Roma - Sudan, un Paese dimenticato: parla l'Ambasciatore Altayeb
- 26 gen 2025
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Elisabetta Pamela Petrolati (Assadakah News) - In una piovosa giornata romana, nella sede dell’Ambasciata del Sudan in via Panama n.49, S.E. Sayeb Altayeb Ahmed ha rilasciato una lunga e approfondita intervista per Assadakah. In un clima di accoglienza e generosa disponibilità, l’Ambasciatore ha parlato lungamente delle questioni più urgenti e attuali del suo martoriato Paese. Un privilegio raccogliere le sue parole.
Dal suo lunghissimo e ricco curriculum ecco, di seguito, estrapolate solo le principali informazioni sul suo percorso formativo e professionale.
Sayed Altayeb Ahmed - Diplomatico di lunga esperienza con oltre tre decenni di attività in diversi ambiti. Docente universitario specializzato in diritto sudanese, internazionale e relazioni internazionali, con esperienza in Africa. Ha insegnato in diverse università e svolto attività di formazione e consulenza in ambito diplomatico. È membro di numerose associazioni professionali e ha ricoperto ruoli di responsabilità in organizzazioni internazionali. Ambasciatore del Sudan in diversi Paesi, dal 2022 Ambasciatore del Sudan in Italia.
1. S.E. partiamo dallo stato attuale del Sudan, può fornire una sua interpretazione sugli ultimi sviluppi dei contrasti nel Paese? Qual è la situazione attuale dopo la riconquista di Wad Madani da parte delle forze regolari?
È stato molto importante per il Governo aver riconquistato Wad Madani perché Madani si trova al centro del Paese ed è fondamentale per tanti aspetti. I prossimi step riguardano la riconquista di altri luoghi centrali per ricominciare poi a ricostruire, soprattutto a Khartum (la capitale) che è attualmente devastata. Le Rapid Support Forces (Rsf) stanno indietreggiando e scappando dalle varie città. Non vanno dimenticate le trocità subite dal popolo durante gli attacchi delle milizie ribelli e la situazione monetaria in cui versa il Paese. Dopo aver lasciato Madani, le Rsf hanno continuato gli attacchi, colpito le dighe e le centrali elettriche, con i droni hanno preso di mira le infrastrutture per terrorizzare ulteriormente la popolazione. L’International Low, dal 1994, ha stabilito delle norme da rispettare contro le inutili atrocità durante le guerre, con la proibizione, per esempio, di distruggere le dighe, ed è assurdo che queste regole internazionali non siano state rispettate. Fino a quando gli Emirati Arabi forniranno supporto alle Rsf sarà difficile che questa guerra termini. La posizione del governo sudanese è attualmente più forte anche perché sostenuta dal Consiglio delle Nazioni Unite che ha bandito gli Emirati Arabi nel loro sostegno ai ribelli.
2. Quali pensa possano essere gli sviluppi, crede sia possibile una graduale risoluzione dei conflitti?
Sono molto ottimista rispetto alla risoluzione positiva della situazione ma, certamente, i tempi non saranno brevi, anche a causa dell’intervento esterno di Paesi esteri che si vogliono intromettere negli affari interni del Sudan.
3. Fino a oggi il Sudan è un Paese dimenticato, afflitto da una crisi umanitaria paragonabile solo al genocidio che sta avvenendo in Palestina. Come mai la Comunità internazionale ignora le cifre agghiaccianti di persone uccise, ferite, affamate, sfollate anche solo a partire da marzo-aprile 2023?
Le ragioni sono molteplici ma il motivo principale risiede nel fatto che gli Stati Uniti non hanno nessun interesse in Sudan. Il mondo è preso da altri problemi. Le questioni che hanno interessato sino a ora l’Europa e l’America sono state l’Ucraina, vicina di casa, poi è arrivato il conflitto a Gaza e il mondo si è preoccupato per il coinvolgimento di Israele; poi sono arrivati gli Houti, in Yemen, che hanno creato destabilizzazione per l’est; infine la Siria e la crisi in Libia. Il Sudan non ha messo a rischio la comunità internazionale, pertanto a meno che non vengano minacciati gli interessi dell’America o dell’Europa, non ci sarà un vero interessamento per il Sudan. La guerra dimenticata.
Il premier italiano Giorgia Meloni soltanto una volta ha menzionato la guerra in Sudan durante una conferenza relativa al Progetto MedOr, unica volta.
Nel 2021 l’Europa e gli Stati Uniti hanno assegnato sanzioni al Governo del Sudan perché vogliono che a governare sia un governo civile, mentre l’attuale è militare. Per questo non è stato aiutato il nostro Paese. L’Europa è sempre preoccupata per l’immigrazione clandestina, eppure il Sudan ha giocato un ruolo importanto nell’arginare l’emigrazione verso l’Italia e l’Europa, ha sempre cercato di prevenire ondate di immigrati. Lo scorso anno, quando c’è stato il summit Italia - Africa, l’Italia non ha invitato il Sudan a partecipare. Insieme ad altri cinque Paesi il Sudan è stato sottoposto alle sanzoni dell’Unione Africana a causa dei continui conflitti da cui è afflitto ed è stato così escluso dal Piano Mattei. Il Sudan è quindi ulteriormente penalizzato non potendo usufruire dei benefici del Piano. Prima o poi la guerra finirà e l’italia dovrà riprendere in considerazione i rapporti col Sudan proprio per il suo ruolo di prevenzione dell’immigrazione. Secondo me l’Italia ha tutta la convenienza nel riprendere l’interesse nei confronti dell’Africa, del resto l’Italia è presente in Etiopia, Somalia, Nigeria, Costa D’Avorio, Mozambico, Angola; l’Eni sta instaurando relazioni con Egitto, Libia, Marocco, Algeria. La leadership italiana sta prendendo il posto di quella francese che sta scomparendo. Penso poi che Giorgia Meloni sia un’ottima amica di Donald Trump, è stata l’unica premier europea a essere stata invitata al suo insediamento presidenziale.
4.Con l’insediamento del Presidente Trump, quali prospettive si aprono per il Paese?
Penso molto positivamente riguardo alle possibili e migliori relazioni con l’insediamento di Trump. Quanto sto per dire è una mia personale considerazione, avendo molta esperienza nel campo delle relazioni internazionali e delle negoziazioni con gli americani. Durante il primo mandato di Trump le relazioni tra Stati Uniti e Sudan erano buone in quanto il Paese era stato eliminato dalla lista dei Paesi terroristi ed era stato azzerato il suo debito pubblico. Inoltre Trump si era mosso per inserire il Sudan negli accordi di Abramo al fine di favorire buoni rapporti con Israele. Trump, col suo nuovo insediamento, ha dichiarato che con lui ci saranno zero problemi. Attualmente gli scenari Gaza e Siria sono sotto controllo quindi ciò che premerà ora a Trump saranno i versanti russo-ucraino, Yemen, Sudan. L’Africa non è comunque al primo posto nell’Agenda del neoeletto Presidente che è evidentemente proiettato verso la Groenlandia, Canada, Canale di Panama, Cina. Ovviamente la priorità assoluta per Trump è l’America stessa. Sono sicuro che Trump potrà fare qualcosa perché ha la maggioranza in entrambe le Camere e per di più è un imprenditore, abituato ad andare dritto all’obiettivo. Ha soltanto quattro anni di governo davanti a sè e vorrà sicuramente portare a termine la sua missione. Penso che lui abbia anche il potere di influire sugli Emirati Arabi nel farli desistere dal supportare le Rsf. Penso che il Sudan non sia tra le priorità del neoeletto Presidente ma, con il tempo, si occuperà anche del nostro Paese. Forse il suo interesse aumenterà quando si renderà conto che gli interessi degli Stati Uniti saranno compromessi dall’interessamento dei cinesi e dei russi verso le risorse del Sudan.

5. Che ruolo hanno avuto le due superpotenze Russia e Stati Uniti nello scenario politico-economico del Sudan e nell’ordine del suo perenne stato conflittuale? Come sono i rapporti con i Paesi limitrofi?
Con la Russia il Sudan ha sempre avuto ottimi rapporti, invece con la precedente amministrazione americana, guidata dal presidente Biden, non ci sono state buone relazioni a causa del fatto che il Sudan non è stato aiutato in alcun modo, neanche attraverso sanzioni agli Emirati. Non solo, hanno inserito Burhan, Presidente del Sovrano Consiglio della Repubblica del Sudan, nella lista dell’OFAC (Office of Foreign Assets Control) a strette sanzioni. Come possono pretendere gli Stati Uniti di instaurare la pace mettendo sanzioni al nostro Capo di Stato? Il Sudan ha comunque buoni rapporti con i Paesi confinanti, tranne con qualcuno. A ogni modo i rapporti con la Russia sono distesi ma il Sudan non vede l’ora di intraprendere relazioni con il nuovo governo di Trump.
6. I giacimenti d’oro e le mire straniere: che quadro può fornire in merito a questo?
Il Sudan è il terzo produttore africano di oro ed è stato oggetto di mire straniere ma gli altri Paesi devono rispettare le regole del Sudan. La Russia è uno dei Paesi interessati, hanno già delle miniere, così come il Marocco, ma devono seguire le regole sudanesi. A est ci sono delle miniere che sono sotto il controllo dei ribelli.
7. Cosa può fare l’Europa e, in particolare, l’Italia per il Sudan?
Non so dire esattamente cosa può fare l’Europa ma ho parlato con delle autorità italiane che hanno riferito che qualsiasi iniziativa da parte dell’Italia deve avvenire sotto il consenso dell’Europa e non sanno come e quando interventi a favore del Sudan potranno realizzarsi. Durante i suoi numerosi colloqui con personalità diplomatiche e politiche ho compreso che è molto difficile far cambiare posizione all’italia e all’Europa rispetto al Sudan. Esiste un gruppo di studio, all’interno della Comunità Europea, che si sta occupando della questione sudanese. In questo gruppo c’è una leader tedesca e che è sempre stata molto interessata al “caso” Sudan e sta lavorando appunto a questo. Al momento non è possibile fare previsioni e non ci si aspetta niente, occorre attendere di vedere come si esplicherà l’amministrazione Trump e quali saranno i punti del suo programma. Da quel momento si capirà cosa accadrà, anche se la preoccupazione del Presidente è maggiormente rivolta verso la Cina anziché verso i problemi umanitari. È stato terribile e lo è tuttora, vedere che nei momenti di grande bisogno e necessità la comunità internazionale si è voltata dall’altra parte rispetto al Sudan, nonostante le migliaia di morti, feriti e sfollati all’interno del Paese e nei paesi confinanti. Gli aiuti sono arrivati solo dalle O.G.N come Emergency, Music for Peace. Il Governo italiano non vuole dare aiuti diretti ma solo attraverso queste organizzazioni. La comunità internazionale si muove a seconda delle priorità che la coinvolgono, certamente se avesse voluto avrebbe potuto fare molto, in Siria nel giro di poche settimane è stato tutto stravolto. Queste sono le leggi della politica e la politica non ha morale.
8. In conclusione una domanda sulla cultura e di speranza: cosa rappresenta la Poesia per il popolo sudanese? Tra tradizione e attualità, molti giovani credono nella Poesia come forma di identità del Sudan e strumento di resistenza, qual è la sua riflessione in merito?
La nuova generazione ha un modo differente di intendere la cultura, il 60% della popolazione sudanese è giovane, i ragazzi ormai sono aperti e desiderano vivere in pace. I giovani esprimono il loro sentimenti tramite poesie, film, documentari; sono stati costretti ad andare via dalle loro case e dai luoghi lontani dove si trovano adesso ripensano a tutto ciò che hanno vissuto, alla loro terra d’origine, e sognano di poterci tornare per vivere in pace. La loro prima preoccupazione è poter tornare a casa; sentimentalmente sono tutti molto legati tra di loro e al Sudan e ottimisticamente sperano di potervi presto fare ritorno. Loro hanno la peculiarità di essere per metà arabi e per l’altra metà africani, sono convinti di essere una civiltà a parte che risale a settemila anni fa. Il Sudan ha più di duecento piramidi, più di quelle che ha l’Egitto; Aida, la protagonista della nota opera lirica, è una regina nubiana. Durante l’impero romano ci fu una battaglia contro la regina nubiana Amanirenas; tremila anni fa iniziarono le relazioni tra Sudan e Roma. Molte parole della lingua sudanese sono italiane come: fattura, macchina, caffettiera, forno; Inoltre nella nostra cultura abbiamo diverse canzoni e poesie che glorificano le bellezze italiane, come le donne romane. Ci sono numerosi sudanesi che hanno sposato donne italiane e viceversa. L’Italia ha avuto bellissime attrici: ad es. Sofia Loren, Gina Lollobrigida, Claudia Cardinale. L’edificio che ospita l’Ambasciata del Sudan appartiene a Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer, i suoi film sono molto noti in Sudan. L’Italia ha avuto pensatori e scrittori molto apprezzati come Moravia, Gramsci, Eco... Nel cimitero acattolico che sta nei pressi della Piramide, a Roma, vi sono sepolti molti artisti e intellettuali. Secondo importanti studi pare che la piramide stessa sia più probabilmente di origine sudanese e non egizia, a testimonianza delle reciproche e antiche influenze tra Roma e Sudan.







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