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Artsakh - Attacchi azeri, morti e feriti mentre l'Occidente tace


Letizia Leonardi (Assadakah Roma News) -

Ancora sangue e ancora dolore per gli armeni dell'Artsakh, barbaramente e nuovamente attaccati dall'Azerbaijan. Sono tre le vittime accertate tra i soldati dell'esercito di difesa armeno. Non ci sono più David Mirzoyan di 44 anni, comandante che già si era distinto per la sua abnegazione e il suo coraggio nella guerra dei 44 giorni del 2020; Ararat Tevosyan di 32 anni di Hadrut, che aveva perso la casa, occupata dal nemico azero, nella guerra del 2020 e si era stabilito in Armenia. Anche lui era in prima fila per difendere l'Artsakh e poi Ishkan Ohanyan che aveva 28 anni, la più giovane vittima. Si parla di altri 3 morti e di feriti dall'ignobile attacco azero con i droni turchi di ultima generazione. Attacchi vigliacchi...Come gli avvoltoi il dittatore di Baku Aliyev, con l'appoggio del suo omologo turco Erdogan, approfitta sempre dei momenti di fragilità per attaccare il popolo pacifico della Repubblica d'Artsakh. Mentre tutti i riflettori del mondo sono puntati sulla guerra tra Russia e Ucraina il governo di Baku, in barba agli accordi di pace e alla presenza delle forze russe, ricomincia l'attività bellica.

Il Ministero degli Esteri armeno ha dichiarato che la popolazione del Nagorno Karabakh si aspetta che il contingente russo di mantenimento della pace intraprenda misure concrete e visibili per risolvere la situazione e prevenire nuove vittime e ostilità.

Intanto gli armeni del Nagorno Karabakh sono ancora da giorni senza gas e riscaldamento per un atto di sabotaggio del gasdotto da parte dell'Azerbaijan che, con il clima gelido rischia di provocare una catastrofe umanitaria. Adesso, come nel 2020, sta passando tutto sotto silenzio. Come mai per l'Ucraina si sta muovendo tutto il mondo, della guerra con la Russia se ne parla 24 ore su 24, si stanno stanziando armi e risorse in aiuto dell'Ucraina mentre la questione armena non interessa? La destabilizzazione della Regione caucasica non pare importante? Dove sta la Russia? Chi ha venduto l'Artsakh e in cambio di cosa? Perché se l'Azerbaijan attacca indisturbata evidentemente c'è qualcuno che glielo consente. Recenti dichiarazioni rilasciate dai Ministeri degli Affari Esteri e della Difesa dell'Azerbaijan indicano ancora una volta in modo palese che l'obiettivo della politica azera è la violenza e il terrore sistematica contro il Nagorno Karabakh in modo da realizzare il risultato di una pulizia etnica negli insediamenti armeni nel Nagorno Karabakh. Così sarà più facile per gli azeri annettersi ciò che è ancora rimasto agli armeni.

Due giorni fa, il 24 marzo, le forze armate azere hanno occupato il villaggio di Parukh nel Nagorno-Karabakh dopo continui bombardamenti degli insediamenti armeni e delle infrastrutture civili e dopo l'intensificarsi di minacce da parte degli azeri che, con altoparlanti invitavano gli abitanti armeni a lasciare la zona del villaggio di Khramort, vicino al villaggio di Parukh,

Pare che questa ennesima aggressione azera, nell'area di responsabilità delle forze di pace della Federazione Russa, fosse programmata in palese disprezzo degli impegni presi con la firma, il 9 novembre 2020, della Dichiarazione Trilaterale che prevedeva, oltre al cessate il fuoco, che le parti restassero nei territori, senza ulteriori espansioni.

La comunità internazionale non può continuare a stare a guardare, Si capisce il fatto che l'Occidente, ora più che mai, voglia lasciare aperto il dialogo con la Turchia e l'Azerbaijan per la questione immigrazione e quella energetica ma, se pare pericolosa la volontà di espansione della Russia, altrettanto pericolosa è la destabilizzazione del Caucaso. L'Occidente non può farsi ricattare continuamente da tutti e lasciare gli armeni, come sempre, in un cantuccio a combattere e a difendersi da soli contro il gigante musulmano. E che ne è della Russia? L'intervento della Turchia a fianco dell'Azerbaijan nell'ultimo conflitto potrebbe essere finalizzato a un nuovo accordo con la Russia contro l'Occidente e adesso più che mai a Putin fa molto comodo la potenza militare di Erdogan, molto più comoda di un Artsakh che nulla può offrire ma che chiede di essere aiutato a difendersi. Putin ha forse barattato l'Artsakh con l'appoggio contro l'Occidente? Gli armeni sembrano un vaso di cristallo tra un branco di elefanti in movimento per nuovi assetti geopolitici.

E mentre gli armeni del Nagorno Karabakh chiedono il mantenimento della pace e l'aiuto dell'Occidente e della Russia, il loro grido si perde nel fracasso mediatico della guerra tra Russia e Ucraina. L'esercito di difesa dell'Artsakh sta adottando adeguate misure precauzionali e di contenimento per neutralizzare possibili minacce ma i morti e i feriti ci sono e potrebbero aumentare. Anche la parte azera ha subito perdite significative nello scontro a fuoco nell'area di Parukh ma i reparti delle forze armate azere hanno nuovamente messo in atto azioni aggressive, mediante l'impiego di armi da fuoco di vario calibro, tentando di avanzare in direzione del confine orientale della Repubblica dell'Artsakh, sempre nell'area sotto il controllo delle truppe russe di mantenimento della pace.

Il Primo ministro dell'Armenia, Pashinyan, ha avuto una conversazione telefonica con il presidente russo Putin riguardo la situazione lungo la linea di contatto e si è svolta anche una riunione del Consiglio di sicurezza dell'Artsakh, presieduto dal Presidente Harutyunyan. Sia la Francia che gli Stati Uniti hanno espresso preoccupazione per quanto sta accadendo e hanno invitato le truppe azere a ritornare alle loro originarie posizioni. Speriamo che, oltre alle parole, agli inviti l'Occidente faccia qualcosa, come si sta adoperando per l'Ucraina, perché anche la destabilizzazione della Regione del Caucaso non è meno insidiosa rispetto a ciò che sta succedendo in Ucraina.


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