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I Paesi Arabi, i maggiori clienti per il rilancio dell'economia italiana



National News Agency NNA- Talal Khrais - Roma - L'anno 2020 è stato un anno nero per l'Italia, sia per le vittime causati dal coronavirus, sia per i riflessi negativi che ha avuto la pandemia sull'economia. Secondo l'ultimo rapporto Ocse oltre 33 giovani su 100 sono senza lavoro e si può tranquillamente sostenere che questa situazione di emergenza ha penalizzato soprattutto il settore giovanile.

Il tasso di disoccupazione è aumentato dal 9,5% del quarto trimestre 2019 al 10,5% di maggio 2021. Se consideriamo il comparto giovanile, il tasso di disoccupazione è passato dal 28,7% del periodo pre-pandemia al 33,8% rilevato a gennaio 2021, .

Ma attenzione non tutto è negativo . Nei primi mesi dell’anno in corso lo scenario internazionale è stato caratterizzato da una decisa ripresa del commercio mondiale e da un progressivo miglioramento dei livelli produttivi, seppure con tempistiche e ritmi eterogenei tra i vari Paesi.

I 22 Paesi Arabi rimangono tra i migliori acquirenti del made in Italy, terzo partner dopo il mercato Europeo, e gli Stati Uniti.

Ma vediamo qualche cifra: per l’Italia si prevede una sostenuta crescita del Pil, sia nel 2021 (+4,7%) sia nel 2022 (+4,4%).

Nella previsione del biennio 2021-2022 l’aumento del Pil sarà determinato dalla domanda interna al netto delle scorte (rispettivamente +4,6 e +4,5 punti percentuali) trainata dagli investimenti (+10,9% e +8,7%) e, con un’intensità minore ma significativa, dalla spesa delle famiglie e delle ISP (+3,6% e +4,7%).

La domanda estera netta sembrerebbe contribuire marginalmente al processo di recupero, con un apporto positivo nell’anno corrente (+0,1 p.p.) e negativo nel 2022 (-0,1 p.p.) mentre le scorte fornirebbero un contributo nullo nell'orizzonte di previsione.

L’evoluzione dell’occupazione, misurata in termini di ULA, sarà in linea con quella del Pil, con una accelerazione nel 2021 (+4,5%) e un aumento nel 2022 (+4,1%). L’andamento del tasso di disoccupazione rifletterà la progressiva normalizzazione del mercato del lavoro con un aumento nell’anno corrente (9,8%) e un lieve calo nel 2022 (9,6%).

Il deflatore della spesa delle famiglie residenti aumenterà dell’1,3% nell’anno corrente, spinto dalla risalita dei prezzi dei beni energetici, per poi registrare una decelerazione nel 2022 (+1,1%).

Lo scenario presentato considera anche gli effetti della progressiva introduzione degli interventi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).





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