El-Fasher, il dolore del Sudan
- 2 nov 2025
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Wael Almawla - Ciò che accade a El-Fasher non è una semplice battaglia passeggera, ma una tragedia che riassume tutto il dolore del Sudan e rivela il crollo dello Stato di fronte al potere delle armi e al conflitto delle lealtà. La città, un tempo cuore pulsante del Darfur, si è trasformata in un cumulo di paura, fame e morte, dove la vita viene annientata, gli ospedali bombardati e le famiglie sfollate senza pietà.
Da oltre un anno, le Forze di Supporto Rapido hanno imposto un assedio soffocante sulla città, tagliando le forniture vitali e spingendo El-Fasher nella carestia e nel silenzio. Secondo i rapporti delle Nazioni Unite, più di 260.000 civili - la metà dei quali bambini - vivono in condizioni disumane. Alla fine di ottobre 2025, le Forze di Supporto Rapido hanno preso il controllo della città dopo il ritiro dell’esercito, dando inizio a una nuova fase di atrocità: esecuzioni sommarie, irruzioni negli ospedali e fosse comuni per le vittime, come documentato da diverse organizzazioni internazionali e regionali.

La tragedia di El-Fasher non è nata oggi: è il risultato di decenni di cattiva governance, politicizzazione della religione e prevalenza degli interessi personali sull’idea stessa di patria. Fin dai tempi di al-Bashir, quando le milizie divennero bracci alternativi dello Stato, è iniziato il conto alla rovescia verso la disgregazione del Sudan. I Janjaweed, impiegati nella guerra del Darfur, sono oggi le “Forze di Supporto Rapido”, una potenza parallela che porta con sé l’eredità della violenza e della divisione.
Ciò che accade a El-Fasher è parte di un piano più ampio per ridisegnare la mappa del Darfur sotto lo slogan dell’“intervento umanitario”, dietro il quale si celano interessi regionali e internazionali volti a controllare le ricchezze della regione (oro, petrolio e minerali rari).
Il Darfur oggi non è solo una terra martoriata, ma una testimonianza dell’impotenza della coscienza mondiale. Mentre i crimini vengono commessi sotto gli occhi di tutti, la comunità internazionale si limita a dichiarazioni di condanna che non portano ad alcuna azione concreta, in attesa di una nuova “tutela internazionale”.
Eppure, nonostante tutta questa devastazione, in Sudan rimane qualcosa per cui vale la pena vivere: la volontà della sua gente semplice, che si aggrappa alla speranza e vede in El-Fasher un simbolo della dignità di una nazione che vuole risorgere dalle macerie.
Oggi El-Fasher è una ferita aperta nel corpo arabo e africano, un grido che dice che le patrie non si difendono con gli slogan, ma con la giustizia, la cittadinanza e la responsabilità. E se questo sanguinamento non si fermerà, il Sudan resterà minacciato di diventare una nuova mappa disegnata da mani straniere.







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