Sudan - Necessità di intervento immediato del Governo Italiano
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Elisabetta Pamela Petrolati (Assadakah News) - Secondo quanto riferito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, dall’Unione Africana e Nazioni Unite, in Sudan si registrano rapimenti, violenze sessuali, detenzioni arbitrarie e reclutamento di minori, in un quadro di escalation che rischia di sfociare in ulteriore violenza e devastazione.
Le organizzazioni ricordano, tra gli episodi più gravi delle ultime settimane, quello del 4 dicembre, in cui droni si sono scagliati contro un ospedale e un asilo a Kalogi, in cui sono morte 114 persone, tra cui 63 bambini.
Le organizzazioni vogliono evidenziare che il ministro degli Esteri Tajani, il 5 novembre 2025, ha annunciato alla Camera lo stanziamento di 5 milioni di euro per affrontare la crisi sudanese e l’invio al più presto di aiuti alimentari destinati a 2500 bambini attraverso la parrocchia del Sacro Cuore di padre Pious Anyaja a Port Sudan, i missionari comboniani e le suore di Madre Teresa, insieme a un secondo carico via nave per migliaia di persone sfollate.
Alcune realtà impegnate per la pace e il rispetto dei diritti umani hanno lanciato un appello urgente, a fine dicembre, di fronte al rapido deterioramento della situazione in Sudan dove, dall’aprile del 2023 la guerra ha causato almeno 150 000 morti e 12 milioni di persone sfollate.
Le Nazioni Unite hanno definito il conflitto “la peggiore crisi umanitaria del mondo”, in un contesto che continua a peggiorare di fronte a nuove ondate di violenza. Nonostante molteplici dichiarazioni di cessate il fuoco, i combattimenti si sono via via intensificati attraverso attacchi indiscriminati e diretti contro la popolazione civile, compresi bombardamenti su mercati, campi per sfollati, ospedali e abitazioni private. Le parti in conflitto hanno utilizzato armi esplosive ad ampio raggio in aree densamente popolate: molte persone sono state uccise nelle proprie abitazioni, oppure mentre cercavano cibo e beni di prima necessità.
Numerose indagini indipendenti, condotte dalle Nazioni Unite, media imternazionali e organizzazioni non governative, documentano il sostegno degli Emirati Arabi alle Forze di Supporto Rapido (FSR), responsabili di attacchi contro civili, infrastrutture mediche e convogli umanitari, nonché dell’uso della fame come arma di guerra. Nonostante questo l’Italia continua ad autorizzare esportazioni militari verso gli Emirati Arabi, generando una contraddizione tra la volontà dichiarata di sostenere l’assistenza umanitaria e i processi diplomatici e la prosecuzione dei rapporti militari con attori coinvolti nel conflitto.
Per queste ragioni le organizzazioni firmatarie chiedono al Governo italiano di "intervenire con misure immediate e concrete: sospendere tutte le esportazioni militari verso gli Emirati arabi uniti e altri Paesi coinvolti nel conflitto; revocare le autorizzazioni già concesse che possano agevolare triangolazioni verso il Sudan; promuovere iniziative diplomatiche urgenti in sede europea e internazionale per aprire corridoi umanitari e avviare un negoziato multilaterale credibile e che coinvolga anche la società civile sudanese impegnata nella promozione della pace e nella risposta umanitaria; garantire la consegna reale e tempestiva degli aiuti umanitari annunciati, con l'impegno di metterne a disposizione altri, dando priorità alle regioni del Darfur e nelle aree a maggiore rischio di carestia; garantire l'erogazione dei fondi promessi e promuovere l'aumento dei fondi in sede europea e internazionale per il Piano di Risposta Umanitaria delle Nazioni Unite ad oggi ampiamente sottofinanziato".







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