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Roma: La Chiesa Armena al centro della Settimana di preghiera

  • 3 ore fa
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Letizia Leonardi (Assadakah News) - La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, in programma dal 18 al 25 gennaio, pone quest’anno al centro la tradizione spirituale armena, affidando alla Chiesa Apostolica Armena un ruolo di primo piano nel percorso ecumenico promosso a Roma. Il tema scelto “Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito” richiama una visione dell’unità come esperienza viva, radicata nella fede condivisa e nella memoria delle origini cristiane.

Un momento particolarmente significativo sarà la veglia ecumenica diocesana del 22 gennaio, nella parrocchia di Santa Lucia, durante la quale l’omelia sarà pronunciata dall’arcivescovo ortodosso Khajag Barsamian, rappresentante della Chiesa Apostolica Armena presso la Santa Sede. La sua presenza conferma il ruolo storico della Chiesa armena come ponte tra Oriente e Occidente e come interlocutore stabile nel dialogo ecumenico.

L’edizione 2026 della Settimana si distingue anche per l’origine dei testi liturgici e delle riflessioni utilizzate nelle celebrazioni: sono stati infatti preparati dai fedeli armeni ortodossi, in collaborazione con le Chiese armene cattoliche ed evangeliche. Il lavoro è stato elaborato a Surp Etchmiadzin, a Yerevan, cuore spirituale e amministrativo della Chiesa Apostolica Armena, in un contesto carico di significato simbolico e religioso.

La preparazione del materiale è avvenuta in concomitanza con la benedizione del Muron, l’olio sacro della tradizione armena, e con la riconsacrazione della Cattedrale Madre, tra il 28 e il 29 settembre 2024, al termine di un lungo restauro durato dieci anni. Un passaggio che ha offerto alla comunità armena e al gruppo ecumenico locale l’occasione di riflettere sulla comune fede cristiana, intrecciando memoria storica e testimonianza contemporanea.

Le preghiere proposte attingono a un patrimonio liturgico di straordinaria antichità: inni e invocazioni nati nei monasteri e nelle chiese dell’Armenia, alcuni dei quali risalgono al IV secolo, quando il cristianesimo muoveva i suoi primi passi come religione pubblica. Un’eredità che la Chiesa Apostolica Armena mette oggi a disposizione dell’intero mondo cristiano come fondamento di un cammino di unità.

A sottolineare la profondità di questa tradizione è monsignor Marco Gnavi, incaricato diocesano per l’Ecumenismo e il dialogo interreligioso, che ricorda come l’Armenia abbia adottato il cristianesimo come religione di Stato già nel 301. Il riferimento alla “luce”, centrale nei testi della Settimana, viene collegato al Credo niceno e al suo recente anniversario, ribadendo Cristo come punto di convergenza e speranza in un tempo segnato da divisioni.

La Settimana di preghiera si concluderà il 25 gennaio, nella basilica di San Paolo fuori le Mura, con la celebrazione dei Vespri presieduta da Papa Leone XIV. Un gesto che suggella un percorso in cui la Chiesa Apostolica Armena emerge non solo come custode di una delle più antiche tradizioni cristiane, ma come protagonista attiva di un ecumenismo vissuto, capace di parlare al presente e al futuro della Chiesa.

(Foto de La Difesa del Popolo)

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