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Libano - Primo anno del governo Salam

  • 2 giorni fa
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Assadakah Beirut - E' passato quasi un anno da quando il presidente libanese Joseph Aoun ha incaricato il giudice Nawaf Salam di formare il governo, dopo un vuoto di potere che per oltre due anni aveva lasciato il Paese mediorientale senza la più alta carica dello Stato e con un esecutivo ad interim e poteri limitati.

La nomina di Salam, ex presidente della Corte Internazionale di Giustizia, ha riacceso le speranze dei libanesi dopo la guerra tra Israele e il movimento sciita Hezbollah, che ha devastato in particolare il sud del Paese, e le continue difficoltà causate da una persistente crisi economica. A quasi 12 mesi di distanza dalla formazione del governo è dunque arrivato il momento di tracciare un primo bilancio dell'operato del premier, che fin dall'inizio del suo mandato ha dovuto far fronte a diverse sfide per cercare di risollevare la situazione finanziaria, sociale e di sicurezza del Libano.

Un impegno a tutto tondo

Una delle misure più significative adottate dal governo di Salam, e sostenuta dal presidente Aoun, è quella relativa al piano di disarmo di tutti gli attori non statali presenti nel Paese, a cominciare da Hezbollah. Dopo intensi contatti diplomatici con l'emissario Usa Thomas Barrack, ad agosto l'esecutivo ha approvato l'iniziativa, affidando il compito all'esercito e indicando come scadenza la fine del 2025. Le forze armate libanesi hanno recentemente annunciato di aver completato il disarmo al di sotto del fiume Litani e di essere pronte a passare alla fase successiva. Se si tratta da un lato di un provvedimento di portata storica e dal forte impatto anche simbolico per quanto riguarda il tentativo di sottrarre il Paese all'egemonia del gruppo sciita, è altrettanto vero che la decisione ha scatenato un acceso dibattito e ha rimarcato le profonde divisioni settarie e politiche tra la popolazione libanese.

Il movimento filo-iraniano ha infatti ribadito il suo rifiuto ad abbandonare le armi e i suoi sostenitori hanno organizzato diverse proteste (finora sempre pacifiche) contro il governo.

Dal punto di vista diplomatico, il governo dell'ex giurista si è concentrato in particolare sulle relazioni con i Paesi del Golfo, allo scopo di attirare nuovi investimenti e di creare nuove opportunità economiche nel Paese.

Anche la visita di papa Leone XIV alla fine di novembre, accolta con grande entusiasmo dalla comunità cristiana presente nel Paese, può essere considerata come un successo diplomatico. Salam ha riservato particolare attenzione anche ai rapporti con l'Italia, considerata da Beirut un interlocutore chiave sul piano politico, militare e umanitario. Parallelamente, Roma ha ribadito il proprio impegno nel campo della cooperazione allo sviluppo, del sostegno ai servizi essenziali e della tutela del patrimonio culturale, presentandosi come un partner affidabile in una fase di transizione delicata per il Libano. Per il governo Salam, il rapporto con il nostro Paese rappresenta non solo una fonte di assistenza concreta, ma anche un canale diplomatico privilegiato con l'Unione europea.

Salam ha da subito sottolineato la centralità delle riforme e l'impegno a restaurare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni statali, indebolite dalla corruzione endemica della classe dirigente libanese e dal ruolo egemonico del Partito di Dio, sgretolatosi dopo che Israele ha decimato la sua leadership politica e militare. Nel corso dell'anno, il governo ha introdotto nuovi meccanismi per la nomina nel pubblico impiego basati su trasparenza e merito, ha adottato disegni di legge per rafforzare l'indipendenza giudiziaria e ha lavorato su progetti di decentramento amministrativo. Significativi passi avanti si sono registrati anche nel

settore economico. Il Parlamento ha discusso e approvato importanti bozze di riforma bancaria e progetti di bilancio che mirano ad allineare il Paese alle richieste del Fondo monetario internazionale (Fmi), con l'obiettivo di riavviare un'economia in profonda recessione dal 2019. Recentemente, l'assemblea libanese ha approvato un accordo di prestito da 250 milioni di dollari con la Banca mondiale per ripristinare le infrastrutture nel sud del Paese, con l'obiettivo di riparare i danni causati dal conflitto. Inoltre, il 10 dicembre Beirut ha firmato alcuni accordi di finanziamento con l'Unione europea per un valore di 132 milioni di euro, che includono un programma per migliorare la sicurezza e la stabilità in Libano e per rafforzare la sicurezza delle frontiere. La questione mette inoltre in luce un altro dei nodi fondamentali di fronte a cui si trova l'esecutivo di Salam, ovvero quello dei rapporti con Israele. Va infatti sottolineato che, nonostante l'accordo di cessate il fuoco entrato in vigore il 27 novembre 2024, Tel Aviv continua a condurre attacchi quasi quotidiani in Libano (in particolare nel sud ma anche nella Beqaa e occasionalmente su Beirut), durante i quali ha ucciso più di un centinaio di civili. Inoltre, le Forze di difesa israeliane (Idf) sono ancora presenti in almeno cinque postazioni occupate al di là della Linea blu (il confine de facto tra i due Paesi).

Secondo Hezbollah, ma non solo, il piano di disarmo costituisce una concessione gratuita al "nemico" israeliano e smantellerebbe la capacità di deterrenza del Libano senza offrire una valida alternativa. Nell'ambito delle discussioni del Comitato di monitoraggio del cessate il fuoco (noto anche come "Meccanismo", rappresentanti civili israeliani e libanesi si sono trovati faccia a faccia per la prima volta dopo decenni. Questa svolta potrebbe inserirsi tra i desiderata di Washington, che punterebbe a rivitalizzare gli Accordi di Abramo e ad inserire il Libano tra i Paesi che, come la Siria e l'Arabia Saudita, potrebbero considerare di avviare un processo verso la normalizzazione delle relazioni con lo Stato ebraico.

Il sostegno del presidente Aoun

Il presidente libanese Joseph Aoun, sostenendo in pieno l'impegno del premier Nawaf Salam, ha accusato Israele di aver agito per indebolire gli sforzi del suo governo, così come quelli di altri attori "regionali e internazionali", per consolidare il cessate il fuoco con Beirut, a causa dei suoi continui attacchi al Libano meridionale.

In una dichiarazione della presidenza libanese, il capo di Stato ha condannato soprattutto gli attacchi israeliani delle ultime ore contro villaggi e città del Sud, poche ore prima di una nuova riunione del meccanismo di monitoraggio del cessate il fuoco nel Libano meridionale. Secondo la nota, Aoun "ha condannato gli attacchi israeliani che nelle ultime ore hanno colpito diverse città nella valle della Bekaa e nel Libano meridionale, arrivando fino alla citta' di Sidone" e ritiene che "sollevino numerosi interrogativi, poiché si verificano proprio alla vigilia della riunione di domani del meccanismo di monitoraggio del cessate il fuoco".

Aoun afferma che "i continui attacchi di Israele mirano a vanificare tutti gli sforzi locali, regionali e internazionali per fermare l'escalation israeliana, nonostante la cooperazione del Libano a questi sforzi a vari livelli e le misure adottate dal governo libanese per estendere la propria autorità sull'area a sud del fiume Litani".

Il presidente libanese ha ricordato che il meccanismo di monitoraggio del cessate il fuoco, composto da rappresentanti di Libano, Israele, Stati Uniti, Francia e della Forza interinale delle Nazioni Unite in Libano (Unifil), "dovrebbe lavorare per la cessazione delle ostilità e discutere misure pratiche per ripristinare la sicurezza e la stabilità nel sud".

Tra le misure che il meccanismo dovrà affrontare, il presidente Aoun ha sottolineato che vi è anche "il ritiro delle Forze israeliane (verso il confine condiviso) e il rilascio dei prigionieri libanesi", oltre a consentire all'esercito di Beirut "di completare il suo dispiegamento (nel sud) in conformita' con la risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite". Aoun ha nuovamente invitato la comunità internazionale a "intervenire efficacemente per porre fine alla continua aggressione di Israele contro il Libano e consentirgli di adempiere ai compiti assegnati con l'accordo delle parti interessate e il sostegno internazionale". Israele ha continuato a bombardare il Libano quasi quotidianamente nonostante il cessate il fuoco concordato dalle parti nel novembre 2024 e mantiene ancora truppe in diverse località del suo territorio. Dall'entrata in vigore del cessate il fuoco, le truppe israeliane hanno effettuato diverse incursioni nei villaggi di confine, distruggendo alcuni edifici e strutture con il pretesto di eliminare individui legati al gruppo sciita libanese Hezbollah o alle sue infrastrutture.

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