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"Cometa per Gaza", un progetto concreto

"Cometa per Gaza" è un piano di salvataggio del popolo palestinese, rivolto a tutti coloro che hanno un impellente desiderio di adoperarsi per la causa palestinese.

L’estrema gravità della situazione attuale ci impone di agire subito, e per farlo l’unica strada che vediamo possibile è quella di unire le forze, come Istituzioni e come popolo Italiano.

Nel nostro Paese già operano tante realtà a favore della suddetta causa, in vario modo e ognuna vocata ad un particolare aspetto del soccorso; ma crediamo sia arrivato il momento di unire con tutta la dovuta serietà i vari frammenti in un unico forte organismo, e chiediamo che il Governo Italiano ne sia capofila.

Per questo abbiamo inviato una lettera aperta alle autorità Italiane - Presidente della Repubblica, Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, Ministero degli Interni, Ministero della Salute, Ambasciata d’Italia al Cairo, Consolato Generale d’Italia a Gerusalemme - proponendo un motivato piano di azione ed esprimendo la volontà di renderci disponibili alla cooperazione per attuarlo, insieme a tutti coloro che lo vorranno insieme a noi.

La proposta viene avanzata dai sottoscritti cittadini italiani e riguarda l’opportunità di veicolare in modalità protetta individui palestinesi in condizioni di urgente necessità di assistenza medico-sanitaria a causa del noto conflitto in atto, dal proprio territorio a tutte le strutture sanitarie disponibili allo scopo su territorio nazionale italiano, al fine di salvaguardare la loro esistenza.

Italia in azione

Di recente l’Italia, nella sua azione governativa, ha già attivato con successo alcune operazioni di soccorso a favore della popolazione palestinese, a partire dal progetto Interministeriale che ha visto l’arrivo nella nostra patria di un gruppo di fanciulli feriti nel conflitto, e a cui è stata garantita assistenza sanitaria in alcune strutture ospedaliere, quali il Gaslini, il Bambin Gesù, il Santo Bono, il Meyer ed altri.

Duplice emergenza sanitaria

In considerazione del fatto che il danno attualmente subìto dalla popolazione palestinese coinvolta nel conflitto può essere declinato in duplice modo: danno fisico - in termini di gravi lesioni corporee causate dai bombardamenti, di grave malnutrizione causata dalla privazione di cibo e acqua, e di grave malattia secondaria alla mancanza di medicinali e assistenza sanitaria, dei minimi requisiti di igiene e dalla continua esposizione alla decomposizione dei cadaveri, di impossibilità per le gestanti di portare a termine la gravidanza o per i nuovi nati di essere allattati al seno materno,  artificialmente per mancanza di acqua, o addirittura di poter sopravvivere. La lista sarebbe lunga; danno psicologico - data la totale perdita delle condizioni minime indispensabili di vita, la perdita dei propri averi, delle proprie abitazioni, della propria famiglia e dei propri cari – si pensi, ma non solo, alle migliaia di bambini per cui è stato coniato l’apposito acronimo WCNSF (Wounded Child No Survived Family), la continua esposizione ai bombardamenti, la continua fuga da un estremo all’altro del territorio palestinese in cerca di salvezza, e dunque l’esposizione incessante al terrore per il rischio di morte imminente, la privazione del sonno per via della costante allerta, dei bombardamenti e delle incursioni notturne e della conseguente urgenza di fuggire, e non ultimo le brutali condizioni di detenzione amministrativa operata nelle carceri israeliane subìte dai detenuti palestinesi, perfino fanciulli in tenera età, e che ora si trovano anche sotto il fuoco della guerra. Danni di cui ancora non si può quantificare, né tantomeno immaginare, la portata e la durata nel tempo futuro; riteniamo, dunque, che quanto sopra descritto rientri coerentemente in un quadro di grave emergenza sanitaria, e che dunque tutta la popolazione che attualmente si trova nei territori coinvolti nel conflitto sia da considerarsi complessivamente in urgente necessità di assistenza medico-sanitaria e umanitaria.

PER MAGGIORI INFORMAZIONI E ADERIRE A “COMETA PER GAZA”:

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