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Afghanistan – Il mistero Mujahid

Assadakah Beirut - Il 18 agosto a Kabul, in conferenza stampa, si è presentato Zabihullah Mujahid, nome che nasconde una miriade di tweet e comunicati con i quali decine di giornalisti hanno potuto seguire l'avanzata dei talebani in Afghanistan. Lui infatti è il portavoce, il nome che si nasconde dietro la pioggia di dichiarazioni degli studenti coranici.

Nessuno, però, sa chi sia veramente Zabihullah Mujahid, la cui celebrità è dovuta principalmente ai social media, per avere mostrato al mondo il percorso della riscossa talebana. In effetti, non si può affermare che colui che ha parlato a Kabul sia realmente Zabihullah Mujahid.

Ufficialmente con questo nome si è iniziato a indicare il portavoce talebano dal 2007, anno dell'arresto del predecessore Muhammed Hanif. Il gruppo islamista viveva in clandestinità e stava portando avanti la guerriglia contro il governo di Kabul e le forze internazionali a guida americana. Quindi non c'è da sorprendersi se da allora gli studenti coranici non avessero mai organizzato una vera e propria conferenza stampa.

Di conseguenza, non è una sorpresa se il volto di Zabihullah non si è mai visto prima della conquista della capitale afghana, anche se i Talebani sfornavano decine di comunicati anche negli anni precedenti alla vittoria. Il portavoce sembrava tenere in piedi un ufficio stampa degno di un governo o di una grande azienda. Da qui il dubbio: esiste davvero un Zabihullah Mujahid? Secondo alcuni media britannici, sarebbe uno pseudonimo, perché diverse persone con diversi stili, si firmano con lo stesso nome. Sospetto avallato anche dal cronista Mat Nashed, il quale già nel 2019 ha riferito della forte convinzione da parte dei servizi segreti americani, che dietro il nome del portavoce si nasconda un vero e proprio staff di esperti della comunicazione.

L'unico giornalista ad averlo visto, prima del 18 agosto scorso, è stato nel 2009 Nic Robertson. L'analista della CNN lo ha intervistato in video ma il volto era coperto e la voce camuffata per non farsi riconoscere. Due anni più tardi Robertson ha raccontato di aver visto davanti a sé una persona di circa trent'anni. Ma dallo stesso quotidiano statunitense, ascoltando altre fonti ritenute vicine a Zabihullah, è emersa la convinzione di come il fantomatico portavoce talebano avesse almeno 50 anni. Gli stessi Talebani, poco dopo l'intervista del 2009, hanno comunicato che Robertson si è trovato di fronte un ciarlatano. Per l'intelligence però quello intervistato altro non era che uno dei tanti personaggi che usano lo pseudonimo di Zabihullah Mujahid. In ogni caso, la persona che ha parlato al mondo, secondo i servizi di intelligence, e che dall’ottobre 2021 è portavoce ufficiale dell’mirato Islamico dell’Afghanistan e vice-ministro della Cultura e dell’Informazione, è comunque una figura di primissimo piano, come lo sono stati Suhail Shaheen e Yousef Ahmadi.

Nato nel 1978 nel distretto di Gardez della provincia di Paktia, ha ricevuto la prima educazione nei seminari islamici di diverse città, e del Darul Uloom Haqqania a Khyber Pakhtunkhwa, in Pakistan, dove si è specializzato in giurisprudenza islamica, scrivendo diversi articoli di ricerca. Ha iniziato a combattere a 16 anni e in seguito è diventato scrittore per una rivista talebana, prima di servire come conduttore per una radio. È sposato e padre di quattro figli.

In qualità di portavoce dei Talebani, Mujahid comunica il messaggio del gruppo ai media afgani e internazionali. Il 21 aprile 2017, Mujahid ha rivendicato la responsabilità dei Talebani per un attacco a una base dell'esercito che ha ucciso più di 140 soldati. Il 21 gennaio 2019, ha rivendicato la responsabilità per un attacco al centro di addestramento della Direzione Nazionale della Sicurezza (NDS) che ha ucciso oltre 100 persone. Il 29 novembre 2020, Mujahid ha rivendicato un attacco alla base dell'esercito in Afghanistan che ha ucciso 30 membri della sicurezza.

Quando il 18 agosto un uomo con il turbante bianco davanti ai giornalisti a Kabul si è presentato come Zabihullah Mujahid, in tanti hanno pensato di aver finalmente scoperto l'identità del misterioso portavoce. Pochi giorni dopo i dubbi sono tornati. Il dettaglio non è affatto secondario. Non si conosce infatti chi realmente gestisca le informazioni provenienti dai talebani, chi mantenga il controllo dei rapporti con giornalisti, reporter e agenti dei servizi segreti. Non sapere l'origine delle fonti talebane vuol dire non avere accesso ai meandri dell'intricata ma funzionante propaganda dei nuovi padroni dell’Afghanistan.

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