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Shireen Abu Akleh - A un anno dalla morte, assassini ancora impuniti

Aggiornamento: 12 mag 2023

Roberto Roggero - E’ trascorso un anno dal giorno in cui la collega giornalista Shireen Abu Akleh è stata deliberatamente uccisa, mentre stava coprendo una delle molte irruzioni delle forze di occupazione israeliane alla periferia della cittadina palestinese di Jenin. Nessuna sorpresa. Solo vergogna per la totale impunità nei confronti dei responsabili. Ancora una conferma di come l’occupante israeliano possa agire indisturbato e senza il minimo timore di incorrere in punizioni o provvedimenti legali.

Il Comitato Protezione Giornalisti (CPJ) accusa Israele di non aver indagato adeguatamente sull’uccisione di Shireen, né sull’uccisione di almeno altri 20 giornalisti dal 2001, in prevalenza palestinesi, e fra cui quali figura anche un italiano, il giornalista Raffaele Ciriello, oltre a un collega britannico. Una gravissima violazione del diritto di libertà di informazione.

Nel caso di Abu Akleh, colpita alla testa, il rapporto del CPJ rileva che nessuno è stato ritenuto responsabile della sua morte, aggiungendo che l’uccisione della giornalista non è stata un evento isolato. Nessun colpevole, nessun processo, niente di niente. E la comunità internazionale rimane a guardare o peggio, volta la testa.

Oltre a Shireen Abu Akleh, da ricordare anche Yasser Murtaja e Ahmed Abu Hussein, entrambi colpiti da cecchini israeliani mentre coprivano le proteste palestinesi presso la recinzione di Gaza nel 2018. Il sindacato dei giornalisti palestinesi all’epoca accusò Israele di averli presi di mira “deliberatamente”. E tutti sappiamo che è la verità.

Anche se si è trovato il proiettile israeliano che ha ucciso Abu Akleh, e anche se si trovassero filmati che mostrano il volto di chi ha sparato, questo sarà trattato dagli israeliani come un eroe al di sopra di ogni sospetto.

Dopo un anno, nessuno sa chi ha ucciso Abu Akleh, ed è il il risultato della pressante propaganda israeliana: seminare dubbi che gli israeliani sono pronti ad afferrare come fatti e giustificazioni, anche se il mondo non ci crede e di solito ha ragione. Lo spirito è lo stesso: i soldati israeliani hanno il permesso di sparare a piacimento, e quelli che non sono stati puniti per numerose precedenti uccisioni, probabilmente sono gli stessi che hanno sparato a Shireen, morta facendo il suo lavoro. È stata una giornalista più coraggiosa di tutti i giornalisti israeliani messi insieme. Si è recata a Jenin e in molti altri luoghi occupati, dove raramente o mai si sono recati, e ora devono chinare il capo in segno di rispetto e di lutto. Avrebbero anche dovuto smettere di diffondere la propaganda diffusa dai militari e dal governo sull’identità dei suoi assassini. Fino a prova contraria, oltre ogni ombra di dubbio, la conclusione predefinita deve essere: l’esercito israeliano ha ucciso Shireen Abu Akleh.

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