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Roma - Risvolti inquietanti all'evento sul genocidio armeno

  • 20 giu
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 21 giu

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Elisabetta Pamela Petrolati (Assadakah News) - Ha subito un risvolto inquietante, che ha lasciato tutti i partecipanti sorpresi e attoniti, l'evento programmato a Roma il 18 giugno, nella Chiesa Reale Belga San Giuliano dei Fiamminghi, in via del Sudario 41, in collaborazione con il Centro Pro Unione. Si trattava di un incontro dedicato alla storia armena. La conferenza intitolata “La Santa Sede e il genocidio degli armeni e delle altre minoranze cristiane nell’Impero ottomano”, che avrebbe dovuto tenere il professor Georges Ruyssen, studioso della storia armena e curatore dei volumi “La Questione Armena 1894-1896 / 1908-1925”, documenti degli Archivi della Santa Sede ASV, ACO, SS.RR.SS., non si è svolta nei termini stabiliti.

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Il Rettore della Chiesa Reale Belga, monsignor Gabriel Quicke, in qualità di organizzatore e moderatore dell’incontro, nei saluti di apertura ha dovuto dare l’annuncio che il professor Ruyssen non avrebbe presenziato e relazionato a causa di pressioni ricevute. Dopo i saluti di rito al Reverendo Padre Jim Loughran, al Direttore del Centro Pro-Unione con cui la Chiesa Belga ha iniziato una collaborazione, il Rettore ha dovuto annunciare un improvviso cambiamento nel programma della serata."Cari amici - ha esordito Monsignor Quicke - sono onorato di accogliervi questa sera nella Chiesa Reale Belga San Giuliano dei Fiamminghi.

Ieri sera il professor Ruyssen mi ha contattato per comunicare la notizia che non può tenere la conferenza. Il Generale della Compagnia di Gesù ha ricevuto una lettera della Segreteria di Stato. Sono stati avvisati diplomaticamente della nostra iniziativa di organizzare una conferenza sul Genocidio armeno. Nella lettera, tra le righe, si chiedeva che l’iniziativa fosse cancellata. Il professor Ruyssen è stato esplicitamente scoraggiato a tenere la conferenza.

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Alla fine, in collaborazione con padre Jim Loughran, ho proposto di assumere il ruolo di mediatore. Non era più possibile per me avvisare tutti e annullare il ricevimento con il catering".

Nello stupore dei presenti il rettore ha, in modo eccellente, presentato e introdotto il lavoro scientifico di Padre Ruyssen, dando voce a chi non ha più voce.

"Vi prego gentilmente - ha continuato Gabriel Quicke - di mantenere la serenità di costruire insieme ponti di pace e di giustizia e di credere nella verità in modo da poter rinascere nella verità,come dice Sant’ Agostino, la verità non appartiene né a me né a chiunque altro, ma a tutti noi, Confessiones XII, 25, 34. Non sono un agostiniano, ma in un certo senso mi sento figlio di Agostino che parla di Christus mediator. Cerchiamo di crescere per saper discernere il bene dal male e sempre più attaccarci al Mediatore che potrà liberarci dal male, con una guarigione interiore, come si evince dal Tractatus in Iohannis Evangelium, 98, 6. Dunque voglio essere mediatore"

Ha poi spiegato che, avendo lavorato per 10 anni nel Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, dove era responsabile del dialogo con i cristiani ortodossi orientali e avendo anche seguito da vicino la relazione con la Chiesa apostolica armena, avrebbe fatto un’introduzione al lavoro innovativo svolto dal professor Ruyssen e che, in accordo con lui aveva fatto la traduzione di un testo di un libro (in inglese) che aveva scritto qualche tempo fa sui cristiani in Medio Oriente, nel quale si trattava anche del genocidio armeno, fra le altre cose.

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Monsignor Gabriel Quicke ha, per i presenti, ripercorso il profondo legame tra la Santa Sede e il popolo armeno, affrontando in particolare la Questione Armena. Al centro del suo intervento, l’opera del gesuita Padre Georges Ruyssen, frutto di anni di studio basati su documenti storici inconfutabili. Tale lavoro mette in evidenza il costante impegno della Chiesa e dei Pontefici in difesa del popolo armeno, dal genocidio del 1915 fino ai giorni nostri.

Questo esplicito invito all’annullamento dell’evento e il fatto di “scoraggiare” il professor Ruyssen a relazionare, costituisce un fatto gravissimo da parte della Santa Sede e, nello specifico, dell’Ordine dei Gesuiti.

Erano presenti alla conferenza vanno S.E. Boris Sahakyan, l'Ambasciatore Della Repubblica d'Armenia presso la Santa Sede, e di S.Em. l'Arcivescovo Khajag Barsamian, il Rappresentante della Chiesa Armena presso La Santa Sede e la prima consigliera dell'Ambasciatore della Repubblica d'Armenia in Italia Marietta Stepanyan e Padre Jim Loughran, presidente del Centro Pro Unione che ha concluso con calorosi ringraziamenti. Tutte le importanti personalità presenti e i partecipanti, hanno mantenuto alto il livello di solidarietà al popolo armeno e di gratitudine verso il Rettore Quicke che si è fatto carico di far fronte a una situazione incresciosa.

Purtroppo questo episodio si inserisce in un contesto quantomeno ambiguo di iniziative della Santa Sede a favore dei Paesi vicini alla Repubblica d'Armenia, nemici del primo popolo cristiano del mondo, ad esempio, del Governo azero che, oltre alle visibili e recenti azioni militari contro gli armeni del Nagorno Karabakh (la guerra del 2020 e la grave crisi umanitaria provocata dagli azeri dalla fine del 2022 fino a settembre del 2023, che ha portato alla resa degli armeni e la perdita dell'intera enclave) sta anche cercando di cancellare l’antica storia di questo popolo, appropriandosi di tradizioni e peculiarità che non appartengono alla cultura dell’Azebaijan. Da sottolineare la recente assegnazione del titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine Piano (la più alta onorificenza conferita dalla Santa Sede) all’Ambasciatore della Repubblica dell’Azerbaijan; la lingua azera aggiunta alla offerta informativa di Vatican News; la XII Conferenza Scientifica Internazionale dal titolo “Cristinesimo in Azerbaijan: storia e modernità” del 10 aprile alla Pontificia Università Gregoriana della Santa Sede in Vaticano, gestita dai padri Gesuiti, che ha lasciato sgomenti tutti gli armeni d’Italia e sicuramente del mondo intero, Un convegno sulla cristianità organizzato da un Paese musulmano che non ha avuto pietà nell'attaccare il Nagorno Karabak.

Dopo quest’ultimo episodio, che non può rimanere sottaciuto, pare legittima la richiesta di una chiara esplicitazione della posizione della Santa Sede rispetto alla tutela della memoria storica del primo popolo della cristianità della storia umana.

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