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Iraq - Crisi finanziaria e paralisi politica?

  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 24 ore fa

Assadakah Baghdad - L'Iraq si avvia verso il 2026 gravato da una serie di crisi interconnesse, che vanno dal ritardo nel pagamento degli stipendi di milioni di dipendenti pubblici allo stallo nella formazione del nuovo governo, fino al riemergere del dibattito sulla trasformazione della provincia petrolifera di Bassora in regione federale. Un quadro che riflette persistenti fragilità politiche ed economiche nel Paese.

Con la fine del 2025, circa otto milioni tra dipendenti statali, pensionati e beneficiari della protezione sociale non hanno ancora ricevuto lo stipendio dell'ultimo mese dell'anno. Si tratta di una situazione senza precedenti recenti in un Paese in cui il settore pubblico rappresenta il principale pilastro dell'economia e la principale fonte di reddito per ampie fasce della popolazione. Il ministero delle Finanze ha più volte assicurato che le risorse per i salari sono disponibili, negando una crisi di liquidità, ma tali dichiarazioni non sono bastate a dissipare le preoccupazioni.

La difficoltà finanziaria si inserisce in un contesto di paralisi politica. Le forze politiche non sono riuscite a raggiungere un accordo sulla nomina delle tre principali cariche istituzionali - presidente del Parlamento, presidente della Repubblica e primo ministro - lasciando il Paese senza un esecutivo pienamente operativo. Secondo analisti locali, l'assenza di un governo con pieni poteri limita la capacità dello Stato di assumere decisioni economiche sensibili, inclusa la gestione della spesa pubblica e la garanzia della regolarità dei salari. A questo si aggiunge, negli ultimi mesi del 2025, la riapertura del dossier sulla possibile trasformazione della provincia di Bassora in una regione federale. Il Consiglio provinciale ha annunciato l'intenzione di avviare le procedure previste dalla Costituzione, che consente la creazione di regioni autonome. Finora, tuttavia, tale modello è rimasto di fatto circoscritto al Kurdistan iracheno. La questione di Bassora assume un peso particolare per il suo ruolo economico. La provincia meridionale produce oltre l'80% del petrolio iracheno, rendendo qualsiasi ipotesi di maggiore autonomia motivo di forte preoccupazione per il governo centrale di Iraq.

A Baghdad si teme che un nuovo contenzioso sulle entrate petrolifere possa aggravare tensioni già esistenti con la regione curda, soprattutto in un momento di instabilità politica.

Secondo osservatori, l'eventuale estensione del modello regionale ad aree economicamente strategiche potrebbe aprire la strada a conflitti interni sulla gestione delle risorse, non solo energetiche ma anche idriche, in un Paese già colpito da scarsità d'acqua e cambiamenti climatici. Tra stipendi in ritardo, istituzioni bloccate e dispute territoriali, l'Iraq entra nel nuovo anno senza segnali di soluzioni strutturali. Analisti parlano di una "riproduzione delle crisi", con problemi che si trascinano di anno in anno senza riforme di fondo, alimentando un malcontento sociale crescente in una società che dipende in larga misura dallo Stato.

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