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Cop27 – Palestina per l’Ambiente

(Ambasciata di Palestina in Italia) - Primo Ministro palestinese Mohammad Shtayyeh ha dichiarato che il mondo è ancora lontano dall'obiettivo fissato dalla Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici, perché i firmatari del Patto di Parigi non hanno ridotto le emissioni dai loro territori. Intervenendo a nome del Presidente Abu Mazen alla 27esima Sessione della Conferenza delle Parti (COP27) della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), che sta per concludersi a Sharm el-Sheikh, il Primo Ministro ha aggiunto che, invece di diminuire, le emissioni sono in aumento poiché l'effetto dei gas serra è ancora evidente.

Secondo Shtayyeh, occorre investire in energia pulita e rinnovabile, ma i finanziamenti agevolati dai Paesi industrializzati devono trasformarsi in una questione etica e in una responsabilità collettiva, non solo in una fonte profitto. Per questo, devono essere compiuti seri sforzi al fine di raggiungere l'obiettivo desiderato: un adattamento ai cambiamenti climatici, capace di affrontare realtà climatiche letali come inondazioni, siccità, incendi e uragani, che rappresentano “una questione di vita o di morte" per l’intero pianeta.

Gli aiuti dei Paesi ricchi, ha osservato il Premier palestinese, anche se piccoli hanno un grande impatto. D’altra parte, sono i poveri del mondo a pagare il prezzo delle emissioni prodotte dalle società opulente, e il mancato controllo del cambiamento climatico costituisce una lenta condanna a morte non solo dei sistemi economici e ambientali, ma di molte città e Paesi che rischiano di scomparire sotto al mare. Per quanto riguarda la Palestina in particolare, Shtayyeh ha spiegato che l'occupazione israeliana, attraverso gli insediamenti coloniali, distrugge e saccheggia la natura, scaricando i suoi rifiuti solidi e pericolosamente tossici sulle terre palestinesi, e accanendosi in particolare contro gli alberi ivi presenti. Dal 1967 ne sono stati infatti sradicati più di 2,5 milioni, compresi 800.000 ulivi. Così, mentre le risorse nazionali palestinesi estratte predatoriamente dalla potenza occupante ammontano ogni anno a circa 41 miliardi di dollari, studi recenti indicano che il Mar Morto è in pericolo di vita a causa del suo sfruttamento selvaggio da parte di Israele, le risorse idriche della Palestina sono in via di esaurimento, e i palestinesi hanno un deficit idrico di 135 milioni di metri cubi all'anno, con un palestinese che consuma un terzo dell'acqua consumata da un israeliano. Per tutti questi motivi, la Palestina ha ratificato l'accordo sul clima e preparato piani per l'adattamento climatico nei settori dell'acqua, dell'agricoltura, della salute, dei rifiuti solidi, dei trasporti e delle comunicazioni, implementando già da tempo centinaia di progetti nei settori dell'energia pulita, del trattamento delle acque reflue e del loro riutilizzo per l'irrigazione, della conversione dei rifiuti solidi in energia, oltre a portare avanti un programma di inverdimento che prevede la piantumazione di migliaia di alberi all'anno.

La Palestina è dunque disponibile a contribuire agli sforzi internazionali per ridurre gli effetti del cambiamento climatico, salutando con favore l’Iniziativa Verde per il Medio Oriente lanciata dall'Arabia Saudita e sperando di poter beneficiare dei meccanismi tecnici e finanziari predisposti a livello internazionale, come il Fondo Mondiale per l’Ambiente, che purtroppo ancora limita la partecipazione della Palestina al sistema di assegnazioni, per ragioni puramente politiche.

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