Archeologia: missione Italia-Egitto
- 8 gen
- Tempo di lettura: 2 min
Assadakah News

Una missione archeologica congiunta egiziano-italiana dell'Università di Padova e del Consiglio Supremo delle Antichità egiziano, ha scoperto un "ampio complesso industriale" risalente al V secolo a.C., e una necropoli romana di 2.000 anni fa nel Delta del Nilo durante gli scavi, nei siti di Kom Al-Ahmar e Kom Wasit, provincia di Beheira.
La notizia è stata resa nota dal quotidiano egiziano "Al Ahram", che recupera l'annuncio ufficiale delle autorità archeologiche egiziane.
Il Segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, Mohamed Ismail Khaled, ha sottolineato l'importanza delle scoperte per comprendere la vita quotidiana e l'attività umana nel Delta occidentale, e nelle zone interne intorno ad Alessandria. Per il Segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, Khaled, i ritrovamenti arricchiscono le ricerche sui modelli di insediamento, sulle tradizioni funerarie e sulla produzione industriale, offrendo nuove prospettive sulle interazioni regionali dall'epoca tardo-faraonica al periodo romano e islamico iniziale.
Il complesso industriale, appena portato alla luce, è costituito da un edificio costituito da circa sei ambienti, come ha spiegato Mohamed Abdel Badi, responsabile del Settore Antichità Egiziano. Due sale dedicate alla lavorazione del pesce, infatti, gli archeologi hanno rinvenuto circa 9.700 ossa di pesce, a testimonianza di una produzione su larga scala di pesce salato, (importante l’attività economica dell'antichità).
Le restanti stanze venivano utilizzate per la fabbricazione di strumenti in metallo, pietra e di amuleti in faience.
Rinvenuti diversi manufatti in pietra calcarea e statue incomplete, e a vari stadi di lavorazione: anfore importate e frammenti di ceramica greca indicano che i laboratori erano operativi già nel V secolo a.C.
Accanto al complesso industriale è stata scoperta una necropoli romana con diverse tipologie di sepoltura: tombe semplici interrate, sepolture in casse di terracotta e bambini sepolti all'interno di grandi anfore.
Cristina Mondin, responsabile della missione dall'Università di Padova, ha spiegato che attualmente sono in corso analisi bioarcheologiche sui resti scheletrici per determinare dieta, età, sesso e stato di salute degli individui sepolti.
Fino a questo momento sono stati analizzati i resti di 23 persone - uomini, donne, bambini e adolescenti, i risultati preliminari suggeriscono che vissero in condizioni relativamente buone, senza segni evidenti di gravi malattie o traumi violenti.
Tra i reperti più significativi figurano dozzine di anfore intatte e un paio di orecchini d'oro, attribuiti a una giovane ragazza. I manufatti sono stati trasferiti al Museo Egizio del Cairo per ulteriori studi e conservazione.(di Paolo Martini)







Commenti