top of page

Sulla drammatica situazione in Libano parla Talal Khrais



ANN - Letizia Leonardi - Stiamo vivendo un'epoca di grandi sconvolgimenti. Non solo a causa della pandemia del covid-19 ma anche disastri naturali, tragedie, guerre e capovolgimenti politici che stanno dilaniando il pianeta e di conseguenza interi popoli. Il corrispondente in Italia e presso la Santa Sede della National News Agency NNA, Talal Khrais, è in continuo movimento per essere là dove l'informazione lo richiede. I suoi articoli, le sue interviste, la sua professionalità ci portano ovunque, anche in luoghi dove nessuno arriva e ci fa conoscere cose che altri media tralasciano o raccontano in modo parziale. Uno dei suoi argomenti trattati in questo ultimo periodo è la drammatica situazione in Libano che, dopo la terribile esplosione dell'agosto dello scorso anno, continua a vivere in una situazione di estrema gravità. Talal Khrais intervista sempre importanti esponenti politici e della diplomazia ma, questa volta, tocca a lui essere intervistato.

- Il Paese dei Cedri è la tua terra e sappiamo che sei andato più volte a vedere cosa sta accadendo in questo momento di profonda crisi. Cosa puoi dirci della situazione attuale?

"Il Libano è un Paese nell'oscurità. La crisi energetica è allarmante, manca carburante. Ma, la cosa ancora più preoccupante, è la sanità al collasso. Sono a rischio di chiusura le strutture ospedaliere. Il 60 percento degli ospedali sono fermi. La mancanza di carburante, infatti, sta per provocare l’arresto forzato di tutto il sistema. I ventilatori e altri dispositivi medici salvavita cesseranno di funzionare; 40 pazienti adulti e 15 bambini, che vivono grazie ai respiratori, moriranno immediatamente; 180 persone che soffrono di insufficienza renale, senza dialisi, cesseranno di vivere; centinaia di malati di cancro, adulti e bambini, moriranno nelle settimane e nei mesi successivi senza un trattamento adeguato. In tutto il Paese esiste una carenza di farmaci e di forniture mediche. A tutto questo si aggiunge una crisi politica senza fine che influenza anche altri settori. L'Università Americana di Beirut, l'ateneo più importante fondato nel 1860, ha lanciato in questi giorni un disperato appello. La storica e più autorevole Università potrebbe chiudere i battenti fra qualche giorno".

- L'Italia ha avuto un ruolo nel portare aiuti alla popolazione libanese?

"I Caschi Blu Italiani hanno incrementato gli interventi a favore dei bambini e del settore scolastico. In Libano la situazione resta sempre più drammatica malgrado la solidarietà espressa da tutto il Mondo nei confronti del mio popolo. La campagna Blue Bricks for Hope di Unifil prosegue grazie al supporto dei Caschi Blu Italiani della Taurinense e il patrocinio della Real Casa di Borbone e dello Smoc. Il supporto alla popolazione locale si affianca alle attività di controllo della cessazione delle ostilità nell’area del sud del Libano e alla cooperazione con le Forze Armate Libanesi. La campagna Blue Bricks for Hope ha lo scopo di favorire la crescita degli interventi a favore dei bambini e del settore scolastico. Importante anche il contributo portato dai donors nazionali e dal 1° Reggimento Cavalleria Nizza che, attraverso donazioni di beni e materiali di prima necessità (serbatoi per acqua in polietilene) ed abbigliamento sportivo per bambini e palloni da calcio, messi a disposizione da decine di enti, associazioni e ditte private, ha realizzato numerose donazioni rivolte in modo particolare al settore scolastico patrocinate dalla Real Casa di Borbone delle Due Sicilie e dal Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, guidato dal principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie, duca di Castro e capo della Real Casa. L’intervento, Numerosi istituti scolastici sono stati dotati di attrezzature elettroniche e didattiche. La solidarietà però, dopo la formazione del Governo, dovrebbe essere più concreta. Purtroppo il Libano da 9 mesi è senza Governo. Il motivo, è semplice: il Presidente della Repubblica Michel Aoun e il Presidente del Consiglio incaricato Najib Miqati non trovano accordo sulla ripartizioni dei Ministeri. Una classe politica, quella libanese, accusata di corruzione da tutto il Mondo, che ha ridotto alla fame il popolo libanese".



- Il 17 agosto scorso una nuova e forte esplosione ha causato nel Paese dei Cedri la morte di 31 persone e provocato 80 feriti gravi. Come è accaduta?

"L’esplosione è avvenuta nell’Akkar, regione nel nordest del Paese mentre l'esercito libanese stava distribuendo benzina da una cisterna nascosta che aveva confiscato".

- Cosa ha provocato questa grave crisi di carburante che sta paralizzando il Libano?

"È dovuta soprattutto al contrabbando e all'incapacità del governo di garantirne l’importazione. La situazione è peggiorata dopo che la Banca Centrale ha annunciato di non poter più finanziare l'import di benzina e diesel a tassi di cambio fortemente scontati. La crisi ha toccato il fondo in queste ultime settimane con blackout energetici che hanno costretto ospedali e attività commerciali a chiudere. Il Libano sta affrontando un pericoloso esaurimento delle risorse, compreso il capitale umano. La manodopera altamente qualificata è sempre più propensa a cogliere opportunità di emigrare all'estero, creando una perdita sociale ed economica permanente per il Paese". - Questa situazione critica come inciderà sul futuro del Paese?

"Il forte deterioramento dei servizi di base continuerà a creare implicazioni nel lungo termine: migrazione di massa, perdita di apprendimento, cattivi servizi sanitari, mancanza di reti di sicurezza adeguate.

- Tu segui molto anche il Vaticano. Papa Francesco come ha affrontato i temi dell'emergenza climatica e delle crisi umanitarie? "Il Pontefice ha ribadito che l'emergenza climatica e le crisi umanitarie creano povertà e quindi è più che mai necessaria la massima solidarietà. Papa Francesco ha condiviso il tema della Giornata Onu per l'aiuto umanitario ricordando che chi è in miseria è più vulnerabile rispetto agli eventi climatici estremi. Il mondo è davanti ad un bivio e il Santo Padre lo ha ricordato con un tweet nel giorno in cui l'Onu ha celebrato il World Humanitarian Day, la Giornata per l'aiuto umanitario. L’emergenza climatica, secondo il Santo Padre, genera sempre più crisi umanitarie e i poveri sono i più vulnerabili rispetto agli eventi climatici estremi. È urgente una solidarietà fondata sulla giustizia, sulla pace e sull'unità della famiglia. Il Papa ha ricordato i martiri della Pandemia, Purtroppo, 108 operatori umanitari hanno perso la vita e 125 sono stati rapiti nel 2020. Nel 2021 ci sono stati finora 105 gravi attacchi contro questi angeli silenziosi".

- Papa Francesco non ha dimenticato la drammatica situazione in Afghanistan e in Libano e i disastri naturali che colpiscono negativamente le nazioni più povere. Quali sono state le parole del Pontefice?

"Il recente terremoto ad Haiti, la siccità, il degrado ambientale, l'innalzamento del livello del mare, i tifoni, le inondazioni e gli incendi boschivi che, nel 2021, stanno registrando a livello globale un'impennata mai vista negli ultimi decenni per il Santo Padre questi sono tutti fenomeni innescati dalla mancanza di cura dell'ambiente, che ha portato al cambiamento climatico e alla crisi ecologica. Senza una decisa volontà politica, la vita umana è in pericolo e laddove una parte dell'umanità soffre, soffre anche l'intera famiglia umana. Nel 2019, in occasione della Giornata mondiale dell'aiuto umanitario, Papa Francesco in un tweet scriveva: “Oggi ricordiamo tutte le donne coraggiose che vanno incontro ai fratelli e alle sorelle in difficoltà. Ognuna di loro è segno della vicinanza e della compassione di Dio”. Le operatrici umanitarie sono in prima linea in vari fronti segnati da molteplici drammi. Offrono sostegno ai civili coinvolti nelle crisi per affrontare le epidemie. Sono presenti in Paesi dilaniati dalla guerra e flagellati da carestie e calamità. Il 28 ottobre del 2017, rivolgendosi ai partecipanti alla Conferenza sul diritto internazionale umanitario, il Pontefice aveva inoltre ricordato il dramma delle popolazioni scosse dalla guerra e aveva espresso l'auspicio che le organizzazioni umanitarie possano agire sempre in conformità con i principi fondamentali di umanità, imparzialità, neutralità e indipendenza. Mi auguro che tali principi, che costituiscono il cuore del diritto umanitario, possano essere accolti nelle coscienze dei combattenti e degli operatori umanitari per essere tradotti nella pratica”.






Post recenti

Mostra tutti

Roma - Primo ministro palestinese in visita

Assadakah News - Il primo ministro e ministro degli Esteri dell'Autorità Nazionale Palestinese, Mohammad Mustafa, è in visita a Roma dove incontrerà il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha dic

Comments


bottom of page