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Il ruolo di Giovanni Paolo II nella chiesa libanese

Camille Eid - Onomastici e chiese libanesi - Una puntata speciale sul ruolo giocato da Giovanni Paolo II nelle vicende libanesi, che meriterebbe in verità un libro intero. Nessuno, infatti, ha sottolineato con maggior forza la vocazione del Libano. Sua poi è la famosa formula ripresa a ogni occasione dai libanesi: “Il Libano è più di un Paese, è un messaggio di pluralismo per l’Oriente e l’Occidente”.

L’attenzione straordinaria che Giovanni Paolo II ha manifestato l’ha indotto nel 1995 a consacrare al Libano un’assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per il nostro Paese cui ho avuto l'onore di partecipare in qualità di traduttore in arabo dei discorsi e documenti.

Due anni più tardi, nel 1997, papa Wojtyla si è recato in una visita storica a Beirut per la pubblicazione dell’Esortazione Apostolica “Una speranza per il Libano” che ho seguito come inviato di Avvenire. Ma tutto questo interesse ha una spiegazione. Ecco un racconto sorprendente tratto dal libro "Devastazione e redenzione" del collega Fady E. Noun: "Lo si deve a Gilberte Doummar, una madre di famiglia del movimento dei Focolari, che ha rappresentato il Libano, per lunghi anni al Pontificio consiglio per i laici. A questo titolo si è spesso recata in Vaticano, e ha incontrato a diverse riprese, il Papa e i suoi collaboratori più vicini.

Ecco la sua testimonianza: “Siamo nel 1984, durante la prima assemblea del Pontificio Consiglio per i Laici. Siamo riuniti nella Sala Clementina, Il cardinale Pironio, allora presidente di questo Consiglio, mi presenta al Papa. Lo ringrazio per tutto quello che fa per il Libano, e mi risponde: ‘Sì, il Libano è al centro delle mie preoccupazioni, delle mie preghiere’. La sera stessa incontro un amico di lunga data del Papa, lo scrittore Stephane Vilkanovitch, e gli dico: ‘Il Papa ha un amore speciale per il Libano. Come mai, perché’? Mi risponde: ‘Lo incontro questa sera. Gli pongo la domanda’.

Il giorno dopo mi dice: ‘Ho la risposta. Eccola. Quando, nell’ottobre 1978, dopo la sua elezione, è uscito per salutare la folla su piazza San Pietro, e all’epoca i cartelli e gli striscioni erano proibiti, è saltato fuori un cartello: ‘Santo Padre, salvi il Libano!’, prima di essere fatto sparire rapidamente. E, ha detto il Santo Padre, quel messaggio l’ha colpito al cuore come una freccia. Alla fine dei festeggiamenti, dopo aver salutato tutti, è rientrato, ed è andato a inginocchiarsi davanti al Santissimo, e ha chiesto a Gesù, presente nell’eucaristia, abbastanza vita per poter salvare il Libano”.

Ecco come un semplice gesto può influire sul corso degli avvenimenti! In questo periodo difficile che sta vivendo il Paese dei cedri non possiamo non parafrasare l'appello che ha colpito papa Wojtyla, soprattutto che egli dispone ora di ben più potenti mezzi: "San Giovanni Paolo, salvi il Libano!"

La foto allegata ritrae un mosaico realizzato da Père Elie Sader del monastero Gesù Redentore di Zahle.

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