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Azerbaijan - Aliyev e l’impunità internazionale

  • 24 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Letizia Leonardi (Assadakah News) - Nel panorama geopolitico contemporaneo, pochi leader godono di una simile combinazione di potere interno e relativa immunità dalle sanzioni internazionali come Ilham Aliyev, presidente dell’Azerbaijan. Non è un errore di percezione: nonostante accuse pesanti da parte di parlamentari europei e organizzazioni per i diritti umani, non esistono oggi sanzioni individuali mirate contro Aliyev comparabili a quelle imposte ad altri leader accusati di gravi violazioni dei diritti umani o di repressione politica, come accaduto al presidente del Venezuela Maduro. Questo è il punto da cui partire per comprendere come il petrolio, la geostrategia e il commercio energetico influenzino la risposta dell’Occidente, tanto quanto la narrativa politica attorno al Caucaso.

Il Parlamento europeo ha condannato duramente il record dei diritti umani dell’Azerbaijan, denunciando repressione di attivisti, giornalisti e oppositori, e ha chiesto che la politica energetica dell’UE non dipenda dall’export di gas azero senza condizioni. Tuttavia, quelle risoluzioni, pur ferme nel linguaggio, non si sono tradotte in sanzioni personali contro Aliyev o altri suoi alti funzionari.

Allo stesso tempo, il Model European Parliament ha definito la situazione nel Nagorno Karabakh “pulizia etnica” e hanno invitato l’UE a considerare sanzioni mirate, senza che queste siano state attuate finora.

Secondo Human Rights Watch, il governo di Baku mantiene una lunga e sistematica repressione nei confronti di critici, attivisti, avvocati e media indipendenti, con arresti e accuse giudiziarie considerate politicamente motivate. Le restrizioni alle ONG e le misure legali restrittive rendono difficile qualunque spazio di dissenso interno. Nel 2025, la Parliamentary Assembly del Consiglio d’Europa ha rifiutato di ratificare la delegazione azera, citando il mancato rispetto degli impegni in materia di diritti uman

Nel settembre 2023, l’Azerbaijan ha lanciato un’operazione militare lampo contro il Nagorno Karabakh (Artsakh), ponendo fine di fatto all’amministrazione armene nella regione e portando oltre 100.000 armeni a lasciare i loro villaggi e città.

Questa offensiva, seguita da mesi di blocco delle forniture umanitarie e da una crisi di accesso al cibo e ai medicinali, ha portato parlamentari europei a definire la situazione come equivalente a una pulizia etnica e a chiedere sanzioni contro funzionari azeri responsabili delle violazioni del cessate il fuoco e dei diritti umani.

Organizzazioni come l’Armenian National Committee of America – Western Region (ANCA-WR) hanno pubblicamente sollecitato che Aliyev e altri funzionari siano perseguiti dalla Corte Penale Internazionale (ICC) per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio commessi nel contesto dell’ultimo ciclo di violenze e del blocco del corridoio di Lachin. Tali richieste si basano su denunce di torture, uccisioni extragiudiziarie e condizioni imposte alla popolazione civile. Simili richieste di misure punitive sono state presentate anche sotto la Global Magnitsky Act negli Stati Uniti, chiedendo sanzioni economiche e divieti di viaggio per funzionari azeri coinvolti nelle violazioni dei diritti umani.

Le operazioni militari dell’Azerbaijan, in particolare quelle del 2020, sono state analizzate da Human Rights Watch, che ha documentato attacchi indiscriminati contro aree civili e infrastrutture urbane a Stepanakert (Khankendi), sollevando dubbi sulla conformità con il diritto internazionale umanitario.

Parallelamente, l’organismo internazionale ha registrato casi di esecuzioni extragiudiziarie di soldati armeni durante i combattimenti nel 2020.

Una chiave fondamentale per capire la differenza tra la reazione verso l’Azerbaijan e quella verso altri regimi sanzionati è economica e strategica: l’Azerbaigian è un fornitore importante di petrolio e gas verso i mercati europei, parte di accordi energetici di lungo corso che hanno reso le capitali occidentali più prudenti nel voler imporre sanzioni drastiche che potrebbero mettere a rischio forniture. Si tratta di un ragionamento geopolitico dei fatti, non di un’interpretazione ideologica.

Questa realtà non cancella le accuse di repressione o le critiche per le operazioni militari, ma spiega perché ad oggi nessuna misura punitiva di vasta portata è stata adottata, pur con forti richiami parlamentari e richieste di revisione delle relazioni esterne tra UE e Azerbaijan.

La narrazione secondo cui Aliyev sarebbe completamente “impunito” non è priva di contesto: non esiste un pacchetto di sanzioni mirate approvato contro di lui o contro il regime azero; le critiche internazionali esistono, e sono significative, ma non si sono tradotte in strumenti punitivi comparabili a quelli applicati ad altri leader accusati di gravi violazioni.

La diplomazia occidentale misura da una parte le violazioni dei diritti umani e il rispetto degli impegni internazionali, e dall’altra considera interessi strategici, in particolare energetici, che mantengono aperti i canali di dialogo con Baku. È questa combinazione di pressione politica, critiche istituzionali e realpolitik che oggi definisce il singolare “regime di responsabilità” di Aliyev sulla scena internazionale.

(Foto Diario Armenia)

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