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Dossier Economia - Investire in Libia

Assadakah News Agency - Potrebbe apparire strano parlare di opportunità economiche e commerciali in Libia, vista la situazione attuale, eppure non è così fuori luogo come sembra. La quinta tappa del viaggio nell’economia e negli investimenti dei Paesi arabi attraversa la Libia, che com’è noto sta attraversando un periodo di instabilità, con la presenza di due governi, uno guidato dal generale Khalifa Haftar, e uno ufficialmente riconosciuto a livello internazionale, a Tripoli guidato da Fayez Mustafa al-Sarraj, primo ministro.

L’Italia a diversi interessi in Libia, per cui ha tutta la convenienza a che il Paese si stabilizzi, perché si tratta di un partner chiave sia per la gestione dei flussi migratori verso l’Italia e l’Europa, nonché per l’approvvigionamento energetico.

Per una ripresa sostenibile della Libia, opportunità non certo di poco conto, occorre un piano di investimenti straordinari, stimato in almeno 150 miliardi di euro in dieci anni, che nell’immediato restituisca slancio al settore petrolifero e nel medio periodo contribuisca alla diversificazione dell’economia.

Infrastrutture per la ripresa

L’Italia attraverso le sue imprese di punta sia nel settore delle infrastrutture sia in quello degli impianti di trivellazione ed estrazione potrebbe giocare un ruolo chiave nel programma di rilancio dell’economia libica. Le tensioni in Libia rappresentano un problema per l’approvvigionamento energetico in Italia, di cui è terzo fornitore di petrolio, dopo Iraq e Azerbaigian.

E’ ben noto che il petrolio rappresenta il pilastro dell’economia libica: il 98% delle esportazioni verso l’Italia sono rappresentate dal petrolio.

Essendo l’Italia il principale partner commerciale della Libia, è comunque rilevante osservare che il potenziale di mercato, proprio per l’elevata incidenza del petrolio sull’economia, è determinato dall’andamento del prezzo del Brent.

La Libia si estende su una superficie molto ampia (circa sei volte l’Italia), ma ha una popolazione ridotta, equivalente a un decimo di quella italiana.

Il principio di valutazione per considerare un investimento in Libia si basa su alcuni fattori: vicinanza geografica, somiglianza nella struttura economica, standard di sviluppo. Per vicinanza geografica, come anche per estensione territoriale e struttura dell’economia, la Libia è assimilabile ad Algeria ed Egitto.

La frenata dell’export in volumi ha coinciso anche con una riduzione della quota dell’export italiano che è passata dal 21,9 per cento nel 2008 a un minimo di 8,2 per cento nel 2012, per poi risalire poco sopra il 15 per cento nel 2018. Il graduale ridimensionamento delle quote italiane in Libia, come in altri paesi del mondo, è anche dovuto all’ascesa della Cina, che è arrivata ad occupare il secondo posto tra i partner commerciali della Libia con una quota intorno al 12,5 per cento. Tuttavia, la quota italiana in Libia risulta in calo anche rispetto agli altri paesi europei.

Quota rilevante riguarda inoltre macchinari e apparecchi elettrici e alimentari. L’export verso Algeria ed Egitto, invece, è molto specializzato in macchinari e apparecchi elettrici e, in generale, più diversificato tra i settori manifatturieri, indica una domanda interna più sviluppata. Per far ripartire l’economia libica servono ingenti investimenti in infrastrutture, soprattutto quelle legate alla produzione del petrolio e al vitale settore dell’energia. Inoltre, la ripartenza dell’economia libica potrebbe favorire anche la promozione di partnership pubblico-private nei progetti di ricostruzione nazionale.

L’Italia attraverso le sue istituzioni e le sue imprese di punta sia nel settore delle infrastrutture sia degli impianti di trivellazione ed estrazione potrebbe giocare un ruolo chiave nel programma di rilancio dell’economia libica. Priorità dovrebbe essere assegnata alle infrastrutture portuali, anche potenziandole con impianti industriali per la trasformazione o la prima lavorazione di beni primari nel settore agrifood e in quello energetico. Se il contributo dell’Italia alla ricostruzione della Libia fosse almeno proporzionale alle relazioni commerciali tra i due Paesi, le imprese italiane potrebbero assumere un ruolo di leadership nella ricostruzione, con commesse intorno ai 30 miliardi di euro in dieci anni.

Settori di interesse

Ovviamente, il tutto deve essere sostenuto da adeguati strumenti di policy, per esempio attraverso l’introduzione di zone di libero scambio, che potrebbero facilitare l’attrazione di capitali e imprese sul territorio. Se la Libia riagganciasse il sentiero di sviluppo di paesi simili come l’Algeria e al contempo l’Italia riuscisse a rendere la sua distribuzione di export più indipendente dagli idrocarburi, molti comparti del made in Italy vedrebbero incrementare notevolmente i loro flussi di esportazioni verso la Libia. In gioco c’è circa un miliardo di export potenziale, di cui oltre un terzo (346 milioni di euro) sarebbe assorbito dai macchinari, seguito da alimentare, chimica e metalli.

L'Italia potrebbe giocare un ruolo importante avviando partenariati in Libia per il co-sviluppo, miranti alla valorizzazione del capitale umano, sociale e finanziario da realizzare tra PMI italiane e dei paesi confinanti, in particolare Egitto e Tunisia.

Nel 2019, la Camera di Commercio Italo-Libica ha organizzato, con il supporto dell’Ambasciata di Libia a Roma, una missione imprenditoriale che ha visto la partecipazione di oltre 40 imprese italiane. Le missioni imprenditoriali nel Paese rappresentano uno strumento importante di diplomazia economica, in quanto consentono non solo di conoscere il mercato ed il Paese di interesse, ma soprattutto permettono di stringere relazioni interpersonali con le controparti.

Tra i settori di investimento che offrono prospettive di crescita interessanti nel Paese, vi sono: agricoltura (coltivazioni, sud del Paese), impianti, catene del freddo, logistica, infrastrutture stradali, pesca e itticoltura, trasformazione prodotti ittici, cantieristica imbarcazioni da lavoro, nautica da diporto, opere marittime, e naturalmente Oil&Gas.

Il settore della cantieristica navale risulta essere uno dei principali driver delle esportazioni della Regione nel mondo. Il settore della cantieristica navale made in FVG è uno dei settori del tessuto economico regionale che ha il potenziale di contribuire direttamente alla ripresa economica della Libia.

Crescita e sviluppo

Tra gli ambiti in maggiore evidenza, i servizi legati alle comunicazioni e all'informatica presentano prospettive di crescita sostanziale nel breve termine. Il Governo libico ha annunciato il 25 luglio scorso l'apertura del mercato di fornitura di servizi internet, ora soggetto a monopolio governativo. Lo sviluppo dei servizi di telefonia mobile dovrebbe condurre, entro il 2015, all'estensione e al potenziamento della rete attuale (interventi infrastrutturali), e all'introduzione di tecnologia per il trasferimento dati di quarta generazione (tecnologia 4G).

Nel mercato dei prodotti di consumo, le possibilità offerte dalla Libia sono influenzate dalle limitate dimensioni del mercato locale. Con poco più di 6 milioni di abitanti, il bacino di consumatori potenziali nel Paese è giocoforza ristretto. Fanno eccezione, in questo contesto, le produzioni di alta gamma nel settore dell’arredamento, per il quale si ipotizza una crescita correlata all’emersione di soggetti privati, collegati all’emergente imprenditoria locale.

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