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Venezuela… tra pressioni statunitensi e strategie di resistenza

  • 53 minuti fa
  • Tempo di lettura: 2 min

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✍️ Wael Al-Mawla — scrittore e giornalista

La Venezuela sta attraversando una fase delicata e sensibile della sua storia recente, in un momento in cui aumentano le

mosse statunitensi contro il governo di Caracas. Queste azioni spaziano dalle sanzioni economiche all’escalation militare nelle aree circostanti. Mentre Washington descrive tali misure come parte degli sforzi per contrastare il traffico di droga e la criminalità organizzata, molti osservatori ritengono che riflettano invece un più ampio tentativo di ridisegnare le mappe dell’influenza in America Latina.Dopo l’annuncio del presidente venezuelano Nicolás Maduro sull’innalzamento dello stato di allerta militare e sull’avvio di ampie esercitazioni che coinvolgono le forze aeree e navali, è apparso evidente che il Paese stia entrando in una fase di mobilitazione interna, segno delle preoccupazioni del governo riguardo a possibili interventi esterni. Allo stesso tempo, diverse compagnie aeree hanno sospeso i voli da e per il Venezuela, una misura che molti analisti interpretano come un riflesso delle crescenti pressioni economiche e di sicurezza.L'inserimento da parte degli Stati Uniti di reti legate alle forze armate venezuelane nelle liste del “terrorismo” ha aggiunto una nuova dimensione legale e diplomatica all’escalation, permettendo a Washington di ampliare il raggio delle sue pressioni economiche e politiche sul governo di Caracas. Ciò rientra in quella che i rapporti occidentali definiscono la “nuova fase” delle operazioni statunitensi nei Caraibi, che potrebbe comprendere movimenti militari limitati o un sostegno diretto all’opposizione interna.Nonostante l’intensità di questa escalation, resta centrale la domanda sull’impatto reale di tali misure all’interno del Venezuela e nella regione in generale. Da un lato, il Paese potrebbe affrontare una crisi economica e sociale ancora più profonda, con un aumento delle ondate migratorie. Dall’altro, la situazione potrebbe portare a una rivalutazione delle politiche dell’asse internazionale nei confronti di Caracas, inclusi Russia e Cina, che negli ultimi anni hanno sostenuto il governo sia economicamente sia strategicamente.Rimane inoltre determinante il fattore della risposta popolare e dell’esercito venezuelano, elementi che potrebbero limitare qualsiasi intervento diretto, poiché la stabilità interna costituisce una forza che può impedire al Paese di precipitare in un conflitto armato su larga scala. In questo contesto, ogni mossa statunitense futura dovrà basarsi su un attento bilanciamento tra obiettivi politici, costi militari e conseguenze umanitarie.In definitiva, la situazione in Venezuela rappresenta un modello complesso di interazione tra politica interna e pressioni esterne, e solleva interrogativi sul ruolo delle grandi potenze nel rimodellare le sfere di influenza e sull’efficacia di sanzioni e minacce militari nel raggiungere obiettivi politici di lungo termine. Mentre il mondo osserva con cautela questa escalation, la via più saggia resta quella del dialogo e del compromesso, per evitare un aggravamento della crisi umanitaria e preservare la stabilità dell’intera regione.

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