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Giordania - Le meraviglie storiche oltre Petra

Assadakah News Agency – Il sito archeologico di Petra è indubbiamente il più visitato della Giordania, ma questa terra delle meraviglie ha numerosi tesori storico-culturali che meritano di essere visti e contemplati. A cominciare, per esempio, da Jerash, capoluogo della omonima regione, a circa 30 km a nord della capitale Amman. Una vallata fertile grazie alle acque del bacino del fiume Giordano, nella quale spicca Jerash, non a caso definita “la Pompei del Medio Oriente”, o anche “Antiochia sul Fiume d’Oro”.

Jerash divenne un importante centro già nel 3° secolo a.C. e parte della federazione delle città greche nota come Decapolis, prosperò durante il I° secolo a.C. grazie alla sua posizione sulla rotta commerciale dell'incenso e delle spezie dalla penisola arabica alla Siria e alla regione mediterranea. Jerash era una delle città preferite dell'imperatore romano Adriano e raggiunse il suo apice nel 130 d.C. poi subì il declino nel 3° secolo, diventando in seguito città cristiana sotto l'impero bizantino. I musulmani la conquistarono nel 635, ma il colpo finale alla città fu inferto da Baldovino II di Gerusalemme nel 1112 d.C. durante le Crociate. La moderna Jerash si estende ad est delle rovine, condividendo le stesse mura della città, ed è in stato di ottima conservazione. Dal 350 visse a Jerash una grande comunità cristiana e tra il 400 e il 600 furono costruite più di tredici chiese, molte con superbi pavimenti a mosaico. Vi è poi la cattedrale del 4° secolo e gli splendidi mosaici ritrovati sotto un’antica chiesa, fra cui alcuni descrivono la storia di Noè.

Altrettanto importante, dal punto di vista storico-culturale, è la zona di Madaba e del Monte Nebo. La città antica, sorta sull'antico sito biblico di Medba o Medeba, si trova a circa 40 km a sud di Amman, lungo la Via Regia, una strada costruita cinquemila anni fa, a oltre 700 metri di altitudine. Come As-Salt e Quwaylibah, entrambe città non molto lontane, Madaba ha una storia molto antica, i cui inizi risalgono all'Età del Ferro, come dimostrano i molti reperti archeologici. Fu successivamente conquistata dai Greci di Alessandro Magno e governata dalla dinastia dei Seleucidi. Durante il regno di questi ultimi la città passò sotto il dominio degli Ammoniti, prima, degli Israeliti, poi, ed infine fece parte del regno dei Nabatei. Nel 106 la città finì sotto il dominio dei Romani, che la fecero prosperare come una florida città di provincia, ma a differenza di molte città, come ad esempio Pella e Jerash, non divenne una città di primaria importanza. Nel 5° secolo Madaba divenne sede vescovile, prosperò sotto i Bizantini raggiungendo l'apice sotto Giustiniano. I governatori bizantini la arricchirono di edifici religiosi e amministrativi, ornati sempre da mosaici particolari, che le hanno valso il nome di Città dei mosaici. Madaba fu poi conquistata nel 614 dai Persiani sasanidi e iniziò il suo declino artistico e culturale.

Tornata sotto il controllo dei Bizantini, nel 636, fu conquistata dagli Arabi e fu abbandonata dopo il terremoto del 749, che la rase al suolo. Rinacque dopo circa 1100 anni, quando una piccola comunità cristiana di circa 2.000 persone, in lotta con la comunità musulmana di Karak, decise di trasferirsi lì alla fine del XIX secolo. Questa comunità nell'intento di gettare la fondamenta delle case scoprì alcuni mosaici. Nel 1897 fu data notizia che nella chiesa di San Giorgio era venuto alla luce un mosaico raffigurante la mappa della Terra Santa. Quando la notizia giunse in Europa diede inizio ad un susseguirsi di spedizioni archeologiche che durano ancora ai giorni nostri, e da allora Madaba prosperò e la sua popolazione iniziò e continua tuttora ad aumentare.

Molto importante dal punto di vista storico-religioso è il Monte Nebo, che la tradizione identifica come il luogo dove Mosé ebbe la visione della Terra Santa durante l’Esodo del popolo ebraico e dove, sempre secondo le antiche leggende, sarebbe stato sepolto.

Sul punto più elevato della montagna, Syagha, una delle cinque cime del monte, sono stati scoperti nel 1933 i resti di una chiesa e di un monastero. La chiesa era stata costruita una prima volta nella seconda metà del IV secolo per commemorare il posto in cui Mosè morì. La chiesa rispetta la pianta tipica della basilica. Essa fu ampliata nel tardo V secolo e ricostruita del 597. Sei tombe sono state scoperte incavate nella roccia naturale al di sotto del pavimento a mosaico della chiesa. Nella cappella moderna un presbiterio edificato per proteggere il sito e per provvedere uno spazio per le devozioni, si possono vedere i resti de mosaici floreali costruiti in diversi periodo storici. Il più antico di essi è un pannello con una finta croce, ora collocato a est, sul muro meridionale. La maggior parte dei reperti scoperti è stata opera della lunga campagna di scavi condotta da padre Michele Piccirillo.

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