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L`Ombudsman azera Sabina Aliyeva chiede all'Armenia le mappe delle mine e una Commissione congiunta



NNA - Letizia Leonardi e Talal Khrais

Il mese di dicembre è iniziato con la visita in Italia della Commissaria ai Diritti Umani della Repubblica dell'Azerbaijan, Sabina Aliyeva. Due giorni, l'1 e il 2 dicembre, di incontri a Roma tra la rappresentante azera e diversi esponenti delle istituzioni italiane. L'Ombudsman azera ha fatto un intervento alla Commissione Straordinaria per la Tutela e la Promozione dei Diritti Umani del Senato, alla presenza del Presidente della Commissione Giorgio Fede. Si sono svolti anche una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, presente il vicepresidente della Camera Ettore Rosato, un incontro con il Presidente della Commissione Esteri della Camera Fassino e una tavola rotonda con il Presidente della Federazione Italiana Diritti Umani, Antonio Stango. Sabina Aliyeva, nominata Ombudsman nel 2019, nei suoi interventi ha fatto presente gli stretti legami tra l'Italia e l'Azerbaijan e il carattere multiculturale del suo Paese, ribadito nel 2016 da Papa Francesco durante la sua visita in Azerbaijan. Secondo Sabina Aliyeva il modello di tolleranza religiosa dell`Azerbaijan è un esempio per tutto il mondo. Ovviamente non poteva non essere toccata la questione spinosa dei rapporti tra azeri e armeni iniziata con il primo conflitto tra l'autoproclamata Repubblica dell'Artsakh (Nagorno Karabakh) e l'Azerbaijan degli inizi degli anni '90 e scoppiato subito dopo l'indipendenza dell'Azerbaijan dall'Unione Sovietica. Aliyeva ha raccontato il suo punto di vista asserendo che l'occupazione armena del 20% del territorio dell'Azerbaijan ha provocato circa 1 milione di profughi azeri e 3.890 dispersi. La Commissaria ha attribuito agli armeni chiare violazioni dei diritti umani nei territori, a suo dire, occupati e la distruzione di 65 dei 67 monumenti che costituivano il patrimonio religioso e artistico dell`Azerbaijan. La Commissaria ha citato anche i bombardamenti avvenuti durante la seconda guerra del Karabakh e le distruzioni che ne sono seguite, tra cui quelle su Ganja, puntando il dito contro l`utilizzo anche di armi proibite.

Sabina Aliyeva ha inviato report riguardanti i crimini compiuti dall`Armenia ai maggiori interlocutori internazionali, invitandoli a compiere missioni conoscitive in Azerbaijan e nei territori conquistati a seguito del secondo conflitto del Karabakh. Invito che è stato esteso anche all'Italia. Secondo quanto riferito dalla Commissaria, a ostacolare il ritorno degli sfollati azeri è la presenza di centinaia di migliaia di mine disseminate dall`Armenia. Yerevan, sempre secondo Aliyeva, si rifiuta di fornire mappe dettagliate per lo sminamento, cosa che ha provocato diverse e continue vittime tra i civili. D'altro canto Yerevan chiede il rilascio dei moltissimi prigionieri di guerra che Baku si rifiuta di liberare. Quanto ai territori "occupati" , sono terre appartenute e abitate da sempre dagli armeni. La controversia è nata quando Stalin, nel 1921, ha ceduto temporaneamente l'Artsakh (enclave armena) all'Azerbaijan. Dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica gli azeri non hanno voluto riconoscere il diritto all'autodeterminazione dei popoli e la volontà dell'Artsakh di avere l'indipendenza dall'Azerbaijan. La Commissaria purtroppo tralascia il fatto che, nei territori conquistati dagli azeri, a seguito del recente secondo conflitto, molto del patrimonio religioso e artistico è stato vandalizzato. Si registrano inoltre continui attacchi da parte dell'Azerbaijan, non solo in territorio controllato dagli armeni ma anche in quello appartenente allo Stato Sovrano dell'Armenia. È notizia di questi giorni la cattura e l'uccisione, da parte degli azeri, di un allevatore armeno di 65 anni, Seyran Sargsyan. Un crudele assassinio a sangue freddo. E ancora un altro giovane soldato armeno ha perso la vita in una postazione difensiva. La guerra sarebbe finita da un anno ma ancora ci sono morti e famiglie che piangono.

Sarebbe necessario, per la tranquillità della zona del Nagorno Karabakh e della Repubblica d'Armenia, che si definissero una volta per tutte i confini. A tal proposito il 16 novembre scorso il Presidente azero Ilham Aliyev, il Premier armeno Nikol Pashinyan e il Presidente russo Vladimir Putin, hanno stabilito di delimitare i confini entro la fine dell'anno. Secondo Aliyeva, sarebbe opportuna una commissione congiunta per stabilire i confini per garantire il rispetto dei diritti umani nella regione. "Il presidente Aliyev - ha dichiarato la Commissaria - ha chiesto più volte all'Armenia un accordo sui confini in modo da raggiungere una pace definitiva tra Armenia e Azerbaijan. Considerando la questione della protezione dei minori e delle persone con disabilità, l'Ombudsman Institute rappresenta un ponte tra lo Stato e i cittadini per potere rispondere ai bisogni dei più fragili con un centro operativo e attivo 24 ore su 24".

Tanti ottimi propositi che implicano la volontà di entrambe le parti. Sembra curioso che il governo di Baku consideri occupati, dagli armeni, quei territori che sono da sempre appartenuti agli armeni.

Ed è stato anche appurato che ad usare armi non convenzionali e vietate, durante la seconda guerra in Nagorno Karabakh, sia stato l'esercito azero che ha utilizzato bombe a grappolo e al fosforo bianco. Il rispetto delle norme e dei principi sanciti dal diritto internazionale umanitario vale per tutti, sempre e comunque.




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