L' Italia custode del Mediterraneo
- 3 nov 2025
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Letizia Leonardi (Assadakah News) - Dalla Libia al Marocco, passando per la Tunisia: la cooperazione culturale italiana sta tessendo una rete di tutela e formazione che attraversa tutto il Mediterraneo. Un lavoro silenzioso ma decisivo, che unisce archeologia, restauro e diplomazia culturale.
Alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum, l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e l’Istituto Centrale per il Restauro (ICR) hanno raccontato l’impegno comune nei tre Paesi in cui la cultura diventa strumento di dialogo e sviluppo.
“Fin dall’inizio c’è stata una forte volontà di non esportare la cultura italiana, ma di scambiarla”, ha spiegato Luigi Oliva, direttore dell’Istituto Centrale per il Restauro. “L’ICR si è arricchito grazie ai contributi provenienti dai Paesi in cui opera. Non è una cultura nazionale da esportare, ma una cooperazione che arricchisce tutti”.
Proprio da questa visione è nata una convenzione formale tra ICR e AICS, che consolida la collaborazione avviata in Nord Africa e nel Medio Oriente. “Abbiamo condiviso lo stesso spirito – ha raccontato Oliva – e in pochi mesi abbiamo messo nero su bianco questa bella visione comune”.
In Tunisia, nel quadro del Piano Mattei per l’Africa, nasce il progetto Polo Patrimoni Tunisia, che punta a creare una filiera dei beni culturali come motore di sviluppo socioeconomico e a rafforzare le competenze locali nel restauro e nella valorizzazione del patrimonio. “È un’iniziativa che promuove la cultura come risorsa per le comunità”, ha spiegato Gessica Ferrero, referente AICS per Tunisia e Marocco.
Dal lato tunisino, Tarek Baccouche, direttore dell’Istituto Nazionale del Patrimonio, ha sottolineato che la cooperazione con l’Italia è un modello di serietà e professionalità. I primi a scavare qui furono italiani, francesi, americani, olandesi, canadesi. C’è una storia comune che ci lega l'Italia alla Tunisia e oggi la collaborazione continua nel segno della fiducia.
In Libia, intanto, prende forma il progetto Heritage, dedicato alla conservazione del patrimonio e alla nascita della prima scuola di restauro del Paese. “È un progetto ambizioso, triennale, nato nel 2025 - ha spiegato Barbara Davidde, coordinatrice ICR per la Libia - e che prevede una roadmap per la creazione di un istituto di formazione per il restauro del patrimonio subacqueo, in collaborazione con il Dipartimento delle Antichità libiche”.
E in Marocco, la collaborazione prosegue da quindici anni nei siti di Chellah, Lixus e Volubilis, con l’obiettivo di formare nuove generazioni di restauratori e valorizzare un patrimonio che appartiene a tutta l’area mediterranea.
Un mosaico di progetti che dimostra come la cooperazione italiana non sia solo diplomazia o assistenza tecnica, ma una vera alleanza culturale tra le sponde del Mediterraneo.







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