Gaza - Il Patriarcato latino di Gerusalemme punta sull'istruzione
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Elisabetta Pamela Petrolati (Assadakah News) - Il Patriarcato latino di Gerusalemme intende dare forza a scuole e istruzione per sostenere i fedeli. Padre Davide Meli, cancelliere del Patriarcato, ha aiutato a coordinare gli aiuti a Gaza fin dall’inizio della guerra, essendo la chiesa latina una delle poche istituzioni ad avere l’accesso alla Striscia e a inviare gli aiuti ogni quindici giorni, ha raccontato, a giornalisti e operatori pastorali giunti in Terra santa grazie all’Opera Romana Pellegrinaggi, ha spiegato le intenzioni del Patriarcato. A Gaza, dove è arrivato il primo carico di aiuti del 2026, la scuola della parrocchia della Sacra Famiglia ospita oltre 160 bambini ed è l’unica scuola rimasta aperta nella Striscia. A Gerusalemme il numero dei membri della comunità sta diminuendo e si punta su programmi per rafforzare la propria identità e testimoniare la propria fede.
Questo primo carico di aiuti dell’anno nuovo che il Patriarcato ha destinato alla popolazione stremata di Gaza ha raggiunto persone senza casa, senza servizi essenziali e che vivono in una porzione di terra ridotta di quasi la metà a causa dei confini imposti dal cessate il fuoco del 10 ottobre scorso. Sono state consegnate duemila tonnellate di beni di prima necessità, come frutta, verdure e vitamine, la cui carenza rischia di provocare danni irrimediabili di salute, in particolare ai bambini.
Anche adesso, a tre mesi dal cessate il fuoco, la situazione non è certamente pacifica, la fase due non è iniziata e neppure la ricostruzione. “Ora i beni di prima necessità si trovano sul mercato e i costi stanno diminuendo”, ha spiegato padre Meli, “mentre adesso servono tende e coperte”.
Non ci sono fognature, non c’è la rete elettrica, luoghi di lavoro e scuole distrutti. “Prima della guerra c’erano cinque scuole cristiane a Gaza”, ha spiegato Meli, di cui due gestite direttamente dal Patriarcato.
Attualmente ce n’è solo una attiva, quella che si trova nella chiesa della Sacra Famiglia a Gaza, che accoglie ogni giorno dai 160 ai 180 bambini, che sono tra le 400 persone che vivono come rifugiati nella parrocchia.
“L’investimento nell’educazione è la strada per il futuro. Bisogna cercare di dare un futuro”, ha ribadito, aggiungendo poi che il terzo settore di intervento per gli aiuti dovrà essere quello sanitario. “L’ospedale anglicano ha bisogno perfino delle garze”, ha affermato, “e non è più possibile diagnosticare un tumore in tempo”.
Il patriarcato latino, inoltre, sta sviluppando diversi programmi di sostegno alla comunità cristiana di Gerusalemme, che conta fino a 6mila persone. “Vivere a Gerusalemme è molto più caro rispetto alle altre città in cui vivono i cristiani, - ha affermato padre Rami Asakrieh, parroco di San Salvatore nella Città Santa - l’affitto arriva all’equivalente di 1800 euro al mese e può occupare anche il 70% del reddito. A questo si aggiungono i prezzi alti del cibo, che spesso priva le famiglie di alimenti come la carne e i prezzi delle scuole”.
La Custodia di Terra Santa e il Patriarcato offrono delle case a canone calmierato poiché la comunità preferisce frequentare le scuole cristiane per proteggere e custodire la loro identità.







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