Chi ha paura dei giovani arabi italiani?
- 2 giorni fa
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Il risveglio dei nuovi italiani: perché i "figli dell'Islam" sono il futuro che l'Occidente teme

Maddalena Celano (Assadakah News)
Mentre i palazzi della politica discutono di percentuali e lo spettro di Giovanni Sartori continua a evocare uno "scontro di civiltà" tra democrazia e teocrazia, basta scendere nelle piazze o entrare in una scuola di periferia per capire che quel mondo non esiste più. Esiste, invece, una realtà vibrante, meticcia e consapevole: quella dei giovani musulmani d'Italia. Ragazzi e ragazze che Sartori avrebbe voluto confinare in un "Medioevo immobile" e che invece sono oggi i soggetti più dinamici di una società italiana stanca, invecchiata e chiusa nel suo egoismo liberista.
Soggettività in rivolta: oltre l'etichetta di "musulmano"
Questi ragazzi non sono "ospiti" da integrare, sono i padroni di casa di un'Italia che sta cambiando pelle. Quando li incontri nelle scuole, non vedi il "fanatismo incattivito" descritto dalle penne del conservatorismo liberale. Vedi giovani che portano sulle spalle la complessità di due mondi e che, proprio per questo, hanno sviluppato una sensibilità politica e sociale superiore a quella di molti coetanei "autoctoni".
La loro soggettività è una sfida diretta alla decadenza occidentale. Mentre il sistema capitalista riduce i giovani a consumatori isolati e precari, molti di questi ragazzi riscoprono nella loro eredità culturale e spirituale il valore della comunità, della solidarietà e della resistenza. Non sono "fermi al Medioevo"; sono proiettati in un futuro dove l'identità non è un muro, ma un ponte.
Lo Ius Scholae: il furto della cittadinanza a una generazione sveglia
Negare lo Ius Scholae a questi giovani è un atto di codardia politica. Si ha paura di dare il voto e la parola a chi ha gli occhi aperti. Questi ragazzi vedono benissimo l'ipocrisia di un Occidente che si proclama "superiore" mentre le loro famiglie fanno fatica a pagare l'affitto nonostante i sacrifici. Vedono un sistema che ha depredato le terre dei loro nonni e che oggi vorrebbe trattare loro come manovalanza di serie B, senza diritti e senza voce.
La loro presenza nelle nostre classi è il motore di una democrazia reale e radicale. Quando un ragazzo musulmano e un suo compagno di banco lottano insieme contro il razzismo o per un lavoro dignitoso, stanno realizzando quella sintesi che i politologi come Sartori ritenevano impossibile. Stanno dimostrando che la "sovranità popolare" non è un feticcio occidentale, ma un desiderio universale di giustizia che non ha bisogno di chiedere permesso a nessuno.
La dignità contro la putrescenza
L'Occidente di Sartori è un mondo che "non fabbrica più nulla", se non ingiustizia e disperazione. Al contrario, questi giovani fabbricano cultura nuova. Scrivono musica, fanno arte, portano avanti le lotte sindacali nei settori più duri del nostro precariato. La loro fede non è un ostacolo alla modernità, ma spesso è l'unico argine morale contro il nichilismo di una società che ha messo il profitto al posto dell'essere umano.
L'islamofobia che vorrebbe dipingerli come "incapaci di evoluzione" è solo lo specchio della paura di chi sa di essere in declino. Questi ragazzi si evolvono ogni giorno, mentre l'élite occidentale resta arroccata nei suoi privilegi, incapace di garantire anche solo la dignità minima ai cittadini.
La nuova Italia è già qui
Sartori si sbagliava perché guardava i libri e non le persone. L'integrazione non è un "equivoco", ma una battaglia per la dignità che questi giovani stanno già vincendo nelle piazze. Lo Ius Scholae è l'atto formale che deve sancire ciò che è già realtà: i "nuovi italiani" sono la parte più sana, coraggiosa e antirazzista di questo Paese.
È ora di smettere di parlare di loro come se fossero un problema da risolvere, e iniziare a lottare con loro per abbattere questo sistema putrido e costruire una democrazia che sia finalmente degna di questo nome: umana, popolare e libera.







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