Betlemme: l'ospedale che unisce cristiani e musulmani
- 26 dic 2025
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Giordano Contu - Betlemme

Cristiani e musulmani fianco a fianco nell’ospedale “Sacra Famiglia” dell’Ordine di Malta, al servizio delle mamme e dei bambini palestinesi. "Qui accompagniamo le donne e insegniamo a riconoscere i segnali di pericolo", racconta Vera Banoura, infermiera cristiana. "Quando lavoriamo uniti la vita vince", spiega Nada Oweinah, ostetrica musulmana, un messaggio per il mondo lacerato dalle guerre.
La cura diventa ponte fra popoli e religioni. È una meraviglia che possa ripetersi ogni giorno. Accade all’ospedale “Sacra Famiglia” di Betlemme, gestito dal Sovrano Militare Ordine di Malta. Qui, cristiani e musulmani lavorano uniti con la medesima speranza: aiutare le mamme partorienti, i loro bambini palestinesi. Qui il dialogo interreligioso diventa una sala parto, una corsa contro il tempo, una mano che stringe un’altra mano. Fede e rispetto reciproco. Questa è la stella-guida di coloro che si prendono cura della vita in una Terra Santa che vive finalmente una pur fragile tregua.
Il "vero gioiello della corona"
“Questo ospedale è, a mio avviso, il vero ‘gioiello della corona’. È l’unico che l’Ordine di Malta gestisce in Terra Santa, la terra in cui l’Ordine è nato quasi 900 anni fa, a Gerusalemme, grazie al beato Gerardo, a poche centinaia di metri dalla Chiesa del Santo Sepolcro”, dichiara ai media vaticani Gilles Normand, amministratore delegato dell’ospedale. “Siamo qui per aiutare il popolo palestinese ad avere le migliori cure possibili. Il nostro carisma è offrire le migliori cure ai più poveri e a chi ne ha davvero bisogno: è quello che facciamo ogni giorno”.
Il paziente che arriva in ospedale, in genere, non paga il costo reale delle cure che riceve , e dopo il 7 ottobre 2023, grazie ai donatori internazionali, sono aumentate le agevolazioni. “Applichiamo circa il 40% di sconto sulle visite e sui parti. È fondamentale, perché oggi il 90% della popolazione di Betlemme è senza lavoro, a causa della guerra a Gaza”. Il dialogo non manca nelle corsie e nelle sale dell’ospedale.
Gilles Normand, Amministratore delegato dell'ospedale Sacra Famiglia di Betlemme, racconta l'assistenza a chi è più vulnerabile.
“Diamo consigli alle donne in gravidanza, perché spesso non sanno riconoscere i segnali importanti”, racconta Vera Banoura, infermiera cristiana che lavora nell’ospedale francese dal 1997. “Molte donne non sanno che un forte mal di testa può essere legato alla pressione alta. Poi pensano che la pressione alta sia una cosa normale, ma dobbiamo stare molto attenti: può esserci il rischio di preeclampsia (complicazione della gravidanza caratterizzata da pressione alta e segni di danni ad altri organi, nda)”. La consulenza è una delle principali e più importanti attività dell’ospedale, perché accompagna le mamme, educa le famiglie. Vera ricorda una storia che ancora le trema dentro: “Un giorno abbiamo sentito una donna urlare nel corridoio dell’ospedale, siamo usciti a vedere cosa stesse succedendo e abbiamo visto una giovane in preda alle convulsioni. Era quasi al nono mese di gravidanza. Abbiamo misurato subito la pressione, era in condizioni critiche, già in eclampsia (grave progressione della preeclampsia, nda). L’abbiamo adagiata su una barella, le ho messo una cannula endovenosa e l’abbiamo trasferita d’urgenza in sala operatoria. Hanno fatto un taglio cesareo d’emergenza e sono riusciti a salvare sia la madre che il bambino. Non dimenticherò mai questo episodio. Quando è guarita, l’ho visitata molte volte”. Anni dopo quella giovane mamma musulmana, tornata in ospedale, ha riconosciuto Vera e le ha detto grazie.
Vera capo ostetrica musulmana dell'ospedale Sacra Famiglia di Betlemme
I casi più difficili

Nada Oweinah, invece, è un’ostetrica musulmana, dal 2005 coordina la sala parto dell’ospedale dell’Ordine. “Offriamo supporto fisiologico e psicologico alla donna durante il travaglio, nelle fasi del parto e nel periodo post-partum”, spiega Nada. “Un altro compito importante è l’accoglienza del neonato: ci occupiamo della rianimazione, quando necessaria, e della valutazione delle condizioni del neonato alla nascita, controllando il punteggio di Apgar (colore, respiro e tono muscolare, nda)”. I casi più difficili riguardano le emorragie post partum, i cordoni ombelicali prolassati, le ipertensioni gravi. Alcuni sono finiti nel modo peggiore e Nada non dimentica il peso di quelle lotte. Nel suo reparto però c’è tanto spazio per la speranza. “Uno dei casi più rischiosi è la distocia di spalla (il neonato rimane bloccato dopo l'uscita della testa, nda). È un’emergenza gravissima: bisogna riconoscerla subito e intervenire entro un minuto per far nascere il bambino. L’ultimo caso è capitato pochi giorni fa. Il team ha reagito prontamente in modo compatto. Il bambino è nato sano e anche la madre stava bene. Una grande soddisfazione per tutta l’équipe”. È la testimonianza concreta di come la collaborazione tra persone diverse diventa forza.
Nada infermiera cristiana della Sacra Famiglia di Betlemme
Un modello di assistenza e solidarietà
Come ha sottolineato anche il Grande Ospedaliere del Sovrano Ordine di Malta, Josef D. Blotz, “l’ospedale della Sacra Famiglia è un modello di assistenza e solidarietà che rappresenta appieno la missione cristiana dell’Ordine di Malta. È un luogo in cui la vita viene accolta e protetta ogni giorno, indipendentemente dall’appartenenza religiosa, etnica e dalle circostanze politiche”. Ricordando inoltre che l’Ordine ha fatto il possibile dal 2024, per sostenere la popolazione di Gaza, attraverso la distribuzione di aiuti alimentari in collaborazione con il Patriarcato Latino di Gerusalemme, Blotz ha ribadito che “la Terra Santa è nel cuore dell’operato dell’Ordine che si estende in oltre 130 Paesi del mondo”.
E un messaggio per il mondo
L’ospedale “Sacra famiglia” è un messaggio per il mondo: la cura dell’altro è un linguaggio universale. I 193 i dipendenti del nosocomio sono palestinesi, metà musulmani e metà cristiani. “Sono molto orgoglioso perché dall’inizio della guerra non ho licenziato nessuno e con questi stipendi circa 5.000 persone riescono a vivere in un contesto con alto tasso di disoccupazione. Così aiutiamo anche i cristiani del Medio Oriente a restare nella terra in cui è nato nostro Signore Gesù Cristo”, conclude Normand. “La mia speranza è che si possa trovare una strada verso la pace in Terra Santa”.
Fonte Vaticano News







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