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Gaza - Israele blocca perfino le fogne

(a cura dell’Ambasciata di Palestina in Italia) - Israele sta bloccando l’accesso di centinaia di pezzi di ricambio indispensabili per il corretto funzionamento degli impianti idrici e fognari di Gaza. Di conseguenza, le acque reflue parzialmente trattate vengono rilasciate in mare, le perdite d’acqua dalle tubature sono perfino peggio del solito, e il deflusso dell’acqua piovana determina un pericolo di inondazioni a causa della riduzione del drenaggio. Ne risentono sia la qualità che la quantità di acqua potabile depurata, e gli stessi problemi continuano a riproporsi perché le riparazioni vengono effettuate con materiali di fortuna.

I funzionari palestinesi della Gaza Water Utility, responsabili dell’approvvigionamento idrico e del trattamento delle acque reflue nella Striscia di Gaza, dove gli impianti sono stati severamente e ripetutamente danneggiati nel corso dei reiterati bombardamenti israeliani, affermano che dalla fine dell’attacco sferrato lo scorso mese di maggio ci sono stati inspiegabili ed estesi ritardi e reticenze nel conferimento dei permessi d’accesso ai vari articoli necessari. Il Vicedirettore Generale, Maher Al-Najar, spiega che i nuovi progetti realizzati, “come gli impianti di desalinizzazione, un impianto di trattamento delle acque reflue, serbatoi d’acqua e molti dei pozzi, sono tutti gestiti per mezzo di un sofisticato sistema computerizzato che richiede per il proprio funzionamento una fornitura continua e regolare di pezzi di ricambio elettronici”. Tuttavia è da prima dei bombardamenti di maggio che le richieste di rifornimenti attendono una risposta.

A tutti questi danni si aggiunge una beffa: dall’inizio del 2021 Israele impedisce il corretto funzionamento dei sistemi idrici e fognari di Gaza vietandovi l’ingresso di tubi di acciaio di diametro superiore ai 4 centimetri, quando gli impianti di desalinizzazione e trattamento delle acque reflue richiedono proprio tubi di un diametro compreso tra i 6 e i 25 centimetri. Pertanto, gli operatori dei servizi idrici di Gaza non sono in grado di ripristinare le tubature danneggiate dai bombardamenti di maggio. Solo il 20 per cento dell’acqua di Gaza non richiede dissalazione e purificazione. Quando gli impianti di depurazione e dissalazione funzionano solo a capacità ridotta, sia la quantità che la qualità dell’acqua potabile disponibile diminuiscono ulteriormente, con tutte le conseguenti implicazioni per la salute pubblica.

Gisha, un’organizzazione israeliana per i diritti umani che si occupa dell’impatto della politica israeliana su Gaza e si sforza di cambiarla, è convinta che i ritardi abbiano una motivazione politica. “Israele sta facendo un uso inaccettabile del suo controllo sul movimento di merci in entrata e in uscita da Gaza come strumento per esercitare pressioni politiche, a spese degli abitanti di Gaza e senza assumersi la responsabilità dei gravi effetti che questo comportamento ha sulle loro condizioni di vita”, sostiene, aggiungendo che il ritardo nell’importazione di pezzi di ricambio per le infrastrutture idriche “è un comportamento crudele, che va contro i doveri legali di Israele di sostenere una qualità di vita normale a Gaza, e che deve per questo cessare”.

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