ora, per l'Armenia, è un momento molto critico. In passato, con altri governi e altri politici, l'Italia c'è sempre stata. Ma ora c'è una classe politica diversa e l'Italia finora ha elargito solo promesse e sorrisi di convenienza all'Armenia ma poi ha fatto e fa affari con i suoi aggressori: l'Azerbaijan e la Turchia. Due nemici storici della piccola Repubblica Caucasica, due nemici islamici che vogliono annientare il primo popolo cristiano del mondo. E l'Italia, di fronte alle continue aggressioni azere nei confronti degli armeni, si volta sempre dall'altra parte, salvo poi ripetere, ogni 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, "mai più genocidi, noi non dimentichiamo"...mentre contro gli armeni il genocidio non si è mai fermato. Il sultano di Ankara lo ha detto chiaramente: vuole completare il lavoro lasciato in sospeso nel 1915 e per fare ciò, questa volta, si è alleato con l'altro dittatore di Baku che non aspetta altro che spazzare via questa gente pacifica che chiede solo di vivere in pace nella propria terra. Italia se ci sei batti un colpo, forte e chiaro, esci dall'ambiguità e dall'indifferenza, dimostra un briciolo di coscienza, di dignità ed evita di ricoprirti ancora di vergogna.

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