Viterbo - Assalto azero sul fotovoltaico
- 23 lug 2025
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Letizia Leonardi (Assadakah News) - Dopo la cessione della storica azienda italiana della difesa Esplodenti Sabino di Casalbordino un'altra presenza preoccupante, questa volta nel fotovoltaico. Il Comitato provinciale Arcicaccia lancia un allarme che va ben oltre la questione venatoria. Alla luce di recenti notizie su nuovi maxi-investimenti stranieri nel settore fotovoltaico, si torna a puntare il dito contro quella che appare sempre più come una “svendita silenziosa” del territorio dell’Alto Lazio. L’intervento degli ambientalisti, cacciatori e cittadini arriva a seguito di un articolo comparso il 19 luglio su Il Messaggero, nel quale si racconta con toni entusiastici dell’arrivo nel Lazio, e in particolare nel Viterbese, di fondi milionari da parte dell’Azerbaijan.
Al centro dell’operazione c’è SOFAZ, il fondo sovrano azero, che, come dichiarato dall’amministratore Israfil Mammadov, ha investito oltre 3 miliardi di dollari in Italia, tra cui l’acquisizione del 49% del portafoglio fotovoltaico del gruppo americano Enfinity Global. Una quota importante di questi impianti sarebbe localizzata proprio nella provincia di Viterbo, già fortemente interessata da un’espansione massiccia del fotovoltaico a terra. I dati confermano che il territorio viterbese presenta una tra le concentrazioni più alte d’Europa di impianti solari su suolo agricolo e naturale.
Il Comitato Arcicaccia, in una nota inviata alla stampa, non nasconde la preoccupazione: “Abbiamo già dato, e anche più del sopportabile. Ora si scopre che i grandi capitali stranieri guardano con appetito al nostro territorio, mentre stampa e istituzioni tacciono”. Il timore è che dietro la retorica degli “investimenti sostenibili” si stia consumando l’ennesimo sfruttamento indiscriminato delle risorse locali, con ricadute ambientali e paesaggistiche ancora sottovalutate.
“Non è solo una questione venatoria, spiegano, ci stanno togliendo spazi fisici e valori simbolici: culturali, ambientali, economici e sociali. Dove sono finite le promesse di cautela da parte del governo regionale e di quello nazionale? Che ne pensa la Provincia di questo nuovo assalto al territorio?”
L’accusa è chiara: il Viterbese rischia di diventare una “zona di sacrificio” in nome della transizione energetica, senza che vi sia un serio dibattito pubblico o un controllo democratico sui processi in atto. Mentre il ritorno economico per il territorio resta incerto, i costi ambientali sono invece sotto gli occhi di tutti: consumo di suolo, frammentazione del paesaggio agrario, impatti sull’ecosistema e perdita di biodiversità.
“Altro che campo da caccia - conclude amaramente il comitato – qui si tratta del futuro stesso della Tuscia e delle generazioni che verranno”.
(Foto Tuscia Web)







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