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Tunisi - Al Bardo si celebra la cultura italiana con "Daccordou"

  • 8 lug 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Letizia Leonardi (Assadakah News) - “Daccordou”, una parola, una deformazione tunisina dell’italiano “d’accordo”, è il titolo emblematico della mostra fotografica che, fino al 25 luglio, si può visitare al Museo nazionale del Bardo di Tunisi. Non è solo una mostra: è una dichiarazione visiva d’intenti, un’indagine sullo spessore del rapporto culturale tra Italia e Tunisia, storicamente profondo e oggi più che mai attuale.

L’iniziativa è promossa dall’Istituto italiano di cultura di Tunisi, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia e l’Istituto nazionale tunisino del patrimonio.  La mostra si articola in quattro sezioni distinte, ognuna affidata a quattro fotografi, Claudio Gobbi, Tommaso Fiscaletti, Giovanna Silva e Souad Mani, che sono stati chiamati a interpretare con linguaggi visivi diversi le tracce della presenza italiana in Tunisia, restituendo un racconto stratificato, poetico e a tratti spiazzante.

Il percorso espositivo si muove tra architettura, memoria, paesaggio urbano, relazioni linguistiche e visioni del futuro. Particolarmente suggestivo è il lavoro di Claudio Gobbi, che intreccia fotografie d’archivio e scatti attuali, combinandoli con paesaggi generati dall’intelligenza artificiale. Una scelta che mette in discussione l’idea stessa di documento, aprendo una riflessione sul tempo e sulla percezione della storia. Ma l’originalità della mostra si coglie anche nella scelta del titolo, che evoca la mescolanza linguistica come segno tangibile della relazione fra i due Paesi. Termini italiani entrati stabilmente nell’arabo tunisino, da kujina a viranda, sono il segno quotidiano di un’influenza che si è fatta abitudine, cultura condivisa, patrimonio comune. “Daccordou” è dunque molto più di una mostra: è la rappresentazione di un Mediterraneo che dialoga, che condivide non solo rotte commerciali e flussi turistici, ma linguaggi, visioni artistiche e memoria storica. In un’epoca di tensioni globali e fratture geopolitiche, la cultura torna a essere lo strumento più potente per tessere legami, abbattere distanze e riconoscere l’altro come parte di sé.

L’esposizione si inserisce in un contesto favorevole perché il 2025 segna un’importante ripresa per il turismo in Tunisia, in particolare per il settore crocieristico. Il porto di La Goulette, a Tunisi, continua ad accogliere oltre 10 mila turisti internazionali a settimana, con una presenza significativa di visitatori italiani. Secondo i dati ufficiali, tra gennaio e maggio 2025 il Paese ha già registrato oltre 3,4 milioni di arrivi, con un incremento del 10,2% rispetto allo stesso periodo del 2024. L’afflusso dall’Italia è cresciuto addirittura del 24,4%, un segnale concreto del rinnovato interesse dei viaggiatori italiani verso la sponda sud del Mediterraneo.

Sul fronte economico, i ricavi dal turismo nei primi sei mesi dell’anno hanno già superato i 3 miliardi di dinari tunisini, pari a quasi un miliardo di euro, con una crescita dell’8,5% rispetto all’anno precedente. Un trend che, se confermato, potrebbe spingere il fatturato complessivo del settore oltre gli 8 miliardi di dinari entro fine anno (circa 2,35 miliardi di euro).

Oltre alla mostra fotografica al Bardo, uno dei più antichi musei del mondo arabo e dell’intero continente africano, l’agenda culturale tunisina ospita anche appuntamenti di grande rilievo internazionale. Il 12 luglio, l’Orchestra da Camera Fiorentina inaugurerà la 38ª edizione del Festival internazionale di musica sinfonica di El Jem, nella straordinaria cornice dell’anfiteatro romano, patrimonio UNESCO. Un intero concerto dedicato ai grandi della musica italiana – Puccini, Morricone, Rota, Piovani, sotto la direzione del Maestro Giuseppe Lanzetta. Un tributo musicale alla lunga storia che lega Roma e Cartagine, Firenze e Tunisi.

La Tunisia, con le sue aperture culturali e i segnali di crescita nel turismo, si conferma una piattaforma strategica per il dialogo euro-mediterraneo, in cui l’Italia continua a giocare un ruolo centrale.

(Foto Agenzia Nova)

 

 

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