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26 anni dalla morte di Craxi

  • 2 ore fa
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Talal Khrais, Pasquale Amato




Oggi, giorno della ricorrenza della scomparsa di Bettino Craxi (avvenuta il 19 gennaio del 2000), durante una breve cerimonia al cimitero cristiano di Hammamet, Bobo Craxi ha detto: “Ha avuto una grande lungimiranza, nella politica estera e mediterranea. La sua è stata la figura di uomo politico coerente nella socialdemocrazia europea e internazionale, coerente nella sua azione in difesa dei nostri valori nazionali”. Erano presenti esponenti della comunità Avanti Psi, di Socialismo Mediterraneo, e di altre associazioni dell’area socialista. “Era – ha proseguito Bobo Craxi – un patriota, e per anni è stato considerato un latitante. Per chi non ha ancora riconosciuto la sua statura politica e l’ingiustizia di cui egli fu fatto oggetto e continua a non volerlo fare neanche oggi, a distanza di anni, vale più che mai oggi ricordare con le parole di una bella canzone che in realtà ‘i latitanti sono loro’, quelli che continuano a non vederlo”. L’esponente di Avanti Psi ha infine ringraziato i presenti e ha concluso: “Bettino Craxi vive e vivrà nella nostra memoria”.

Stefania Craxi, senatrice di Forza Italia e presidente della Commissione Affari Esteri e Difesa a Palazzo Madama, ha detto: “A ventisei anni dalla scomparsa, Bettino Craxi parla ancora al nostro tempo. In un mondo attraversato da vecchie e nuove tensioni e da logiche ed equilibri che cambiano rapidamente, resta attuale la sua idea di un’Italia e di un’Europa protagoniste degli scenari globali. Ma soprattutto, resta viva la sua vicinanza, il suo impegno verso i popoli oppressi, verso chi lotta per la libertà e per il più fondamentale dei diritti, il diritto alla vita’’.

“A ventisei anni dalla scomparsa di Bettino Craxi, rinnoviamo la memoria di un protagonista del suo tempo che ha segnato la storia politica italiana. In questo anniversario rivolgo un pensiero ai figli Stefania e Vittorio, a tutti i familiari e a quanti ne hanno condiviso l’esperienza umana e politica, esprimendo loro la mia vicinanza nel ricordo”. Così Lorenzo Fontana, Presidente della Camera dei deputati.

 

Bettino Craxi era nato a Milano nel 1934. Cresciuto in un ambiente antifascista, fu testimone della nascita e del crollo della Prima Repubblica. Aveva debuttato in Parlamento nel 1968, nella fase finale del Partito Socialista Italiano di Pietro Nenni, e fu sempre considerato portatore dello spirito politico di Nenni nel partito.

Craxi viene eletto nuovo segretario del PSI nel 1976, con l’incarico di guidare il partito fuori dalla crisi. Prende in mano e guida il Partito Socialista, tra lodi e giudizi controversi, sostenendo una politica di compromesso tesa a conferire al partito il ruolo di più importante rappresentante della sinistra in Italia, in totale rottura con il movimentismo degli anni di piombo e in competizione con il Partito Comunista.

Riesce a far convergere un numero sufficiente di voti per la salita al Quirinale dell’ex partigiano Sandro Pertini, che sarà il primo Presidente della Repubblica socialista.

Con le elezioni del 1983, diventa il primo Presidente del Consiglio di provenienza socialista. È la stagione del Pentapartito (coalizione governativa di DC, PSI, PSDI, PRI e PLI). Il suo governo punta alla lotta all’inflazione e all’evasione, e guida un esecutivo stabile, che sarà il più longevo della Prima Repubblica.

Ancora oggi Forza Italia ricorda con grande ammirazione la figura di Craxi, anche per la sua vicinanza a posizioni storiche del partito di centro-destra come quella sul ponte sullo Stretto di Messina. Anche il Nuovo PSI, formazione politica separata dal Partito Socialista, nata nel 2001, è fortemente legata all’eredità di Craxi, e ha spesso partecipato a coalizioni di centro-destra.

Paolo Barelli, presidente dei deputati di Forza Italia, ha dichiarato oggi: “Bettino Craxi è stato uno degli statisti più influenti della nostra Repubblica, capace di imprimere una svolta politica al Paese in anni complessi. […] Il suo contributo alla politica estera e alla modernizzazione dell’Italia merita oggi una lettura libera da pregiudizi e più attenta al suo vero lascito. A 26 anni dalla scomparsa, il nostro pensiero va alla sua famiglia, in particolare alla collega Stefania”.

E Maurizio Gasparri, presidente dei senatori di Forza Italia, scrive sui social: “A 26 anni dalla scomparsa di Bettino Craxi, ricordiamo una figura centrale della storia repubblicana italiana. Leader del Psi, protagonista di riforme e scelte decisive, il suo lascito continua ancora a far riflettere”.

 

Quando, il 17 febbraio 1992, il PM Antonio Di Pietro ottiene l’ordine di cattura per l’ingegnere Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio ed esponente del Psi milanese, la vita politica e personale di Craxi subisce il primo sconvolgimento. Chiesa riferisce informazioni che, rivelando il sistema di tangenti tra politica e imprese, condurrà all’avvio di Mani Pulite. Alle elezioni del 1992, il netto calo dei partiti tradizionali dimostra che il vecchio mondo della politica italiana è già spazzato via a favore di nuove compagini come la Lega Nord e La Rete. Craxi, in ragione della vicinanza con indagati per Tangentopoli, non viene designato a formare il governo dal Presidente Oscar Luigi Scalfaro. Al suo posto viene nominato Giuliano Amato.

Nell’arco di pochi mesi, il leader socialista riceverà più di dieci avvisi di garanzia, e nel 1993 si dimetterà da segretario del PSI. Un’epoca si chiude, il partito subisce il collasso, mentre giunge al termine la prima grande fase della Repubblica italiana.

Quando da Roma e Milano arrivano richieste di arresto nei suoi confronti sulla base di accuse di arricchimento personale e di finanziamenti illeciti al partito tramite tangenti, Bettino Craxi è già volato ad Hammamet, in Tunisia, dove continuerà a contestare le azioni giudiziarie italiane nei suoi confronti, considerandole parte di una strategia volta al rovesciamento della Prima Repubblica.

Ancora oggi, l’opinione pubblica continua ad essere divisa tra chi considera un esilio la sua residenza tunisina, conclusasi con la sua morte il 19 gennaio del 2000, e chi, concordando con la magistratura, la ritiene il posto dove Craxi si rifugiò da latitante.

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