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“Tesori dei Faraoni” alle Scuderie del Quirinale

  • 25 ott 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

Paola Angelini (Assadakah News)

 

Il progetto espositivo alle Scuderie del Quirinale è un’occasione irrinunciabile, che permette di osservare 130 capolavori provenienti dal Museo Egizio del Cairo e dal Museo di Luxor, con l’autorevole collaborazione del Museo Egizio di Torino. È il risultato di un importante progetto di diplomazia culturale tra Egitto e Italia, una collaborazione che ha reso possibile il prestito straordinario dei capolavori.

La mostra curata da Tarek El Awady, già direttore del Museo Egizio del Cairo, è prodotta da Ales - Arte Lavoro e Servizi del Ministero della Cultura con MondoMostre, in collaborazione con il Supreme Council of Antiquities of Egypt, con il patrocinio della Regione Lazio, la partecipazione scientifica del Museo Egizio di Torino.

Resterà aperta fino al 3 maggio 2026, secondo le aspettative degli organizzatori, farà registrare una cifra record di almeno mezzo milione di presenze tra romani e turisti.

“Questa mostra racconta non solo i faraoni, ma anche le persone che li circondavano”, spiega il curatore Tarek El Awady: “Ogni reperto è una voce che ci parla di vita, fede e immortalità. È un dialogo tra passato e presente, tra Egitto e Italia, che continua da tremila anni”.

Il percorso di “Tesori dei Faraoni” si apre con lo splendore dell'oro, materia divina e simbolo dell'eternità. Il sarcofago dorato della regina Ahhotep II, una misteriosa regina vissuta durante la cruenta guerra contro gli Hyksos.

La Collana delle Mosche d'oro, antica onorificenza militare per il valore in battaglia, e il collare di Psusennes I, introducono al mondo delle élite egizie, dove l'ornamento diventa linguaggio politico. Intorno al corredo funerario di Psusennes scoperto a Tanis nel 1940, si concentrano oggetti di straordinaria raffinatezza: amuleti, coppe e gioielli che, dopo tremila anni, conservano intatta la loro luce. Dalla magnificenza regale si entra nell'universo del rito e del passaggio, dove la morte è intesa come trasformazione. Il monumentale sarcofago di Tuya, madre della regina Tiye, domina una sezione dedicata alle pratiche funerarie, e alla fede di rinascita.

Attorno le statuette shabti, i vasi canopi e un papiro del Libro dei Morti raccontano la precisione, quasi scientifica, con cui gli Egizi preparavano il viaggio nell'aldilà: un insieme di formule, immagini e strumenti per attraversare il mondo invisibile e rinascere alla luce di Ra, divinità egiziana.

Il percorso continua: le tombe dei nobili e dei funzionari, quella di Sennefer, svelano la quotidianità del pàere, la devozione e il senso del dovere di chi serviva il faraone come garante dell'ordine cosmico.

In dialogo con queste figure, la poltrona dorata di Sitamon, regina egizia della XVIII dinastia, figlia di Amenofi III, restituisce un'intimità sorprendente: un oggetto domestico, usato in vita e poi deposto come dono nella tomba dei nonni, testimonianza rara di affetto e continuità familiare.

Una delle sezioni più attese è dedicata alla “Città d'Oro” di Amenofi III, scoperta nel 2021, da Zahi Hawass. Gli utensili, i sigilli e gli amuleti provenienti da questo straordinario sito, restituiscono la voce degli artigiani e dei lavoratori che costruivano la grandezza dei faraoni. Lì, tra le officine e le case, la civiltà egizia appare nel suo volto più umano e produttivo, capace di unire ingegno tecnico e senso religioso in ogni gesto. La mostra culmina nel mistero della regalità divina. Le statue e i rilievi che chiudono il percorso sono tra le espressioni più alte dell'arte faraonica: l'Hatshepsut inginocchiata in atto d'offerta, la diade di Thutmose III con Amon, la Triade di Micerino (rarissima scultura del faraone seppellito in una delle tre grandi piramidi di Giza, della IV dinastia, risalente a XXVI secolo avanti Cristo e mai uscita dal Museo del Cairo), fino alla splendida maschera d'oro di Amenemope, dove il volto del re, levigato e perfetto, diventa icona di un corpo che appartiene ormai al divino.

In chiusura, la Mensa Isiaca eccezionalmente concessa dal Museo Egizio di Torino, riannoda il filo simbolico che da Alessandria conduce a Roma, testimoniando l'antico legame spirituale e culturale tra i due mondi. Per la cura delle incisioni questa lastra è di epoca imperiale e potrebbe essere stata commissionata dalla stessa Livia, moglie di Augusto.

Tesori dei Faraoni è accompagnata da un programma di mediazione e divulgazione. Il catalogo, edito da Allemandi in edizione italiana e inglese, è curato da Zahi Hawass, che firma per la casa editrice anche la guida breve, e la guida per ragazzi, ideate per accompagnare il pubblico più giovane in un racconto accessibile e coinvolgente, tra storie, divinità e simboli dell'antico Egitto. Nel catalogo, le fotografie di Massimo Listri restituiscono la magnificenza dei capolavori esposti e l'atmosfera delle collezioni egizie. I visitatori potranno usufruire di un'audioguida inclusa nel biglietto, disponibile in quattro lingue, con la voce di Roberto Giacobbo per la versione italiana, quella di Zahi Hawass per la versione inglese; è prevista anche una versione dedicata ai bambini, per un'esperienza di visita ancora più coinvolgente. È attivo un ricco percorso didattico pensato per tutti i pubblici. Sono previsti laboratori didattici e visite guidate, progettati in collaborazione con il Museo Egizio di Torino, che prenderanno le mosse dai temi centrali della mostra per offrire esperienze concrete e coinvolgenti.

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