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Sudan - Cresce la presenza russa

Assadakah News - A distanza di un anno dall'inizio del conflitto in Sudan i riflettori ritornano ad essere puntati su questo conflitto. La guerra che ha causato quattordicimila morti oltre a milioni di rifugiati. All'origine del conflitto c'è una rivolta da parte di milizie para militari contro l'esercito regolare. Dietro i rivoltosi c'è certamente il gruppo Wagner e la presenza di aziende russe sul territorio, ricco di petrolio e giacimenti minerari. Inoltre è noto l'interesse russo per acquisire un porto nel mar Rosso.

La presenza russa non si ferma al Sudan. In aprile è stato segnalato in Libia, a Tobruk l'approdo di alcune navi russe scortate dalla marina militare russa cariche di armi e di materiale per la logistica. Purtroppo nell'area controllata dal generale Haftar i russi sono ben accolti. In Libia dove è presente anche l'Eni, con un gasdotto che la collega con Gela, in Sicilia, i russi non hanno solo interesse al petrolio ma al controllo aereo dell'area. Infatti hanno realizzato degli aeroporti da dove se supportati dalla logistica necessaria potrebbero acquisire un controllo sullo spazio aereo. I russi sono i benvenuti perché non pongono problemi se i paesi sono autocratici o se sono corrotti. I russi hanno una forte presenza in Siria con un porto militare e dove hanno appoggiato Bashar Al-Assad. La presenza russa inoltre è molto consistenti nell'Africa del Sahel. Hanno colmato uno spazio lasciato dai francesi che sono stati costretti a ritirarsi. E forse si ritireranno anche gli americani, presenti con due aeroporti militari e già invitati dai generali golpisti ad andarsene. In questi paesi i russi promettono un appoggio diretto nella lotta contro le milizie dei movimenti islamici integralisti. La Russia ha in realtà ben quattro basi portuali importanti sul proprio territorio ma ad eccezione di quella di Vladivostok sul Pacifico le altre si trovano su mari chiusi - nel mar Nero e ne mar Baltico - o nel mar glaciale artico bloccato dai ghiacci dieci mesi all'anno. Da sempre puntano a porti sicuri sull'Atlantico o sull'oceano indiano.

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