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Libano - Caschi blu italiani donano medicinali alle forze armate

Talal Khrais (Beirut) Mentre la Fondazione Pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) approva progetti 5 milioni di euro, continua la solidarietà dei militari italiani a favore del Libano. Non passa una settimana senza straordinari gesti verso le Forze Armate Libanesi e la popolazione civile. Non manca la continua azione umanitaria della Santa Sede in particolare il ruolo che sta svolgendo La fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS),

Ieri 16 novembre i caschi blu del contingente italiano della missione di interposizione delle Nazioni Unite nel Libano meridionale (Unifil), su base Brigata aeromobile Friuli, hanno effettuato una ingente donazione di medicine e materiale sanitario al centro medico presso la sede del South Litani Sector Hq, il comando delle Forze armate libanesi (Laf) responsabile di tutto il Libano meridionale.

I militari del contingente italiano schierato nel sud del paese rappresentati dal comandante, generale Stefano Lagorio, alla presenza del comandante del South Litani Sector generale Maroun Qubayati, e di una rappresentanza di militari italiani e libanesi, hanno effettuato la consegna di cinque tipi di medicinali salvavita, 725 kit di test sierologici per il coronavirus, 510 confezioni di dispositivi di protezione individuale, 36 pacchi di cotone, disinfettante ospedaliero e altro materia le di consumo. Il centro medico fornisce prestazioni specialistiche ai militari delle Laf costantemente impegnati nel mantenimento della sicurezza nella sensibile area del sud del Libano, alle famiglie dei militari e alle fasce più bisognose della popolazione che accedono all'installazione militare da un ingresso con l'esterno direttamente collegato alla struttura sanitaria.

Il generale Qubayati ha voluto ringraziare, quale comandante in capo delle Laf nel sud del Paese, e anche a titolo personale, l'Italia intera e i suoi caschi blu che nel corso di anni di impegno a favore della popolazione e delle Forze armate libanesi, continuano a guadagnarsi con il proprio lavoro il rispetto e l'ammirazione da parte di ogni cittadino del Libano. Il sostegno alle Forze armate libanesi e alla popolazione locale, compiti fondamentali che il contingente italiano a guida Brigata aeromobile Friuli svolge come nel presente caso, costituiscono i pilastri della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite che si abbinano a quello del controllo della cessazione delle ostilità.

Su un altro fronte di solidarietà la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) lancia una campagna di raccolta fondi di cinque milioni di euro allo scopo di finanziare i progetti, appena approvati, da realizzare in Siria e Libano. Lo scopo è, fa sapere in una nota, aiutare le comunità cristiane locali, "le cui condizioni continuano drammaticamente a peggiorare". Con la Siria afflitta dalle conseguenze di una guerra decennale e il Libano alle prese con una grave crisi economica, sociale e politica, aggravata dall'esplosione del porto di Beirut nel 2020 e dalla recente recrudescenza delle tensioni tra diversi gruppi etnici e religiosi, molti altri cristiani stanno pensando di abbandonare le terre d'origine seguendo le centinaia di migliaia che hanno già emigrato. La Siria, in cui molti cristiani vivono con meno di un dollaro al giorno e cui ACS fornisce supporto materiale e finanziario da diversi anni, è uno dei principali beneficiari di questi progetti, sottolinea. Questi comprenderanno il finanziamento di pasti per anziani, fondi per la fornitura semestrale di medicine e altri aiuti sanitari e alimentari alle famiglie, carburante per il riscaldamento di un residence per giovani studentesse, borse di studio per gli studenti.

Un progetto speciale mira a sostenere le coppie di neosposi. "Molti siriani vorrebbero sposarsi ma non possono", commenta Alessandro Monteduro, direttore di ACS Italia, "siamo impegnati in particolare per la comunità di Aleppo. Vogliamo finanziare le giovani coppie affinché possano sistemare la casa o pagare l'affitto di un appartamento per due anni"

La devastante situazione in Libano ha indotto ACS ad aumentare gli aiuti al Paese dall'agosto 2020. Se prima di quella data la maggior parte dei finanziamenti era finalizzata al sostegno dei rifugiati siriani attraverso le diocesi locali, ora sono le stesse comunità libanesi a richiedere assistenza. I progetti in Libano includono pacchi alimentari per famiglie bisognose, riscaldamento per superare il rigido inverno, offerte per la celebrazione di messe affidate ai sacerdoti poveri. "In collaborazione con l'arcidiocesi maronita di Tyr, ad esempio, verranno forniti pacchi alimentari alle famiglie bisognose per i prossimi otto mesi", dice Monteduro.

I cristiani in Libano e in Siria appartengono a diverse comunità e denominazioni. Oltre a diversi riti cattolici, ci sono anche una varietà di Chiese ortodosse. Le relazioni ecumeniche sono generalmente molto buone e la maggior parte dei progetti andrà a beneficio dei cristiani di tutte le confessioni, precisa ACS. Una parte dei finanziamenti sarà quindi destinata alle Chiese ortodosse, come quella greco-ortodossa e quella siro-ortodossa, nonché alla Chiesa armena apostolica, tutte ad Aleppo.

Quasi 1,5 milioni di euro della somma totale per entrambi i Paesi andranno a progetti di restauro e costruzione, assicurando a comunità, scuole e ordini religiosi le condizioni materiali per svolgere le loro missioni. Circa 1,1 milioni sono destinati a progetti educativi, a riconoscimento dell'importanza sia della scuola regolare sia dell'educazione alla fede.

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