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Scuola libica in Italia: l'educazione diventa un linguaggio di dialogo

  • 3 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

✍️ Marwa Khayal

 

Nel cuore dell’Italia, dove le civiltà si affiancano e le lingue e le memorie si intrecciano, la scuola libica si presenta come qualcosa di più di una semplice istituzione educativa per i figli della comunità: è uno spazio umano e culturale che esprime una presenza araba equilibrata, capace di preservare la propria identità senza chiudersi e di aprirsi alla società ospitante senza dissolversi in essa.

Questa scuola è nata per rispondere a un’esigenza educativa fondamentale, ma con il passare del tempo ha assunto un ruolo più profondo e discreto: rafforzare il senso di appartenenza nei suoi studenti, non come rottura con l’altro, bensì come radice solida che consente il dialogo con fiducia e rispetto. Qui l’identità araba non viene proposta come una barriera, ma come un valore culturale vivo, capace di confronto e interazione.

Ciò che colpisce nell’esperienza della scuola libica in Italia è che non cerca di mettersi in mostra né di alzare slogan culturali rumorosi; al contrario, si fonda su una presenza quotidiana naturale, basata sull’istruzione, sulla disciplina e sul rispetto reciproco. Essa coltiva nei suoi studenti la capacità di vivere tra due culture senza conflitto: libici nella memoria e nella lingua, italiani nel comportamento civile e nell’adesione ai valori della società che li accoglie.

In un’epoca in cui si moltiplicano gli stereotipi sugli arabi e sui musulmani in Europa, questa esperienza si presenta come una risposta pratica, non teorica, alla questione dell’integrazione. La scuola non isola i suoi studenti dal contesto che li circonda, né li spinge verso una fusione totale; offre invece una terza via, più matura, fondata sull’interazione consapevole e sul rispetto della diversità.

Da qui, la scuola libica assume un significato che va oltre i suoi confini geografici. Propone un modello arabo su cui è possibile costruire nei diversi Paesi dell’emigrazione, un modello che crede che l’educazione sia la vera porta d’ingresso al dialogo tra le culture e che la scuola possa essere un ponte umano silenzioso, ma efficace, tra Oriente e Occidente.

Questa scuola non è soltanto una storia educativa, ma un’esperienza culturale che merita riflessione, perché ci ricorda che la presenza araba in Europa non si misura con il volume della voce o con i numeri, bensì con la capacità di contribuire positivamente e di costruire l’essere umano capace di portare la propria identità con fiducia e di tendere la mano all’altro senza paura.

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