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Associazione di Amicizia Italo-Araba: la cultura diventa diplomazia popolare

  • 4 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

 Wael Almawla – scrittore e giornalista

 

Nel suo anniversario della fondazione, l’Associazione di Amicizia Italo-Araba non viene ricordata soltanto come un contenitore culturale, ma come uno spazio vivo di dialogo e un ponte umano che collega le due sponde del Mediterraneo, lontano dal frastuono della politica e dalle sue oscillazioni. Fin dalla sua nascita, l’associazione ha cercato di radicare il significato dell’amicizia come atto di conoscenza reciproca, non come slogan effimero, e di trasformare la cultura da lusso elitario in uno strumento reale di avvicinamento tra i popoli.

L’associazione ha svolto un ruolo rilevante nel far conoscere la cultura araba in Italia e quella italiana nel mondo arabo, attraverso il libro, il pensiero, l’arte e i media, contribuendo a smantellare stereotipi e ad aprire finestre di comprensione condivisa, in un’epoca in cui si allargano le distanze dell’incomprensione e cresce la paura dell’altro.

Oggi, di fronte alle profonde trasformazioni che attraversano il mondo, l’importanza di questo ruolo si fa più evidente che mai. Il futuro impone all’associazione di continuare a sviluppare i propri strumenti, di aprirsi alle nuove generazioni, allo spazio digitale e a iniziative transnazionali, capaci di rendere il dialogo culturale un’azione quotidiana e incisiva, non una semplice ricorrenza stagionale.

L’Associazione di Amicizia Italo-Araba rappresenta, nella sua essenza, un modello vivo di diplomazia popolare: una diplomazia che non si gestisce nei palazzi, ma nelle menti e nei cuori; che non nasce soltanto dagli accordi ufficiali, ma dagli incontri umani, dalla parola sincera e dall’interazione culturale libera.

Nel giorno della sua fondazione, l’associazione viene celebrata non solo per ciò che ha realizzato, ma per ciò che potrà realizzare in futuro, come piattaforma di avvicinamento, spazio di speranza e messaggio che afferma che l’amicizia tra i popoli è possibile — anzi, necessaria — in un mondo che ha più che mai bisogno di ponti, non di muri.

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