La Nahda tra storia e opportunità
- 11 nov 2025
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Il caso dello Yemen
di Alessandra Ragazzi

Slancio, rinascita, risveglio, rivincita, tutte parole alla base di un movimento storico, letterale, culturale e politico che vede le sue origini tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo nei Paesi Arabi: la Nahda o “risveglio” del mondo arabo.
Questo movimento di nascita, non a caso, emerge in concomitanza con l’indebolimento della Sublime Porta, l’impero Ottomano, accompagnandolo fino alla sua decadenza nel 1922. Le zone prettamente interessate da questo processo rivoluzionario furono in primo luogo l’Egitto seguito soprattutto, da Libano e Siria, scatenando un sentimento comune in quasi tutti i paesi arabi. Le fondamenta del movimento poggiano su un’idea di uguaglianza e ricerca della stessa tramite la liberazione dall’onda coloniale. Questa impronta coloniale ha distorto la percezione del mondo esterno sui paesi arabi, opprimendoli e creando un sentimento di estrema disuguaglianza, posizionandoli su un piano estremamente inferiore. Il risentimento nei confronti degli imperi colonialisti, che proprio in questo periodo si trasformano in imperialisti, viene mostrato attraverso gli occhi della letteratura. Protagonisti il romanzo, il racconto e il dramma con cui si sottolinea l’utilizzo di forme letterarie più tradizionali quali la prosa e la poesia in verso libero, introducendo così anche il concetto di modernità. Le motivazioni interne che hanno spinto alla nascita della Nahda e del romanzo sono stati molteplici, tra questi, si ricorda la tradizione araba Neo Maqama che vede il massimo esponente nella figura di al-Mawaylihi, autore di commenti satirici e politici pubblicati in serie tra il 1898 e il 1903 sulla rivista egiziana Misbah ash-Sharq. Esternamente, il movimento ha visto un incoraggiamento grazie alla diffusione della stampa, permettendo così l’accesso alla diffusione di giornali, romanzi e traduzione di opere prettamente occidentali con stampo teatrale e la nascita dell’Università del Cairo nel 1908.
La Nahda intesa come movimento culturale, letterario e di liberazione, non ha però avuto lo stesso periodo di attuazione e gli stessi movimenti in tutti i paesi arabi. Tra questi lo Yemen, con una storia ricca di dinastie e sultanati che si susseguirono ma, che divisero il paese in due fazioni ben distinte. Lo Yemen del nord, che raggiunge l’indipendenza dall’Impero Ottomano nel 1918 e nel 1962 proclamato poi Repubblica dello Yemen e lo Yemen del sud. Questo nel 1839 viene occupato dall’Impero Britannico, tenendo sotto assedio il porto di Aden. Nel 1967 le forze nazionaliste locali spinsero gli inglesi a ritirarsi proclamando nel 1970 la Repubblica Democratica Popolare dello Yemen. Dopo alcuni anni e varie trattative, il 22 maggio 1990, i due stati yemeniti si uniscono in un’unica regione politica, l’attuale Yemen. A partire dal 2011, il territorio yemenita è però caratterizzato da svariati colpi di stato e conflitti interni, soprattutto, causati dall’avanzata degli Huthi, gruppo armato di origine sciita zaydita, noto anche come “partigiani di Dio” o Ansar Allah. Il loro scopo era quello di controllare il paese a livello politico e religioso. Il sentimento diffuso in Yemen, anche se non espressamente legato a quello del XIX-XX secolo, è comunque quello di superare le difficoltà e avviare un processo di rinnovamento, soprattutto sul piano politico per liberarsi da queste guerre civili interne. Nonostante ciò, da alcuni anni sul territorio yemenita sono attivi molti progetti di riqualifica e sviluppo, che riprendendo il nome del fenomeno della Nahda. Vicino alla linea di fuoco, per esempio, è stata creata una scuola, chiamata Al-Nahda, “la resistenza”, per impedire ai bambini che, dovendo attraversare ogni giorno questa zona pericolosissima, smettano di frequentare le lezioni. L’iniziativa è stata creata da un maestro che ha trasformato la sua casa, quasi del tutto distrutta dai bombardamenti, in un luogo di accoglienza e costruzione. La chiave di lettura riguarda l’istruzione stessa, rappresentante le pareti mancanti di quella casa, per proteggere i bambini e permettere loro di realizzare la propria persona, costruendosi un futuro solido nonostante le difficoltà della guerra. Un’altra istituzione, prettamente non governativa, è l’organizzazione Nahda Makers Organisation. Fondata nel 2012, questa ONG punta tutto sull’individuo e le sue capacità, in particolare il fulcro si poggia sui giovani e sulle “loro capacità di apportare cambiamenti reali e sostenibili se investiti in modo efficace”. Nahda Makers Organisation contribuisce alla comunità portando riposte umanitarie e di sviluppo sostenibile.
I loro obiettivi principali riguardano:
· Protezione per il sostenimento della dignità umana e la salvaguardia dei diritti fondamentali;
· Creazione di rifugi per l’accoglienza di sfollati e rifugiati;
· Sensibilizzare sulle questioni di governance e sviluppo delle capacità per migliorare la resilienza dei sistemi di governance locale consolidando le competenze e le capacità delle autorità locali;
· Apporto di acqua potabile e miglioramento delle condizioni d’igiene ambientale
· Istruzione
· Apportare sicurezza alimentare rendendo disponibili a tutti i mezzi principali di sussistenza.
Nel 2015 Nahda Makers Organisation ha ricevuto il premio ISO 9001:2015 dopo aver applicato gli standard di sistemi di qualità per promuovere e favorire il lavoro umanitario.
Concludendo, il movimento della Nahda si è manifestato e continuerà a mostrarsi in diverse forme, continuando a vivere sulle gambe di quelle società che lottano per la libertà e la rinascita.







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