Accademia d'Egitto - "Lettere danzanti", la calligrafia araba
- 8 dic 2025
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Patrizia Boi (Assadadak News) - Venerdì 5 Dicembre 2025, l'Accademia d'Egitto di Belle Arti a Roma ha ospitato l'evento "Lettere Danzanti", trasformando la sua sede nel cuore elegante della Capitale in un epicentro di dialogo interculturale. L'iniziativa, tenutasi in vista della Giornata Mondiale della Lingua Araba, ha celebrato la ricchezza di un patrimonio che va ben oltre i confini geografici.
La serata ha visto la partecipazione di figure istituzionali di altissimo livello, sottolineando il valore diplomatico dell'evento. L'inaugurazione è avvenuta sotto gli alti auspici del Ministro della Cultura Egiziana, S.E. Ahmed Hanno, e ha visto la presenza dell'Ambasciatore d'Egitto in Italia, S.E. Bassam Rady. Insieme alla padrona di casa, la Prof.ssa Rania Yehia, Direttrice dell'Accademia d'Egitto, hanno ribadito il ruolo fondamentale dell'istituzione come punto focale per le relazioni tra l'Egitto e la penisola italiana.

La Direttrice dell’Accademia d’Egitto Rania Yehia ha accolto il suo pubblico innanzitutto ringraziando per il sostegno del Ministro della Cultura Egiziana, S.E. Ahmed Hanno, ma soprattutto per la presenza di Sua Eccellenza l'Ambasciatore Bassam Rady in questa importante occasione «per celebrare insieme la bellezza dell'Arte della calligrafia araba in vista della Giornata Mondiale della Lingua Araba il 18 dicembre».
E ha poi dichiarato:
«Prima di entrare nel vivo della serata, vorrei esprimere la mia più profonda gratitudine a Sua Eccellenza Rady per il suo costante e prezioso supporto alle attività culturali dell'Accademia, contribuendo al loro successo sin da quando sono arrivata qui come Direttore. Mi onora essere alla guida dell'Accademia come luogo di dialogo e confronto culturali tra l'Egitto e l'Italia.
Questa sera sono felice di ospitare qui un grande artista che possiede piena padronanza della calligrafia, Amjed Rifaie, che ringrazio immensamente per aver portato in Accademia, sotto il fascino della calligrafia araba, la sua mostra. Ringrazio Rifaie per essere tra coloro che ancora con maestria e amore si dedicano alla diffusione di un patrimonio culturale e artistico che appartiene a tutto il mondo arabo e non solo, infatti la sua bellezza è acclamata in ogni luogo. Vorrei ringraziare anche il musicista Jalal Qafishah che con il suo oud ci ha regalato un'atmosfera emozionante e tradizionale, in perfetta armonia con la splendida arte della calligrafia che abbiamo potuto ammirare».

C’è stato poi l’intervento del curatore della Mostra, l’artista iracheno, Amjed Rifaie, che ha spiegato come l'arte della calligrafia, si componga di tre elementi principali:
«la calligrafia, che considero il potere assoluto del mondo arabo e islamico; le pitture e i disegni; infine, il significato degli obiettivi di questa scrittura».
Ha poi fatto presente che, mentre in italiano ed in inglese ci sono pochi modi per declinare la parola Amore, la lingua araba è talmente ricca che «per la parola Amore si possono contare ventiquattro parole. E queste sono solo le parole di base sull'Amore. Alcuni studiosi della lingua parlano addirittura della capacità della lingua di descrivere l'amore in cento parole».
In realtà l’arabo è una lingua parlata in ventidue paesi al mondo da da quasi quattrocento milioni di persone, ed è una delle lingue ufficiali delle Nazioni Unite.
Si tratta di una lingua il cui alfabeto è costituito da 28 lettere, che però in realtà derivano da 16 lettere. E anche in italiano esistono molte parole che derivano dall’arabo come "zenzero", "limone", "zucchero", ecc.
Prima della parte teorica, l'artista ha guidato gli ospiti in galleria per mostrare l’espressione di questa forma d’arte dal punto di vista estetico, facendo emergere tutta la bellezza delle lettere arabe, della scrittura.
Rifaie ha chiarito che gli stili di calligrafia araba sono numerosi e variano a seconda della regione, del periodo storico e della destinazione d'uso (corano, documenti ufficiali, decorazioni), ma quelli fondamentali sono otto.
La Naskh (نسخ) è la regina della diffusione, essendo lo stile più leggibile in assoluto nel mondo arabo; la sua importanza è dovuta alla scelta di utilizzarla per copiare il sacro Corano, da cui deriva il suo stesso nome che in arabo significa "copiare". All'opposto per forma, ma fondamentale per la monumentalità, troviamo la Kufi (كوفي), la più antica di tutte, nata a Kufa in Iraq. Riconoscibile per le sue forme "molto geometriche, molto lineari", è lo stile prediletto per decorare le moschee. Tra gli stili più eleganti c'è la Thuluth (ثلث), più complessa della Naskh, usata per titoli e decorazioni solenni.
Non tutti gli stili nascono per l'arte: la Riq'ah (رقعة) è un esempio di calligrafia pratica e "non artistica" perché pensata per la velocità. Era lo stile usato per scontrini, fatture e manifesti, insegnato a scuola per la sua funzionalità quotidiana.
Sul fronte dell'eleganza e della difficoltà si posiziona il Nasta'liq (نستعليق), o stile Farsi, sinuoso e molto diffuso in Persia, che per le sue linee che si assottigliano e si allargano richiede una maestria eccezionale nell'uso del calamo di bambù. Ancora più suggestivo è il Diwani (ديواني), il preferito del Maestro Rifaie, uno stile "molto artistico, elastico, libero" che ha una storia segreta: nato in Turchia all'epoca di Solimano il Magnifico, si credeva servisse unicamente per decifrare le lettere del Sultano.
Rifaie ha infine ricordato l'importanza dello stile Maghribi (مغربي), tipico del Nordafrica, che dimostra come la calligrafia assorba le influenze geografiche. Ha concluso sottolineando che, sebbene le regole geometriche siano sacre e portino alla meditazione, l'artista moderno deve "andare oltre la regola", come dimostrano gli stili contemporanei, e persino il font di Windows che si usa tutti i giorni è in realtà una semplificazione del classico stile Naskh.
L’oratore ha poi incentrato la sua spiegazione sulla parte spirituale e geometrica della calligrafia araba: ogni lettera ha la sua altezza, larghezza e intonazione. Tutto questo crea una questione molto spirituale.
Poi ha mostrato come, per scrivere una sola lettera, talvolta occorra eseguire tanti disegni: ha evidenziato questi disegni in un altro colore per far vedere quali fossero le regole necessarie per creare una lettera (per esempio sei puntini di altezza e 4 di larghezza e poi ci sono le indicazioni geometriche delle parole stesse). Tutto va calcolato: larghezza, intonazione, ma anche lo spazio tra un tratto e l'altro. Per questo si chiama la geometria spirituale, perché occorre stare un'ora a calcolare la lettera, la sua larghezza e l'altezza.
Ma attenzione, ogni stile calligrafico ha la sua regola, perché non sono tutti uguali: lo stile Naskh, Farsi, Diwani, ecc., in ogni stile cambia la regola, cambia l'altezza, cambia la larghezza. È una questione di esercizio, di concentrazione, una questione di pazienza. Ma la pazienza non soltanto per scrivere, la pazienza anche per usare gli strumenti.
«Questi materiali sono usati dal VII secolo: il calamo di bambù, il pennino tagliato a mano, l'inchiostro e la pergamena. Anche se la pergamena ormai non si trova facilmente, ci sono dei tipi speciali di carta pergamena. Il calamo di bambù è uno strumento veramente che vale la pena di toccare. C'è una leggenda che dice che quando gli Arabi e i Mongoli sono andati a Baghdad e hanno fatto il loro cammino, alcuni calligrafi hanno trovato rifugio e non hanno portato niente con loro tranne i calami, perché questo strumento rappresenta il compagno del calligrafo. È il mezzo con cui l'artista esprime il suo lavoro.
Una volta imparato, una volta avuta confidenza con il materiale e con gli stili calligrafici, si può creare di tutto. Da queste parole, da queste lettere, da questi stili calligrafici, da questa geometria rigida – perché sembra rigida – si può fare qualsiasi cosa. Si può creare con la lingua italiana, con la bandiera, con la donna, con le cose, di tutto. Veramente è un'arte talmente ricca che uno in qualsiasi forma riesce a crearla con un testo, ma non solo con un testo. Si può fare anche con brevi frasi, con due parole. C'è un mondo infinito qui, tra le stelle, il cielo, l'oggetto, tutto. Qualsiasi forma della mente si può creare con la calligrafia, e la lingua si rende disponibile, leggera ed elastica per farla».
L'intera celebrazione si è innestata nel contesto della Giornata Mondiale della Lingua Araba (che ricorre il 18 Dicembre), istituita per celebrare non solo gli oltre 420 milioni di persone che parlano l'arabo, ma ne riconosce il ruolo storico insostituibile come veicolo della conoscenza e della scienza che, per secoli, ha alimentato e sviluppato il sapere globale.
Al centro della scena c'era la magia della Calligrafia Araba (Khatt). Questa arte, che è l'espressione visiva e spirituale per eccellenza del mondo arabo, è storicamente emersa con la trascrizione del sacro Corano, diffondendosi poi per adornare monumenti e oggetti con stili che spaziano dal solenne Kufi all'elegante Thuluth.
A guidare il pubblico in questa riscoperta è stato il Maestro Amjed Rifaie. L'artista iracheno, originario dell'antica Mesopotamia e oggi residente a Roma, ha dimostrato come la sua arte non sia statica: portando la calligrafia sul palcoscenico per far "ballare le lettere e le parole", Rifaie ha unito la tradizione all'innovazione. Il suo prestigio è confermato da prestigiose collaborazioni, come la decorazione della "Iraq Room" presso la sede della FAO a Roma.
A tessere l'arazzo sonoro della serata è stato il musicista Jalal Qafishah, le cui melodie all'oud (liuto arabo) si sono fuse perfettamente con la fluidità visiva dei calligrammi. L'evento ha così celebrato concretamente l'arte come "Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità", riconosciuto dall'UNESCO nel 2021, e come vero strumento di connettività tra culture.

La serata si è conclusa con un rinfresco che ha trasformato l'Accademia in un vero crocevia di nazionalità e competenze, con una nutrita presenza del corpo diplomatico arabo, tra cui il decano degli ambasciatori S.E. Asmahan Altoqi (Yemen), S.A. Sayyid Nazar Aljulanda Majid Al-Said (Sultanato dell'Oman), S.E. Abdulla Ali Ateeq Obeid Al-Subousi (Emitrati Arabi Uniti), S.E. Nasser Sanhat Al Qahtani (Kuwait), S.E. Ibrahim Ali Omar (Somalia). Tra i presenti spiccavano figure che incarnano il dialogo interculturale, come il Direttore dell'Istituto di Cultura dell'Iran, il Dott. Seyed Majid Emami, il Responsabile della Cultura dell'Algeria, Dottor Oussama Achouri, la giornalista russa Elena Softnikova, il regista colombiano Luis Carlos Osorio Paéz, il medico iracheno Zahran Khalati e tanti altri, dimostrando che la cultura e l'arte sono il fondamento essenziale per una diplomazia di pace e comprensione reciproca.































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