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Lettera aperta di un figlio della diaspora armena al popolo turco


Cesar Balaban (Assadakah News Roma) - Io non sono un fanatico armeno che odia i turchi, e vorrei sintetizzare alcune cose, dopo aver fatto una profonda analisi. Non nego le scorrettezze e i massacri generalizzati durante la Prima Guerra perpetrati contro il popolo turco, specialmente nei Balcani. Non nego la slealtà di certi gruppi armeni contro l'impero ottomano. Non nego la disperazione dei turchi per aver perso l'Impero, con la marina inglese, francese, italiana e greca attraccato nel porto di Istanbul. Non nego la bravura e il coraggio di Mustafa Kemal Atatürk di salvare il salvabile dopo la disfatta dell'Impero. Comprendo anche una reazione violenta del governo turco contro gli oppositori.

Tuttavia, tutto questo non giustifica un genocidio. Genocidio non è sopprimere l'oppositore o il presunto nemico ma è l'eliminazione fisica e culturale di un popolo intero, ritenuto diverso e scomodo, che abita e ha sempre abitato in quei territori, anche prima della formazione dell'Impero ottomano. Il 75% della popolazione di etnia armena dell'Impero ottomano è stato eliminato. Ciò corrisponde al 60% di tutti gli armeni.

Il genocidio ha colpito anche la mia famiglia. Mio nonno materno era un giovane soldato dell'impero ottomano durante la Prima Guerra. Aveva ottenuto la possibilità di andare in visita dai suoi genitori, che abitavano in Diyarbakir. Quando è arrivato ha visto sua casa occupata dal vicino di casa e tutti i membri della sua famiglia erano scomparsi. I genitori e i fratelli erano stati sgozzati, e le sorelle erano sparite. Fortunatamente non è tornato nella sua caserma e dopo diversi mesi aveva saputo che tutti i soldati di origine armena della sua caserma erano stati fucilati dai loro stessi commilitoni, a sangue freddo e senza saperne il motivo. Dopo diversi anni aveva trovato una delle sue sorelle che, nel frattempo, aveva perso la ragione ed era diventata muta. Gettata in una fossa con altri cadaveri e sopravvissuta perché lo sgozzatore non aveva affondato abbastanza il coltello.


Mentre mio nonno paterno era invece un ricco commerciante che abitava nei pressi di Gazianteb. Era figlio di un proprietario terriero e fu un giudice ottomano. Lui e la sua famiglia sono stati aiutati da un amico turco dignitario a fuggire dal genocidio. L'importante amico turco, rischiando molto, aveva disobbedito ai decreti governativi di eliminare gli armeni. Aveva scortato, con dei gendarmi turchi, mio nonno e la sua famiglia per fuggire ad Aleppo. Mio nonno ha regalato i suoi terreni, negozi e la sua casa proprio all'amico turco.

Il genocidio è una realtà e non è mai giustificabile. Militari-politici turchi avevano programmato ed eseguito. Ataturk ha negato il genocidio, come tuttora la maggioranza dei turchi. Io credo che la Turchia e il popolo turco non potrà negare questo terribile massacro, altrimenti rimarrà sempre macchiato con il sangue di più di un milione di innocenti.

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