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I colloqui Libano-Israele: non sono negoziati di pace

  • 13 dic 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Talal Khrais Assadakah


Primo Ministro libanese Nawaf Salam
Primo Ministro libanese Nawaf Salam

Il Primo Ministro libanese, Nawaf Salam, ha fatto diverse dichiarazioni riguardanti i colloqui in corso con Israele: ha detto che i colloqui in corso, che si svolgono nell'ambito della commissione di monitoraggio del cessate il fuoco, "non sono negoziati di pace".

Beirut rimane "molto lontana" da qualsiasi normalizzazione diplomatica o economica con lo Stato ebraico. Il Primo Ministro libanese Salam ha smentito le affermazioni del premier israeliano Benjamin Netanyahu, che aveva definito l'invio di un emissario per incontri civili: "Un tentativo preliminare per porre le basi a relazioni e cooperazione economica". Salam ha replicato che le relazioni economiche farebbero parte di una normalizzazione, da cui il Libano è lontanissimo.

Il Libano resta vincolato all'Iniziativa di pace araba del 2002, che subordina la normalizzazione alla creazione di uno Stato palestinese, una posizione rigettata dall'attuale governo israeliano.

I colloqui nella commissione tripartita Libano-Israele-UNIFIL hanno come unico obiettivo l'attuazione piena dell'accordo di cessate il fuoco del novembre 2024. Questo include il ritiro completo israeliano dal sud del Libano, la cessazione dei sorvoli, il rilascio dei prigionieri libanesi e il disarmo di Hezbollah. Libano e Israele sono tecnicamente ancora in stato di guerra dal 1948 e non intrattengono relazioni diplomatiche.

L'Italia sta valutando come garantire la propria presenza in Libano dopo la scadenza del mandato della missione ONU (UNIFIL) alla fine del 2026. Il capo di Stato maggiore della Difesa, Generale Luciano Portolano (ex capo di UNIFIL), ha dichiarato che si sta discutendo di garantire una presenza italiana non più sotto l'egida dell'ONU.


Generale Luciano Portolano
Generale Luciano Portolano

La futura presenza avrà un mandato chiaro, in accordo con il Libano e insieme ad altri paesi, come Germania, Spagna, Francia e Giordania. L'impegno non sarà solo di addestramento, ma di capacity building per le forze armate libanesi.

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