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Palestina- Ecocidio nel Vento

  • 6 ott 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Maddalena Celano (Assadakah News)- Ecocidio nel vento: La terra bruciata di Gaza e il silenzio sugli ulivi sradicati.


​La guerra in corso ha un costo che va oltre le vittime umane e la distruzione urbana. C'è un'altra vittima, silenziosa e vitale: l'ambiente e il settore agricolo palestinese, in particolare nella Striscia di Gaza, dove si sta consumando un vero e proprio ecocidio. I rapporti recenti denunciano una distruzione sistematica che mira non solo a sconfiggere, ma a rendere inabitabile il futuro. ​La Distruzione Sistemica dell'Agricoltura ​L'agricoltura, pilastro della sussistenza palestinese e simbolo culturale millenario, è stata spazzata via. Le stime, sempre più allarmanti, parlano chiaro: ​Percentuale di Territori Non Coltivabili: Le valutazioni della FAO e di altre fonti indicano che oltre il 42\% dei suoli agricoli di Gaza è stato distrutto. Le proiezioni più recenti (settembre 2025) sono catastrofiche, suggerendo che solo l'1,5\% dei terreni rimanga coltivabile. L'accusa è che l'90\% dei campi sia stato deliberatamente distrutto. ​Massacro di Alberi: La terra bruciata ha colpito duramente le colture arboree, tra cui gli ulivi. Si stima che circa il 50\% delle colture arboree sia stato distrutto, un colpo fatale non solo per l'economia, ma per l'identità di migliaia di famiglie che da generazioni fanno affidamento sull'olio d'oliva.


​Affamamento Strategico:


La distruzione mirata di serre, orti e campi agricoli è stata definita un elemento della strategia di "affamamento" della popolazione, compromettendo la sicurezza alimentare di un’area già in profonda crisi umanitaria. ​Parallelamente, in Cisgiordania, la sradicazione e il danneggiamento degli ulivi da parte di coloni e le restrizioni militari continuano a minacciare i mezzi di sostentamento, con migliaia di alberi abbattuti o avvelenati nel corso degli anni, riducendo l’agricoltura a una "battaglia per la sopravvivenza".


​La Veleno nel Suolo:


Danni Ambientali A Lungo Termine ​I danni ambientali causati dai bombardamenti e dall'uso di materiali bellici rappresentano una minaccia che si estenderà ben oltre la cessazione delle ostilità. ​Contaminazione Chimica: I rapporti evidenziano l'uso di munizioni come il fosforo bianco, che ha causato danni ambientali estesi agli ecosistemi e alla qualità dell'acqua. Le carcasse dei materiali esplosi rilasciano inoltre metalli pesanti e altri inquinanti, contaminando i suoli e le falde acquifere. ​Lascito Tossico: Questi inquinanti non scompaiono. Rimarranno nel terreno per anni, rendendo necessarie costosissime e complesse operazioni di bonifica e ponendo un rischio concreto per la salute pubblica. L'esposizione a lungo termine a queste tossine è associata a un aumento di patologie come malformazioni congenite e tumori.


​Crisi Idrica:


La distruzione delle infrastrutture idriche e fognarie aggrava il problema, portando alla contaminazione delle scarse risorse idriche disponibili. ​La distruzione dei terreni agricoli non è un semplice danno collaterale; è un'aggressione alla vita stessa e alla capacità di un popolo di autosostenersi in futuro. Le Nazioni Unite e la comunità internazionale devono affrontare urgentemente questa dimensione della crisi, non solo fornendo aiuti immediati, ma avviando indagini per documentare e quantificare l'entità dell'ecocidio. La terra bruciata di Gaza grida giustizia ambientale.



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