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Sudan - L’Europa resta a guardare?

Assadakah News Agency - Il presidente keniota William Ruto ha detto che vuole mettere faccia a faccia i generali che in Sudan si stanno combattendo dallo scorso aprirle. Nonostante accordi di tregua umanitari, firmati in più di un'occasione (non ultima quella con la mediazione di Arabia Saudita e USA), il conflitto per il potere tra il generale Abdel Fattah Abdelrahman al Burhan, capo delle forze armate nazionali e presidente del Consiglio Sovrano di Transizione, e il generale Mohammed Hamdan Dagalo a capo delle forze paramilitari di supporto rapido (RSF), non si è mai fermato provocando finora almeno 860 morti e 6.000 feriti, ed episodi di violenza sulla popolazione civile.

Fallita anche l'ultima tregua, si è ripreso a sparare, e a preoccupare è soprattutto la situazione sanitaria in un Paese di fatto in guerra dal 15 aprile scorso. L'Ufficio di coordinamento degli affari umanitari dell'Onu ha rilevato, sulla base dei dati forniti dai sindacati dei medici, che il 67% degli ospedali più vicini alle zone di guerra non funzionano. Su 89 ospedali tra quelli della capitale Khartoum e del resto del Paese, 60 sono fuori servizio, 29 funzionano parzialmente mentre alcuni forniscono solo primo soccorso.

Ma anche le strutture sanitarie ancora funzionanti, spiega l'Onu, rischiano di chiudere a causa della penuria di personale medico, della scarsità di medicine della mancanza di acqua e elettricità. Almeno 17 ospedali nel Paese sono stati bombardati e 21 sono stati evacuati a forza dall'inizio del conflitto. Molte sono infine le ambulanze distrutte.

Un allarme arriva anche da Medici senza frontiere che denuncia la ripresa dei combattimenti. Dopo la fine dell'ultimo cessate il fuoco - denuncia l'Ong -, sono ripresi pesanti combattimenti a Khartum e le équipe di Medici Senza Frontiere (Msf) a Wad Madani stanno registrando un aumento preoccupante del numero di persone sfollate in arrivo dalla capitale. In uno dei campi per sfollati in cui Msf lavora il numero di persone è aumentato da 300 a 2.800, mentre altre cinquemila già vivono in tre grandi campi vicino alla città. Questo rapido afflusso evidenzia l'urgente necessità di fornire servizi medici di base e assistenza a tutte le persone in fuga dal conflitto. ''Molti degli sfollati che arrivano a Wad Madani dalla capitale hanno perso non solo tutti i loro beni e i loro mezzi di sostentamento, ma anche i loro familiari durante i combattimenti a Khartoum", afferma Anja Wolz, coordinatrice medica di Msf. Le équipe di Msf, con il supporto del personale del Ministero della salute, da inizio maggio lavorano con cliniche mobili in molti dei principali punti di raccolta degli sfollati a Wad Madani e hanno visitato oltre 1.600 pazienti, la maggior parte con infezioni alle vie respiratorie, causate soprattutto da condizioni di vita precarie o dalla mancanza di rifugi adeguati.

Il conflitto si sta allargando al Darfur dove la componente razziale e tribale si somma alle tensioni che la regione attraversa da tempo. La situazione in Sudan è esplosiva per l'Africa intera ma anche per l'Europa che rimane a guardare...

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