M.O. Ambasciatrice Palestina: Italia è Paese amico
- 2 ore fa
- Tempo di lettura: 2 min
Assadakah News

“L'Italia è un very important friend, sta facendo uno sforzo umanitario significativo per il nostro popolo. Ma noi desideriamo la fine dell'occupazione, non convivere con l'occupazione. La storica amicizia tra Italia e Palestina lascia le porte aperte, ma ora chiediamo che l'Italia tenga fede agli impegni e riconosca lo Stato di Palestina. Non deve essere Israele a decidere”, assicura l’Ambasciatrice della Palestina.
In merito ai rapporti con le istituzioni italiane, Mona Abuamara ha dichiarato di aver trovato “porte aperte” al dialogo, sottolineando che in alcune situazioni “le nostre posizioni sono vicine, mentre in altre ci auguriamo che si possano formare presto”.
Ha precisato inoltre: “Il nostro compito è assicurarci che l'Italia tenga fede agli impegni presi e alle posizioni espresse, come quella di arrivare al riconoscimento di uno Stato palestinese”, che non può essere “condizionato alla volontà di Israele. L'Italia è un interlocutore importante per il popolo palestinese, per questo speriamo di più dall'Italia e auspichiamo più coerenza”. Ne ha parlato durante l’incontro con la stampa, presso l'Ambasciata dell'Anp a Roma “c'è la necessità che l'Italia non si limiti a prendere posizione rispetto alle colonie illegali in Israele, ma agisca concretamente e impedisca l'arrivo e la compravendita di merci provenienti dalle colonie illegali. Fermi la compravendita di armi, non giustifichi più quello che sta avvenendo e non lo supporti con le relazioni commerciali, i finanziamenti che passano attraverso il mercato delle armi. Vorrei essere molto chiara la vita di un palestinese o di una palestinese, vale tanto quanto quella di qualunque altro, ha lo stesso valore e la stessa importanza”.
Nel corso della visita, organizzata nella sede dell'Ambasciata, Mona Abuamara, Ambasciatrice della Palestina, ha incontrato i giornalisti per rendere nota la campagna per la liberazione di Marwan Barghouti, detenuto da Israele.
Presente all’incontro Fadwa Barghouti, avvocatessa che dal 2002, lotta per la liberazione di suo marito Marwan, tuttora prigioniero nelle carceri israeliane, per plurime condanne all'ergastolo.
Marwan Barghouti rifiutò di riconoscere la legittimità del tribunale israeliano e rifiutò di difendersi al processo. Più volte Marwan Barghouti venne inserito nelle liste per lo scambio di prigionieri, che comprese anche alcuni ergastolani, ma poi tutto si bloccò. “Marwan - spiega la moglie, – è un uomo di pace, è un simbolo dell'unità e della speranza del popolo palestinese. Israele non vuole liberarlo perché non vuole la soluzione dei due Stati. Marwan era un parlamentare palestinese e venne rapito da Israele, non arrestato. Il suo processo non fu giusto, non rispettò il diritto internazionale”.
L'Italia “fa sforzi umanitari importanti” per Gaza, ma “la questione palestinese non è solo umanitaria ma politica”, queste le parole espresse dall’Ambasciatrice Mona Abuamara.
Di fronte alla possibilità di fermare morti e uccisioni a Gaza, la posizione delle autorità palestinesi nei confronti del Consiglio di pace (la nuova organizzazione internazionale presieduta dal presidente statunitense Donald Trump) è "possibilista, attendiamo di vedere gli effetti concreti, ma ci rendiamo conto dei limiti di questo progetto”, ha concluso l’Ambasciatrice.







Commenti