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Libano: Bkaakara, città della santità e del patrimonio culturale

  • 3 ore fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Assadakah News

 

Antoinette Shalita


Bkaakara, luogo di nascita di San Charbel Makhlouf, è il villaggio più alto del Libano e del Medio Oriente. Da lì la luce di Charbel ha brillato nel mondo, e questo villaggio umile, alto e lontano è diventato meta di pellegrinaggio per ogni credente di tutte le nazionalità e confessioni. È il villaggio modello con il suo patrimonio che riecheggia la storia e l’autenticità libanese. Sulle sue imponenti montagne risuonano ancora le storie di “un nostro santo, ubriaco di Dio”, e sulle sue colline che abbracciano il volto del cielo si sente l’eco di inni e preghiere. Ogni pietra nel mio villaggio racconta una storia di santità, e ogni casa in esso è un’eredità preziosa che custodiamo con cura, e porta con sé i ricordi dei nostri antenati che costruirono le sue chiese e i suoi templi sulle loro spalle solide, preservandone l’autenticità e il patrimonio, consacrando le antiche usanze e tradizioni libanesi, che riecheggiano il passato in tutte le sue dimensioni spirituali.


Sì, Dio ha concesso a Bkaakara, una grazia speciale. Dopo essere stata dimenticata negli annali della storia, oggi è diventata meta di pellegrinaggio per i credenti, attirando l’attenzione del mondo, riacquistando vita, ritrovando il suo posto e recuperando la sua meritata importanza. Oggi Bkaakara, è testimone di un fenomeno di altro tipo, ovvero un afflusso di fedeli senza precedenti, tanto che le sue piazze e i suoi sentieri sono affollati di credenti provenienti da ogni dove per ricevere la benedizione e l’intercessione del suo pio figlio, San Charbel Makhlouf. Questo fenomeno, se così si può dire, di cui Bkaakara è testimone oggi, ne abbiamo parlato con il capo dell’Unione dei Comuni del distretto di Bsharreh e il sindaco di Bkaakara, l’uomo d’affari, il professor Elie Makhlouf, il quale ha sottolineato che “questo fenomeno e questa folla che la città sta vivendo, soprattutto negli ultimi tempi, sono un segno di bene e di benessere, e un ritorno delle persone alla fonte della fede, e ringraziamo Dio per questa grazia”, sottolineando che “la gente è stanca della guerra, delle cattive e difficili condizioni economiche e sociali, quindi si è rifugiata nel suo Signore... e nella sua fede per la salvezza”.

Il Presidente Makhlouf ha sottolineato che “la fede accomuna un gran numero di giovani libanesi, e questo ci invita a essere ottimisti riguardo al futuro del paese, che si basa sulle ambizioni della nuova generazione”. Ha inoltre considerato che “questa affluenza senza precedenti, durante l’inverno e il clima tempestoso, è dovuta alla visita del Sommo Pontefice Papa Leone XIV in Libano, e alla visita alla tomba di San Charbel ad Annaya, figlio di Bkaakara, e al buon impatto che il Papa ha lasciato nelle anime dei credenti, soprattutto tra i giovani, e questa è stata la prima reazione da parte dei credenti”. Ha aggiunto: “La gente è stata colpita dalla scena del Papa prostrato davanti al corpo di San Charbel, figlio della nostra città, supplicando Dio e chiedendo la sua intercessione per il ritorno della pace nel paese dei cedri, il Libano, ripetendo la sua famosa frase: ‘Beati gli operatori di pace’”. Ha sottolineato che “queste folle che la città sta vivendo non sono strane, ma sorprendenti in inverno, perché il nostro villaggio è lontano dalla capitale Beirut, e il visitatore ha bisogno di tempo sufficiente per raggiungerlo, è una cosa un po’ strana, ma le persone sono assetate di preghiera e di ritorno alle fonti della fede, perché trovano nella fede conforto psicologico e nella preghiera una nuova speranza che chiedono nella loro vita quotidiana”.

Makhluf ha anche sottolineato che “questa zona ospita i siti archeologici e culturali più importanti della civiltà libanese, come la foresta secolare di cedri, la grotta archeologica di Qadisha e la sacra valle di Qannoubine, che custodisce le spoglie dei più grandi patriarchi, eremiti e santi, Bsharri, città dei Muqaddam e luogo di nascita del filosofo e scrittore mondiale Gibran Khalil Gibran, oltre alla presenza del Patriarcato maronita nella sua sede estiva a Dimane, e a ciò che essa racchiude di vivo nella memoria e nella storia del Libano...”. Ha affermato che “non c’è da temere per il Libano finché il suo popolo crede nella sua terra e nella sua identità... e crede nel suo Signore, con una fede incrollabile che nessuna tempesta o guerra può scuotere”. Riguardo al ruolo del Comune di Bkaakara, ha affermato: “Da quando abbiamo assunto la presidenza del Comune di Bkaakara non abbiamo cercato di ottenere cariche, ma il nostro lavoro è una missione per preservare la nostra terra e il nostro patrimonio spirituale, e tutti i progetti realizzati dal Comune hanno lo scopo di promuovere il turismo religioso nella città e nella regione nel suo complesso, e di lavorare con ogni sforzo, anche individuale, per mettere in luce la città del Santo, attirare visitatori che la conoscano e inserirla nella mappa turistica”. Ha sottolineato che “il lavoro municipale è un dovere prima ancora che una carica, e la nostra unica preoccupazione come consiglio comunale è quella di mantenere i cittadini nella loro terra e preservarla, e offrire tutto ciò che è utile al bene comune, perché se perdiamo, perdiamo la nostra identità libanese, perdiamo il nostro patrimonio e quindi perdiamo il Paese”.

In conclusione, il sindaco ha rivolto un saluto al presidente della Repubblica, generale Joseph Aoun, che lo ha recentemente ricevuto, illustrandogli le sfide e le difficoltà che affliggono il distretto, sottolineando che “questa regione, che ha dato tanto al Libano, merita un gesto generoso da parte di Sua Eccellenza e l’attenzione dello Stato, perché ha dato molto al Libano e oggi vive di iniziative individuali per risollevarsi e continuare a preservare la sua identità libanese”. Ha auspicato che “durante il mandato di Sua Eccellenza si possa assistere alla piena fiducia in un Libano unico e unito in tutte le sue componenti e ramificazioni, e che si possa raggiungere la salvezza, la pace e la sicurezza nella patria dei cedri, il Libano”.

 

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