Genova - Incontro con Alae Al-Said
- 28 nov 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Roberto Roggero* - Nata a Roma nel 1991, da genitori palestinesi, oggi Alae Al-Said è una affermata autrice. A Genova presenta il libro “Il ragazzo con la kefiah arancione”. Vive a Seveso, laureata in Scienze Internazionali, moglie di un farmacista siriano e mamma di tre figli, rimane legatissima al Paese di origine, la Cisgiordania, di cui ha già scritto nella precedente opera, “Sabun”, del 2019, e dove ha trascorso lunghi periodi.

Il nuovo libro, “Il ragazzo con la kefiah arancione”, è il racconto dell’amicizia fra Ahmad e Loai, una storia che attraversa la drammatica guerra del 1967 quando Israele ha attaccato Palestina, Giordania, Egitto e Siria. La Guerra dei Sei Giorni, causa di mali e ferite ancora aperte e sanguinanti. Ahmad e Loai sono messi prepotentemente di fronte alla terribile realtà della guerra, testimoni di una seconda Naqba, come già nel 1948. Un racconto crudo e reale che si snoda fino al 1994 con un doppio finale che spiega la sempre viva forza di una popolazione non disposta a rinunciare alla propria terra.
Alae racconta, dietro le righe, la propria visione. E’ stata diverse volte in Cisgiordania, nella città natale della madre, Nablus, è tornata a Tulkaerm, e a Gaza è stata testimone oculare dell’uccisione del piccolo Mohammed Al-Durra fra le braccia del papà, nel settembre 2000, durante la Seconda Intifada. Ha chiesto al perché gli israeliani avevano ucciso a sangue freddo due persone disarmate e impaurite che si riparavano dietro a un muro…una domanda che ha mille risposte e nessuna… Intanto la Cisgiordania è cambiata da quando l’ha vista da bambina: prima era ricca di uliveti, oggi di posti di blocco, filo spinato, soldati armati, e una situazione sociale e culturale ben diversa. In ogni caso, Alae non esclude a priori che un giorno potrebbe tornare in Cisgiordania, dove ha una sorella a Hebron, che prima dell’occupazione israeliana si chiamava Al-Khalil, sebbene sia circondata da un muro con sentinelle armate. Ed è appunto nella vecchia Al-Khalil che si ambienta il romanzo “Il ragazzo con la kefiah arancione”, nel quale descrive anche i cambiamenti sociali.

Una volta alle donne non era consentito lavorare fuori casa, oppure dedicarsi agli studi, mentre oggi scuole e università sono piene di studentesse. Uno dei personaggi del racconto è docente di matematica e vuole continuare a insegnare anche dopo il matrimonio. Il tutto considerando che i palestinesi sono costretti in un contesto manifestamente coloniale, di occupazione militare, condizione che fa entrare la politica anche all’interno delle famiglie, dove la donna che mette al mondo dei figli sfida apertamente la volontà di sterminio della potenza occupante. Il conflitto fra palestinesi e israeliani è inevitabilmente il sottofondo costante, specie per i numerosi palestinesi direttamente colpiti dalla prepotenza israeliana. Alae racconta che il cugino è stato arrestato, incarcerato e ha subito torture.
Alae Al-Said parla anche della possibilità di vedere realizzata la tanto decantata Soluzione a Due Stati, ma confessa di non vedere molte possibilità che avvenga, perché vorrebbe dire una Palestina sovrana, con un proprio spazio aereo, una capitale, un esercito regolare per la propria difesa, cioè una soluzione adatta a un tempo di pace, e l’attuale condizione di certo non lo è. Per vedere realizzato uno Stato di Palestina prima sarebbe necessario concedere ai palestinesi la propria libertà, libertà e giustizia, mentre il sionismo prevede solo di essere superiore a chiunque altro. Bisognerebbe tornare al periodo prima del sionismo in cui cristiani, musulmani, ebrei vivevano in pace fra loro.
(*Direttore responsabile Assadakah News)







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