Armenia: memoria cristiana d’Europa
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Letizia Leonardi (Assadakah News) - Nel corso dei vespri celebrati nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, Papa Leone XIV ha richiamato le radici cristiane dell’Europa, indicando nell’Armenia la prima nazione della storia ad aver adottato ufficialmente il cristianesimo, con il battesimo del re Tiridate III nel 301 ad opera di San Gregorio l’Illuminatore.
Un riferimento centrale, non ornamentale, inserito in una riflessione più ampia sull’identità europea e sul ruolo del Vangelo come seme di unità, giustizia e pace tra i popoli. Il Pontefice ha ricordato come la fede cristiana si sia diffusa nel continente grazie alla testimonianza di annunciatori coraggiosi, sottolineando il valore storico e spirituale delle Chiese orientali.
L’Armenia è tornata al centro anche in occasione della 59ª Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, i cui sussidi ufficiali per quest’anno sono stati preparati proprio dalle Chiese armene. Nell’omelia conclusiva, Papa Leone XIV ha espresso “profonda gratitudine per la coraggiosa testimonianza cristiana del popolo armeno”, ricordando una storia segnata in modo ricorrente dal martirio.
Parole che assumono un peso particolare se lette alla luce dei legami tra la Santa Sede e l’Azerbaijan. Negli ultimi anni, infatti, Baku ha intensificato i legami con il Vaticano, finanziando restauri di siti cristiani e promuovendo iniziative culturali e accademiche a Roma, presentate come dialogo interreligioso ma contestate da numerosi studiosi armeni.
In questo contesto si inseriscono due episodi che hanno suscitato forte scalpore. Il primo riguarda la conferenza intitolata “Christianity in Azerbaijan: History and Modernity”, ospitata dalla Pontificia Università Gregoriana, promossa con il sostegno dell’Ambasciata azera presso la Santa Sede. L’evento è stato duramente criticato da istituzioni armene e da centri di ricerca internazionali per il suo carattere revisionista, accusato di minimizzare o cancellare la presenza storica armena e il ruolo della Chiesa Apostolica Armena nel Caucaso.
Il secondo episodio è ancora più delicato: l’allontanamento improvviso del gesuita e canonista Georges-Henri Ruyssen, docente al Pontificio Istituto Orientale e studioso riconosciuto del genocidio armeno. Ruyssen, proveniente da ambienti accademici francesi e attivo a Roma, è stato rimosso e trasferito nel corso dell’anno accademico senza spiegazioni pubbliche dettagliate. Non solo: ha ricevuto pressioni per rifiutarsi di tenere una conferenza sul genocidio ameno. Vicende che hanno suscitato interrogativi e proteste informali nel mondo accademico, proprio perché avvenute in un clima di crescente attenzione vaticana verso i rapporti con l’Azerbaijan.
Per molte comunità armene, questi episodi appaiono come segnali di una tensione irrisolta tra diplomazia e verità storica, soprattutto mentre la popolazione armena dell’Artsakh (Nagorno Karabakh) è stata nel frattempo costretta ad abbandonare completamente la propria terra.
Il richiamo del Papa all’Armenia come radice cristiana dell’Europa risuona dunque con forza, ma anche con una evidente ambivalenza: da un lato il riconoscimento storico e spirituale, dall’altro un presente in cui memoria, geopolitica e interessi strategici continuano a intrecciarsi in modo problematico.
(Foto di Vatican News)







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