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Arabia Saudita - Si rafforza la partnership con Pechino

Roberto Roggero - Secondo le più recenti proiezioni, i rapporti fra Arabia Saudita e Stati Uniti stanno attraversando un brusco rallentamento, a tutto vantaggio di Pechino.

Il presidente cinese Xi Jinping è stato accolto con tutti i possibili onori in occasione del vertice die Consiglio di Cooperazione del Golfo, al quale il leader cinese ha partecipato in qualità di partner commerciale, avvenimento senza precedenti.

L’Arabia Saudita è il primo acquirente globale di armamenti e i principali fornitori sono, da anni, gli Stati Uniti, ma nel periodo 2017-2021 le importazioni di armi cinesi sono aumentate di quasi il 300%, rispetto al 2012-2016. La cooperazione militare con i sauditi rivela l’aspirazione di Pechino a pesare di più in Medio Oriente, con l’Arabia Saudita fondamentale per la crescita della Cina, a cui la maggior parte del greggio arriva dal Golfo Persico.

Xi Jinping è stato ricevuto dal principe Mohammed bin Salman al palazzo Al-Yamamah fra bandiere cinesi e saudite, mentre i la Guardia Reale a cavallo, scortava la sua auto. Uno sfarzo in palese contrasto con l’accoglienza che lo scorso ottobre è stata riservata al presidente americano Biden. Anzitutto, Pechino e Riyadh hanno ridefinito le relazioni firmando un accordo di partenariato strategico globale che, tra le altre cose, include il coordinamento tra il piano saudita di riforme Vision 2030 e il progetto infrastrutturale cinese Belt and Road Initiative. Le società dei due Paesi hanno inoltre firmato 34 accordi di investimento che coprono diversi settori, tra i quali i settori dell’energia verde, della tecnologia dell’informazione, dei servizi cloud, dei trasporti, della logistica, delle industrie mediche, dell’edilizia abitativa e delle costruzioni.

Questo il quadro generale, ma c’è molto altro, in particolare i piani cinesi per espandersi nel mondo arabo, nell’area del Golfo, da decenni terreno di influenza degli Stati Uniti.

Xi Jinping ha sottolineato che la sua visita nel regno inaugurerà una nuova era nelle relazioni tra la Cina e il mondo arabo, con gli Stati arabi del Golfo e con l’Arabia Saudita: “Il mondo arabo è un protagonista del mondo in via di sviluppo e una forza chiave per sostenere l’equità e la giustizia internazionali“, ha dichiarato Xi, aggiungendo che il popolo arabo apprezza l’indipendenza, si oppone alle interferenze esterne, si oppone alla politica di potere e alla prepotenza, e cercare di fare progressi.

Come se non bastasse, poco dopo l’arrivo del presidentissimo cinese, nella capitale saudita sono giunti anche i leader arabi invitati da bin Salman per partecipare al vertice sino-arabo. Il presidente egiziano Abdel Fattah Sisi è stato tra i primi a raggiungere Riad, assieme al presidente palestinese Mahmud Abbas (Abu Mazen) e al collega sudanese Abdel Fattah Burhan. Presenti anche il premier iracheno Muhammad Sudani, il libanese Najib Miqati, il presidente tunisino Kais Saied e il premier del Marocco Aziz Akhannouch. Archiviato il summit con il principe saudita e con i rappresentanti del mondo arabo, Xi ha preso parte ad un terzo summit, quello con i leader dei Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo, l’alleanza filo-saudita di cui fanno parte Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Kuwait e Oman.

Come dimostrano gli ultimi accordi cino-sauditi, è probabile che Riyadh continuerà ad avvicinarsi a Mosca e Pechino in nome dei propri interessi. Attenzione però, perché il Medio Oriente non è soltanto un punto di congiunzione tra Europa, Africa e Asia – e già questa caratteristica lo rende un hub chiave per il programma infrastrutturale transcontinentale cinese della BRI – ma è anche la principale fonte di petrolio greggio importato dalla Cina. I numeri parlano chiarissimo: nel 2021, il commercio bilaterale tra Arabia Saudita e Cina ha toccato gli 87,3 miliardi di dollari, facendo segnare un aumento del 30 per cento rispetto al 2020. Sempre un anno fa, le importazioni cinesi di greggio dall’Arabia Saudita si sono attestate a 43,9 miliardi di dollari, rappresentando il 77 per cento delle importazioni totali di merci dal regno.

Dal momento che gli Stati Uniti hanno concentrato la loro attenzione nell’Indo-Pacifico, allentando la loro presenza in Medio Oriente e nei Paesi del Golfo, la Cina ha pensato bene di riempire questo vuoto geopolitico. Per Pechino, tra l’altro, le praterie sembrerebbero essere piuttosto vaste. In particolare, ciascuna nazione della regione presenta particolari problemi che il Dragone potrebbe, a suo modo, risolvere.

Intensificando la cooperazione Stato per Stato, la Repubblica Popolare Cinese ha buone probabilità di raggiungere risultati concreti. Giusto per fare alcuni esempi, la Palestina vorrebbe l’aiuto e il sostegno della Cina nella costruzione della nazione, l’Egitto auspica più commercio e una più intensa cooperazione votata allo sviluppo, mentre il Sudan necessita aiuti per garantire la stabilità nazionale. Allo stesso tempo, la Cina vuole esportare la propria tecnologia, oltre che approfondire gli investimenti cinesi in aree strategiche come porti, miniere, Difesa e tecnologia nucleare. Il tutto nell’ambito di relazioni senza vincoli né interferenze politiche su questioni che allarmano l’Occidente come la violazione dei diritti umani. Gli Stati Uniti sono preoccupati che la Cina stia invadendo la propria sfera di influenza nella regione.

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