Giordania - Il vescovo Iyad Twal parla ai media vaticani
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Elisabetta Pamela Petrolati (Assadakah News) - Al termine della messa del 9 gennaio in occasione del pellegrinaggio al sito del Battesimo di Gesù ad Al-Maghtas, sulla riva est del fiume Giordano, monsignor Iyad Twal ha incontrato i media vaticani. In questa occasione ha lanciato messaggi importanti sul ruolo dei cattolici in Terra Santa che, a suo parere, hanno l’importante compito di tracciare un concreto cammino verso la vera unità, superando le differenze religiose e culturali.
I fedeli della Giordania, secondo quanto detto dal monsignore, possono essere un esempio di coesistenza e di collaborazione e ha lanciato un appello ai pellegrini affinché tornino a visitare i luoghi santi per condividere la fede e per tracciare e costruire un percorso di pacificazione.
Il vescovo Twal ha poi sottolineato che la chiesa del Battesimo, inaugurata un anno fa, costituisce un luogo cruciale in tal senso e che “fortifica la spiritualità di questo popolo, rafforzandone anche l’identità nazionale”. Un sito che aiuta “a sentire, a sperimentare, a scoprire come si può essere cristiani in Terra Santa, nel luogo della nostra fede, dei nostri dogmi”. Compito che è anche della Chiesa di Giordania “accogliere fratelli e pellegrini e, come cristiani, vivere la fede ed essere devoti ai luoghi santi”.
Nelle sue dichiarazioni ha espresso la centralità del ruolo dei cattolici. Per l’occasione della celebrazione del 9 gennaio sono arrivati cattolici da tutto il Paese, coloro che rappresentano la parte più grande del Patriarcatolatino di Gerusalemme, che copre i fedeli in quattro Paesi: Israele, Palestina, Giordania e Cipro. Sono loro che potranno rappresentare l’azione propulsiva rispetto a un dialogo di pace, ha indicato Twal, e la Chiesa locale “lavora perché si costruiscano giustizia e pace giusta per tutti, per la Terra santa, per la Giordania, per i territoti palestinesi, per la Galilea”, sempre confidando “nell’aiuto del Signore, perché senza non ce la facciamo”.
Il cammino è difficile e il vicario non lo ha nascosto, ma ha ribadito che occorre volontà escludendo le differenze, evitando di soffermarsi sulle diversità che sono proprie di ogni nazione. Ha affermato che la Giordania è un esempio di pacifica convivenza, sostenuta da una “forte cultura dell’ospitalità e della reciproca accettazione, così come dal vivere l’appartenenza alla nazione e alla famiglia Hashemita, il che definisce unità e identità”.
(Foto e notizie da Vatican News)







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